Fenomenologia del risveglio mattutino

Funziona così.

Quando sei già in ritardo per motivi tuoi (leggi: hai cazzeggiato), arrivano anche gli imprevisti: il sacchetto della spazzatura che si rompe, la macchina che va ai 20 all’ora dove non puoi superare, il vecchietto che ti blocca il passaggio attraverso il portoncino ma dargli una gomitata nelle costole sembra brutto, perché in fondo è anziano e non è colpa sua.

Si tratta sempre del misterioso fenomeno noto col nome scientifico di S.F.I.G.A. (Such Fucking Irritating Great Arsehole), ma quello su cui vorrei riflettere oggi è il cazzeggio che, facendoci uscire già in ritardo, evoca la sfiga suddetta.

Io al mattino mi muovo come se fossi immersa in un mare di melassa, e più cerco di sbrigarmi, peggio è.

Ho letto tempo fa di una ricerca che dimostrava che più tempo abbiamo a disposizione per svolgere un compito, più ne utilizziamo, ossia: tendiamo a usare tutto il tempo che abbiamo, non importa quanto sia, quindi se per esempio ci alziamo mezz’ora prima, impieghiamo mezz’ora più del solito a prepararci, e quindi usciamo comunque alla solita ora (in ritardo e imprecando come camalli di Istanbul).

Qualcuno, invece, una volta mi ha detto che è perché inconsciamente non vogliamo andare a lavorare, e quindi senza rendercene conto facciamo di tutto per ritardare il momento fatidico.

Io so solo che la mia preparazione mattutina somiglia a quella di Fantozzi, la strategia “prendere l’autobus al volo dal terrazzino” l’ho sfiorata più di una volta.

Un’altra volta parleremo dell’impossibilità di alzarsi al suono della sveglia (causa più probabile secondo gli scienziati: durante la notte si avvia un processo di mutazione dei nostri tessuti che culmina con la fusione tra il nostro corpo e il letto) tranne nel weekend, quando prima delle 8 abbiamo già gli occhioni spalancati e non c’è verso di riaddormentarsi.

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3 Comments

  1. Pingback: Di un antico film di Ken il Guerriero che ha risvegliato i miei deliri | Pontomedusa

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