Di artisti ed amianto

shonen A

Ieri avevo appena finito di scrivere Shonen A e mi sentivo un po’ così. Entrare nella testa di un serial killer per qualche ora è stata un’esperienza che mi ha lasciata abbastanza svuotata e un po’ depressa, e ho smesso di invidiare chi lo fa per mestiere.

Più o meno nello stesso momento, ho saputo che Philip Seymour Hoffman era morto di overdose. Fra i commenti che ho letto in giro, i più comuni erano sul genere “Aveva moglie, figli, un lavoro da sogno, e allora perché si drogava?”

Il fatto è che un artista, attore, scrittore, musicista, se non si dedica proprio a Peppa Pig, ma decide di toccare tematiche più controverse, si trova a dover fare un lavoro su se stesso e scavare certe parti di sé che preferirebbe ignorare.

Sono come l’amianto, che finché se ne sta ben chiuso tra strati di cemento non fa danno; ma appena lo squieti, cominci a lavorarci intorno, inizia a rilasciare particelle potenzialmente letali.

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