Di Capodanno, dolcetti alla carne e bagnacauda

spring festival
In Italia è diffusa la falsa credenza che i cinesi siano un popolo che lavora 20 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno.
 

In realtà, alle 17 se ne vanno a casa, perché alle 17:30 devono cenare (in questo sono un po’ come i piemontesi), e sono il paese con più festività al mondo.

Sì, perché non solo mantengono le loro feste tradizionali, ma hanno adottato anche tutte quelle del resto del mondo, o almeno di quello occidentale: hanno il Tomb Sweeping, la Festa delle Lanterne, il Dragon Boat Day (non è il compleanno di Goku, come pensavo io che la prima volta avevo capito “Dragon Ball Day”, ma una festa in cui decorano delle barche in modo simile ai nostri carri allegorici), la Festa Nazionale, e già che ci sono fanno anche Halloween, Thanksgiving, Natale e Capodanno (il nostro).

Adesso è periodo di Capodanno Lunare (il loro). Fanno da due settimane a un mese di vacanza, a seconda dei casi. Persino i cinesi che hanno il ristorante sotto casa mia hanno organizzato una misteriosa ristrutturazione dal 27 gennaio al 17 febbraio. COINCIDENZA? NOI CREDIAMO DI NO. A rafforzare i miei sospetti, il fatto di averli visti trascinare nel locale, prima di chiudersi dentro, derrate alimentari con cui si potrebbero nutrire venti persone per un mese, e una corposa quantità di casse di birra.

Visto che loro festeggiano Natale, propongo che noi cominciamo a festeggiare Spring Festival. Oltretutto, cadendo in questo periodo, sarebbe la perfetta vacanza per riprendersi dalle vacanze di Natale.

Dovremmo solo vestirci di rosso e farci dei regalini…praticamente potremmo chiamarlo Natale Jr.

Vero, dovremmo anche mangiare certi letali dolcetti ripieni di carne di maiale, ma magari possiamo sostituirli con il panettone avanzato. O, se i cinesi insistono per imporceli, minacciare di contraccambiare con la bagnacauda.

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Di ciccioni e spore aliene

evil broccoli

Lo ammetto, mi piace guardare i programmi con i ciccioni che vogliono dimagrire. Non ne vado fiera, è un mio guilty pleasure, tipo per altri rallentare per guardare gli incidenti stradali, o restare a casa il sabato sera per vedere i programmi di Maria De Filippi.

C’è sempre questa persona che pesa almeno 150 chili, fatica a camminare, fatica a fare la doccia perché le si accumula lo sporco sotto le pieghe della pelle. Se ci pensate, c’è del potenziale per una storia horror: spore aliene che si insinuano sotto le pieghe della pelle degli obesi patologici, e poi si nutrono del loro stesso ospite, finché…OK, me la sono segnata sul taccuino. No, non è vero, in realtà non ho un taccuino…vorrei essere uno di quegli scrittori tormentati che vanno in giro col Moleskine per appuntarci tutte le profonde impressioni che li colpiscono durante la giornata, ma non sono in grado. Al massimo, riesco a scrivere la lista della spesa su un blocchetto Pigna.

Che poi, in realtà, a me il protagonista, quest’uomo o questa donna obesa, ispira solidarietà. Sceglie di esporsi al pubblico ludibrio per avere un’occasione di recuperare una vita normale. E può esporsi al pubblico ludibrio perché è più socialmente accettabile di, che so, un drogato o un alcolista (e poi, sembra assurdo, ma è più bello da vedere: un bel faccione tondo fa allegria, simpatia, Sora Lella; un corpo emaciato, consumato dall’abuso, fa un po’ senso e poi i bambini si fanno gli incubi e il MOIGE insorge) ma si presta alle stesse riflessioni: “in fondo il responsabile della sua condizione è lui” VS “è colpa della società”, “responsabilità morale dello spacciatore (Mc Donald’s)” VS “responsabilità della persona verso se stessa”, tutto condito dall’onnipresente pensiero “tanto a me non potrà mai succedere di ridurmi così”, e alla fine ci sentiamo tutti in gamba e soddisfatti, come un parlamento che toglie la Tassa sulla Spazzatura per mettere la Tassa sull’Immondizia.

Quello che mi disturba è l’altro personaggio-chiave di questi programmi, il trainer. Che trascina il povero ciccione a pedalare per chilometri e poi fa finta di commuoversi quando il malcapitato sfonda il sellino e, giustamente, ci rimane di merda. O che scava ossessivamente nel passato di questo poveretto per scovare “i traumi” che lo obbligano a mangiare così, in cerca di dettagli morbosi da raccontare a tutti noi spettatori e, quando il povero cristo sopraffatto dai brutti ricordi si mette comprensibilmente a piangere, si atteggia pure a dispiaciuto e finge di consolarlo e di averlo fatto “per il suo bene”. (Nota del Blogger: diffidate sempre di chi dice di fare qualcosa per il vostro bene. Con questa scusa, ci hanno fatto inghiottire tonnellate di broccoli, e i broccoli sono il Male).

Questo tizio, il trainer, le spore aliene ce le ha nel cervello. E un po’ anche noi, che lo stiamo a guardare.

Di spiriti guida e scoregge

L’altro giorno il mio Spirito Guida (che chiameremo, per proteggere gli innocenti, Ingegner Lammerda) mi ha detto: “Ho visto il tuo blog. Vabbè, ogni tanto qualcosa di buffo lo scrivi”.

Oggi, è riuscito a fare di peggio:
Ingegner Lammerda: Il post che mi piace di più è quello su marketing e pasta al pomodoro.
Pontomedusa: Ah, allora quello che scrivo ti piace!
IL: No, ho detto “di più”. Cioè, quello che mi fa cacare di meno, ma volevo essere gentile. Comunque, dici che vuoi raccontare i fatti tuoi e nessuno ti ascolta, ma poi a me non dici niente.
P: Ah, che dolce! Cosa vorresti sapere?
IL: Ah, io niente! Cosa vuoi che me ne freghi? Dicevo per te.
Adesso capite perché lo chiamo Lammerda. Ma il suo più grosso difetto è che non sa quando fermarsi:
IL: Sai invece una bella frase che ho letto oggi?
P: Sentiamo.
IL: L’amore è una scoreggia nel cuore. Dai, una scoreggia nel cuore! Non riesco a smettere di pensarci!

OK, Il suo più grosso difetto è non avere gusto letterario. Devo essere orgogliosa che non gli piaccia quello che scrivo.

O essere orgogliosa che il mio blog sia una scoreggia nel web.

Di uomini, fotomodelle e rutto libero

Ultimamente mi è capitato di sentire una serie di canzoni italiane, di artisti uomini, in cui lui canta di lei che lo ha lasciato, ma lui la ama ancora. Il fil rouge che mi ha colpita, però, è che in queste canzoni lui sta sempre con una nuova ma pensa a Lei; pregni esempi sono Laura non c’è o Gloria (Nota del Blogger: non dovete pensare che io ascolti questa musica, di solito. Sono una conoscitrice raffinata di Jazz e Alt Rock. Queste canzoni sono passate in radio per sbaglio. Davvero. Lo giuro. Ehi, che cazzo hai da guardarmi tu con quella faccia??).

Comunque, dicevamo. Questa è chiaramente la fantasia. Nella realtà, un uomo che si lascia con la fidanzata rimane solo come un cane per un bel po’ di tempo, mediamente più di quanto succeda a una donna (a parità di volontà di trovare una nuova storia).

L’uomo lascia la fidanzata rompiballe immaginando finalmente nottate di libertà passate a trombare ogni volta una fotomodella diversa, e finisce a passare le serate giocando alla Playstation e guardando Game of Thrones (passatempi che io, fra l’altro, ritengo validissimi). Al massimo, ci scapperà l’evento partita di calcio e rutto libero sul divano con gli amici.

A dire il vero, qualunque uomo trova molto più soddisfacente quest’ultima attività rispetto alla trombata con una fotomodella, solo che questi benedetti umani maschi non se ne rendono conto e continuano a inseguire un sogno impossibile senza accorgersi che la felicità è a portata di mano. No, non intendevo in quel senso. Ma anche sì.

Fenomenologia del risveglio mattutino

Funziona così.

Quando sei già in ritardo per motivi tuoi (leggi: hai cazzeggiato), arrivano anche gli imprevisti: il sacchetto della spazzatura che si rompe, la macchina che va ai 20 all’ora dove non puoi superare, il vecchietto che ti blocca il passaggio attraverso il portoncino ma dargli una gomitata nelle costole sembra brutto, perché in fondo è anziano e non è colpa sua.

Si tratta sempre del misterioso fenomeno noto col nome scientifico di S.F.I.G.A. (Such Fucking Irritating Great Arsehole), ma quello su cui vorrei riflettere oggi è il cazzeggio che, facendoci uscire già in ritardo, evoca la sfiga suddetta.

Io al mattino mi muovo come se fossi immersa in un mare di melassa, e più cerco di sbrigarmi, peggio è.

Ho letto tempo fa di una ricerca che dimostrava che più tempo abbiamo a disposizione per svolgere un compito, più ne utilizziamo, ossia: tendiamo a usare tutto il tempo che abbiamo, non importa quanto sia, quindi se per esempio ci alziamo mezz’ora prima, impieghiamo mezz’ora più del solito a prepararci, e quindi usciamo comunque alla solita ora (in ritardo e imprecando come camalli di Istanbul).

Qualcuno, invece, una volta mi ha detto che è perché inconsciamente non vogliamo andare a lavorare, e quindi senza rendercene conto facciamo di tutto per ritardare il momento fatidico.

Io so solo che la mia preparazione mattutina somiglia a quella di Fantozzi, la strategia “prendere l’autobus al volo dal terrazzino” l’ho sfiorata più di una volta.

Un’altra volta parleremo dell’impossibilità di alzarsi al suono della sveglia (causa più probabile secondo gli scienziati: durante la notte si avvia un processo di mutazione dei nostri tessuti che culmina con la fusione tra il nostro corpo e il letto) tranne nel weekend, quando prima delle 8 abbiamo già gli occhioni spalancati e non c’è verso di riaddormentarsi.

L’inferno non è in cucina

ramsay

Oggi ho visto per la prima volta Hell’s Kitchen. Sì, lo so, all’undicesima stagione, finalmente mi sono svegliata…mancanza mia, mi sono già fustigata, stasera vado a dormire col cilicio, andiamo avanti.

Intanto qui Chef Ramsay si incazza, e questo già depone a favore dello show. Non mi piacciono quei programmi in cui Gordon cucina a casa sua, tutto rilassato e circondato dai figli, tipo Gesù coi pargoli. Il bello di Ramsay è sentirlo bestemmiare, altrimenti si guarda Settimo Cielo e ciao.

Dall’altra parte, però, vedere le punizioni e i premi delle due squadre, manco fosse L’isola dei famosi, è interessante come vedere…L’isola dei famosi, appunto. Cioè come guardare le mucche al pascolo. E senza l’effetto rilassante del verde.

E i tizi che litigano dopo le prove sembrano comparse di Uomini e Donne. Solo che anziché gridarsi a vicenda “Tu sei falsa!” dicono “Tu sei arrogante!”

In conclusione, mi aspetto che nella prossima puntata compaia Barbara D’Urso a chiedere: “Come si è sentito dopo avere bruciato le costolette?”

Fenomenologia dei saldi

black-friday

Oggi ho rinunciato a andare al centro commerciale dopo essermi concentrata sull’idea di dover trovare un buchino per posteggiare la macchina.

Quello dei saldi è il periodo in cui bisognerebbe accuratamente evitare di andare per negozi, soprattutto nei weekend, ma anch’io ho una piccola parte umana e quindi non riesco a sottrarmi.

Mi capita così di imbattermi in fenomeni di proporzioni paragonabili solo ad una Apocalisse Zombie, come ad esempio:

– Marciapiedi così pieni che non si riesce a camminare. Ma in realtà, basta conoscere il trucco: camminare non serve. Limitatevi a stare fermi, sarete così incastrati che la folla vi farà avanzare senza che voi facciate niente. Certo, così non potete scegliere la direzione, ma non si può pretendere tutto dalla vita.

– File infinite nei camerini (e fin qui ci può stare) e alle casse, il che vi farà gridare qualche frase da Studio Aperto come “E poi dicono che c’è la crisi!” In realtà, se fate attenzione, scoprirete che le trenta persone davanti a voi hanno in mano chi un rotolino di elastici per capelli, chi un paio di calze, chi una maglietta in super offerta perché è già tarlata (ma fa molto boho chic). Spesa media per persona: tre euro. Attesa media per ogni persona davanti a voi: comunque 5 minuti, bisogna passare l’articolo nel lettore, togliere l’antitaccheggio (sì, lo mettono anche sugli articoli da 3 euro…vedete che la crisi c’è?), fare lo scontrino, aspettare che il cliente trovi i soldi, dare il resto, mettere l’articolo in un sacchetto…buona fortuna.

– Commandos di persone (soprattutto donne, bisogna dirlo) accalcate davanti a espositori, appendini etc, che frugano ovunque, buttano tutto all’aria e, soprattutto, se si decidono a prendere qualcosa è la cosa che avevate adocchiato voi.

– Prima legge dei saldi: la vostra taglia è quella esaurita. Sempre. Qualunque taglia portiate.