Di ultracorpi clonati, pony truccati e denti buttati a caso

Non so se è una mia impressione, ma le attrici di Hollywood mi sembra abbiano tutte lo stesso fisico. Secondo me il corpo è sempre lo stesso e ci incollano sopra la testa.

Anche le attrici con una fisicità diversa prima o poi si conformano al modello dominante.

Pensate a Scarlett Johansson: quando ha cominciato a essere conosciuta aveva un fisico burroso, a clessidra e tutto curve:

scarlett 1

Ma basta qualche anno, ed ecco che per interpretare Black Widow…

scarlett 2…Ha perso tre taglie, di cui almeno una di reggiseno.

Ma Scarlett non è l’unica che, per rimanere nello showbusiness, ci ha rimesso del suo.

Guardate ad esempio come erano i Mini Pony negli anni ’80:

mio-mini-pony1Belli cicciottini e tenerosi.
Adesso, invece…

mini pony…Snelli, atletici e più truccati di un viado, sembrano le Bratz.

A volte poi le attrici si uniformano anche nei volti, vedi ad esempio Natalie Portman e Keira Knightley:

natKeiraL’unica cosa che le distingue è che Keira, da brava inglese, ha i denti buttati un po’ a caso nella bocca, mentre Natalie ha la sua bella doppia fila di denti tutti allineati e uguali come tanti Vivident.

 

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Politiche sociali

Genere: Horror psicologico

Avvertenze: Tematiche forti

slum

Ho aderito al programma.

Ho compilato la domanda in carta semplice e l’ho consegnata all’Ufficio Politiche Sociali. Mi hanno detto che avrei avuto la risposta entro una quindicina di giorni, ma la raccomandata che mi comunicava che ero stato accettato è arrivata dopo una sola settimana.

Ieri sono venuti a prendermi.
Il pulmino si è fermato davanti alla nostra baracca; Amy, che stava giocando fuori con certe lattine vuote che aveva trovato (ha la passione per le lattine di zuppa, quella bambina, forse perché le rare volte che in casa ne entra una piena è come se fosse Natale) è corsa dentro a chiamarci.
Rachel era seduta ad allattare Jamie. Cerca di farlo più che può, perché almeno il suo latte è gratis, ma ormai il bambino avrebbe bisogno di cibi solidi. È piccolo, per i suoi dieci mesi.
Rachel è impallidita, e mi ha guardato. Sapeva che sarebbe successo, ma forse sperava non così presto. Io invece, non voglio dire che non vedessi l’ora, ma aspettavo con impazienza perché sapevo che l’assegno sarebbe stato consegnato contestualmente alla mia partenza.
Infatti, l’assistente è entrato in casa, ha controllato la mia identità e ha dato l’assegno a Rachel. Con quella cifra, dovrebbero riuscire a tirare avanti come si deve per parecchi anni.
Prima di seguire l’assistente, ho salutato la mia famiglia. Un semplice “ciao”, senza abbracci e smancerie. Non volevo lacrime, e poi avevo paura che tutta la mia determinazione sarebbe andata a farsi benedire se Rachel mi avesse stretto a sé e guardato con quegli occhi grandi di dolore.
E poi, sono salito sul pulmino.

Gli altri passeggeri erano tutti come me, più o meno. Quasi tutti uomini, solo un paio di donne, tutti vestiti meno che dignitosamente, alcuni senza espressione, molti con un’aria preoccupata. Due o tre piangevano.

Siamo arrivati al Centro che era quasi buio. Dopo la registrazione, ci hanno portati al refettorio e ci hanno servito la cena. Non mangiavo così bene da anni. A dir la verità, ero così disabituato a mangiare un pasto completo che, appena entrato nella mia stanza, ho vomitato tutto in una bacinella. Ma non si deve vedere sempre il lato negativo delle cose.

Divido la stanza con altri due uomini, Jake e Aaron.
Qui è tutto diverso: muri bianchi, pulizia estrema, letti morbidi. Ci hanno anche dato dei pigiami di cotone, puliti e in buone condizioni, al posto dei nostri stracci. Decisamente si sta meglio qua che nella mia baracca di lamiera. Solo, penso spesso a Rachel, Amy e Jamie. Mi mancano, ma so che adesso staranno bene, e questo è l’importante.
Non sono più abituato non solo alla pulizia e alle comodità, ma anche a non dovermi preoccupare. Preoccuparmi di mettere insieme il pranzo con la cena, preoccuparmi che uno dei bambini si ammali e di dovermi procurare le medicine, preoccuparmi che mentre non ci sono qualche sbandato che popola il nostro slum si infili in casa e faccia del male alla mia famiglia.
Le giornate passano lente: guardiamo la televisione, leggiamo, chiacchieriamo.
Jake fa fatica a compitare anche un articolo di giornale, e allora per una o due ore al giorno lo aiuto a migliorare le sue capacità di lettura, scegliendo dei testi semplici. Aaron, invece, sembra avere visto tempi migliori. Mi ha raccontato, in effetti, di essere un ingegnere, ma anni fa è stato licenziato dopo essere stato ritenuto responsabile di un incidente allo stabilimento in cui lavorava. E da lì, ovviamente, la strada per le baracche è stata breve. È una storia che conosco molto bene.

Sto ingrassando, mi pare. Il vitto al Centro è delizioso; o forse, sembra delizioso paragonato alla minestra di patate marce recuperate al mercato dopo che i venditori se ne sono andati, lasciando solo immondizia e merce troppo sciupata per essere ancora offerta l’indomani.
Oggi l’infermiera mi ha fatto un prelievo di sangue. Ammetto che sono un po’ preoccupato: se dovessero trovare qualcosa che non va, mi rimanderebbero a casa e Rachel dovrebbe restituire l’assegno. Le avevo detto di aspettare almeno una settimana prima di incassarlo, ma ho paura che non ce la faccia senza quei soldi. D’altra parte, l’Ufficio Politiche Sociali consegna l’assegno immediatamente perché quella gente sa che molti si rifiuterebbero di partire dietro la semplice promessa di un successivo pagamento. È anche vero che quelli rimandati indietro sono pochi: quelli come noi, indeboliti dagli stenti, se si beccano l’epatite o qualche altra porcheria durano veramente poco. La maggior parte di noi ha semplicemente dei problemi legati alla malnutrizione, che si risolvono con qualche pasto sostanzioso. Parecchi hanno perso alcuni denti, è vero, ma i denti qui al centro non servono.

Oggi hanno convocato Jake. L’infermiera è entrata, ha letto il suo nome da un elenco, e gli ha chiesto di seguirla.
Jake era vicino a me; stavamo leggendo. Da principio, si è limitato a fissare l’infermiera con sguardo vuoto; poi, si è girato verso di me, e nei suoi occhi ha cominciato ad emergere qualcosa. Gli ho fatto un cenno con la testa, e lui si è alzato e si è diretto verso l’infermiera, con movimenti goffi e meccanici. Poi, quando è arrivato a un metro dalla porta, si è voltato, è corso alla finestra, e ha cercato di buttarsi giù.
Due guardie sono comparse come dal nulla, lo hanno afferrato, e lo hanno portato via. Stasera, io e Aaron a cena non siamo riusciti a mangiare granché.

Le mie analisi sono a posto, come immaginavo. Dovrei essere contento: Rachel e i bambini staranno bene. Ma quando penso a Jake, la contentezza si offusca un po’.

Oggi Jake è tornato. In teoria lo sapevamo, quasi mai la prima convocazione è quella definitiva, tuttavia devo ammettere che non me lo aspettavo.
È molto pallido e non può mangiare, lo nutrono per endovena, e non riesce a alzarsi dal letto. Gli ho chiesto se voleva che leggessimo insieme, ma mi ha risposto che oggi non se la sente.

Hanno convocato Aaron. Quando lo hanno chiamato, ha gettato un’occhiata a Jake che è ancora immobile nel suo letto, ma non so se quella vista possa avergli aumentato il coraggio o la paura. Comunque, si è anche sforzato di sorridermi prima di andare via.

Oggi tocca a me. Convocato. Rachel. Amy. Jamie. Vi voglio bene.

Sono tre mesi ormai che siamo qui. Dopo l’ultima convocazione, Jake non è più tornato.
Aaron è stato richiamato solo un’altra volta; evidentemente, il suo gruppo sanguigno non è molto comune. Però è stato sfortunato: nella seconda convocazione, gli hanno preso le cornee. La cosa peggiore è che non ti dicono prima cosa ti tolgono, per evitare che ti faccia prendere dal panico del tutto, caso mai avessero deciso che è il turno del cuore; e così, semplicemente si è svegliato e ha scoperto che non vedeva. All’inizio sperava che lo avessero solo messo in una stanza buia, ma chiaramente cercava di illudersi, perché ci tengono sempre in camere illuminate a giorno per facilitare il lavoro delle infermiere e dei medici nell’assistenza post-operatoria. Quando ha capito, o meglio, quando ha accettato la realtà, mi ha raccontato di avere pianto al pensiero che non avrebbe mai più potuto rivedere il viso della sua bambina. Poi gli è venuto in mente che non lo avrebbe rivisto in ogni caso, e si è come rasserenato.
Io sono stato convocato già quattro volte: rene, midollo, metà fegato e un polmone. Sento che ormai il mio organismo sta cedendo: le capacità di adattamento del corpo umano possono arrivare fino a un certo punto, e anche senza le menomazioni, già solo così tanti interventi in un tempo così breve possono risultare letali per molte persone.
Pochi riescono a superare la quarta convocazione, ma per come sono ridotto credo proprio che la quinta sarà l’ultima, anche se non dovesse essere per il cuore.
Ma Rachel, Amy, Jamie staranno bene.

Rachel. Amy. Jamie. Vi voglio bene.

Pontomedusa vuole fare la scrittrice

scrivere

Vi svelo un segreto.

Quando ho cominciato a scrivere, diciamo un paio di anni fa, ho cominciato con la narrativa. Mesi dopo, ho deciso che per pubblicizzare i miei racconti a un pubblico più vasto aprire un blog poteva essere una strategia vincente.
I miei racconti sono pubblicati su un sito che potete raggiungere dai link qui a destra, il punto è che nessuno ci clicca sopra. E se anche proprio per sbaglio perché il mouse non funziona qualcuno su quel link ci va, non prosegue nella lettura.
Ho la sensazione che chi mi segue come scrittrice non mi percepisca come blogger, e viceversa. Quindi la mia strategia iniziale si è rivelata fallimentare! Va be’, mi diverto pure a scrivere il blog, quindi alla fine siamo tutti contenti lo stesso.

Però, tengo anche tanto ai miei racconti. Allora, mi è venuta un’altra idea malsana: pubblicare i racconti *anche* sul blog.
Il Communication&Marketing Director del blog si è immediatamente opposto, sostenendo che bisogna avere un taglio preciso che si rivolga al target di riferimento. Il Sales Director ha ribattuto che tanto il blog già parla della qualunque, “Questa un giorno scrive di film da nerd, un altro pubblica un post che sembra uscito dal diario di Bridget Jones, ma lasciale aggiungere pure ‘sta cagata della letteratura! Metti che così altri due o tre lettori a cui non frega niente né di Batman né delle trentenni in crisi li raccattiamo!”
A questo punto mi sono ricordata che sia il C&MD sia il SD sono solo frammenti della mia mente malata, e quindi ho deciso che potevo fare quello che volevo. E io voglio pubblicare i miei racconti pure sul blog.

Allora, per tutelare voi poveri lettori che siete tanto dolci e gentili e vi voglio bene tutti, farò così:
– Tutti i racconti saranno sotto la nuova categoria Narrativa, così quando la vedete in un nuovo post potete scappare a gambe levate e non sfracassarvi i maroni.
– Per quanto riguarda i racconti a puntate, pubblicherò qui solo quelli completi, così se qualche anima pia si commuove e decide di leggere qualcosa, potrà essere sicuro che arriverà anche il finale in un tempo ragionevole. Ad ogni modo, ogni post conterrà una sola puntata. Il racconto a puntate monopolizzerà i post della categoria Narrativa finché non sarà concluso.
– Pubblicherò solo i racconti originali e non le fanfiction, perché boh. Mi sembra giusto così. Caso mai qualcuno non riesca a dormire la notte al pensiero di essersi perso le mie fanfic, sappia che esiste sempre il link sulla destra.
– I post Narrativa saranno pubblicati a cadenza random, alternati ai post più propriamente detti. Il blog continua come prima, non so se sia una notizia buona o cattiva, ma così è.
– I racconti saranno preceduti da uno specchietto che specificherà genere e qualche avvertenza, giusto perché spesso ci sono il sesso, la droga, il rock’n’roll e la viulènza, come nei vidiogheims di cui già sappiamo.

E basta. Presto pubblicherò il primo racconto per iniziare l’esperimento, ma voi non scappate perché sto preparando anche un nuovo arguto e ficcante post su Scarlett Johansson e i Mini Pony, o forse sulla fauna che si sviluppa nella lavastoviglie di Pontomedusa. Adesso ci penso.

Di ciclisti, pedoni, automobilisti e stronzi

Traffico-5-3

Caro ciclista, che quando sono in macchina passi contromano, che stai in mezzo alla strada, che di notte i fanali non li hai, al massimo te ne vai in giro con un catarinfrangente effetto lumino da morto.

Caro ciclista, che quando sono a piedi passi sul marciapiede e mi fai le rasette, che se invece sei sulla carreggiata e decidi di svoltare a destra sterzi all’improvviso e tagli la strada a me che sto cercando di attraversare col verde.

Caro pedone, che quando sono in macchina e devo girare a destra ti materializzi dal nulla senza guardare perché sei troppo impegnato a messaggiare sul cellulare, e va bene che hai il verde ma ce l’ho anche io e potresti almeno palesare la tua presenza anziché saltarmi sul cofano, che quando attraverso un corso col verde tu passi direttamente col rosso perché evidentemente non hai tempo da perdere, che anche se sta arrivando una macchina e non ci sono le strisce pedonali ti butti in mezzo alla strada perché sì, e punti bonus se hai un passeggino da mandare in avanscoperta, se dopo dieci secondi passeggino e contenuto sono ancora sani e salvi allora sai che puoi passare anche tu.

Caro pedone, che quando sono sulla scala mobile stai in mezzo, e quando ti chiedo permesso così ti posso superare a sinistra mi gridi che hai un problema a una gamba e quindi…boh. Sto ancora cercando di capire quale malattia degli arti inferiori impedisca di fare un passettino verso destra, non mi sembravi il Visconte Dimezzato.

Caro automobilista, che quando sono in macchina  non dai la precedenza a me che sono già nella rotonda, e poi se ti suono il clacson per dare ritmo al rap di improperi che ti rivolgo allora mi ringrazi con la manina, e sei ancora meglio di quelli che si incazzano pure.

Caro automobilista, o meglio passeggero dell’automobilista, che quando sono a piedi vedo tenere in braccio un frugolo di forse due anni, ovviamente senza seggiolino né cintura e scommetto con l’airbag attivato, che si sporge dal finestrino fino alla vita, e quando mi sento in dovere di dirti che non è sicuro per tuo figlio mi rispondi di farmi i cazzi miei.

Caro, secondo me sei sempre lo stesso. Lo stesso stronzo.

Di uomini di qualità, trentenni col cerino in mano e sushi

sushi 1

Mia madre, avida lettrice di Leggo e quindi sempre aggiornata sugli ultimi trend, dice che adesso è di moda per gli uomini di 30 anni uscire con le donne di 40, e per gli uomini di 40 uscire con le ragazze di 20, quindi è ovvio che le trentenni come me rimangano con il cerino in mano.
In realtà, secondo questo ragionamento a me restano i ragazzi di 20 anni, ma di questi ho già scritto.

Io rimango della mia già esposta opinione, ossia che ormai i migliori sono stati presi, e per questo è quasi impossibile trovare un uomo di qualità.
Perché a trovare un uomo con la panzetta, che pensa che Emile Zola sia un allenatore di calcio e che al martedì ha l’aperitivo con gli amici, al mercoledì il calcetto coi colleghi, il giovedì il corso di nausea e il sabato sera la pizzata con i compagni delle superiori quindi può giusto dedicarti 10 minuti lunedì fra le 18:40 e le 18:50, sono capaci tutte.
Ma se vuoi un uomo decente…no d’accordo, lo ammetto, io non voglio un uomo decente. Voglio un uomo bello-intelligente-in gamba-sportivo-romantico ma non appiccicoso-di classe. E così, in giro, pare che non se ne trovino.

Quindi, in attesa che Benedict Cumberbatch decida di fare un salto a Torino, rinuncio all’amore e dedico la mia vita al sushi.

Premio curiosità (again) – Perché sappiamo che non potete vivere senza sapere tutto di Pontomedusa

curioso

Ordine e Caos, che si candida a diventare il mio biografo, mi ha nominata per un altro Premio Curiosità.

Vittorio almeno si è inventato delle nuove domande, quindi vediamo un po’ di dare delle rispostine acute e pungenti o almeno proviamoci, che se no i lettori si scocciano:

1) Preferisci fare le coccole o riceverle?
Non mi piacciono le coccole. Sono più da morsi e graffi.

2) Partecipi ad un raduno di blogger; ti metti nel gruppo dei casinisti, dei tranquilli oppure degli asociali?
Asociali forever! Mi metto in un angolo e leggo un libro, e il primo che si avvicina e per fare il simpatico chiede “Che cosa leggi?” si becca i morsi e i graffi di cui sopra.

3) Ricevi un’e-mail d’amore da un/una blogger che non ti attira in quel senso; poco dopo ti risponde che si era trattato di un errore. Come ci rimani?
Oddio, sembra la trama di un episodio de I Cesaroni, e non è un complimento. Se non mi attira come vuoi che ci rimanga? Sollevata, no? Se invece mi attirasse, soffocherei la delusione e il dispiacere nella Crema Novi, che alla Maison Pontomedusa ha recentemente soppiantato la Nutella con la scusa che è più sana e genuina.

4) Vi sentite più voi stessi nel reale o nel virtuale?
Se per virtuale si intende il blog, certi aspetti sono sempre un po’ calcati per amore della finzione narrativa. Nel reale sono io al netto degli istinti omicidi, che mi sforzo di tenere a bada.

5) L’ostacolo più grande per una relazione virtuale è…
Non credo nelle relazioni virtuali, ho bisogno di stimoli continui e non intendo le faccine nuove di Whatsapp.

I fortunati nominati:

Ventuno che non sta più scrivendo una cippa, torna, ci manchi!

La Settima Arte perché siamo appena diventati amicicci e gli ho già smontato il 70% delle recensioni, se trovo un giornale in fiamme riempito di cacca davanti alla porta del blog potrò immaginare chi sia stato.

Tramo e Ordisco perché mi ricorda me da giovane, ah, che tempi, ragazzi!

Magari tra due settimane torno perché parla mezzo inglese come me e poi odia la gente, quindi Sisterhood!

Cinemanometro che tanto non risponde mai perché lui è superiore, ma lo nomino lo stesso perché è l’unico fesso che ha creduto alla storia che somiglio a Milla Jovovich e per questo lo lovvo.

Ragazzi, sapete che dovete rispondere alle domande sul vostro blog e nominare altri 5 malcapitati onorati vincitori. Ricordate che la maledizione di Gigi D’Alessio incombe su di voi!