Shonen A

Genere: Horror psicologico

Avvertenze: Viulènza, Tematiche forti

Capitolo 1 di 1

shonen A

Giovedì 14 settembre 1995

Oggi ho sorpreso Daisuke e Hayato a ridacchiare mentre gli passavo vicino nel corridoio della scuola. Gli idioti pensano di sicuro che non me ne sia accorto.

Ma me ne sono accorto, eccome. Ho sentito montare dentro di me una tale rabbia, avrei voluto farli in tanti pezzi, e poi lasciarli davanti all’ingresso della scuola, come monito per tutti gli altri. Ho dovuto infilare una mano in tasca e stringere a lungo il mio coltello, per calmare l’impulso di attaccarli in quel momento, lì, davanti a tutti. Stringere un coltello riesce a dare sollievo alla mia irritazione.

Domenica 15 ottobre 1995

Stamattina ho preso la bici e sono andato nel parco che c’è non lontano da casa mia. Sono arrivato al laghetto e ho catturato quattro o cinque rane. Le ho messe tutte in una scatola, e poi ho raggiunto un sentiero di terra battuta dove so che non passa quasi mai nessuno.

Ho messo le rane in fila sul sentiero. Le stupide sono rimaste lì, a gracidare pigramente e guardarsi intorno con quegli occhi ottusi.

Sono risalito sulla bici e ho pedalato a tutta velocità verso le rane. Le ho schiacciate una dopo l’altra. Non ne ho mancata neanche una.

Martedì 20 febbraio 1996

Presa un’altra insufficienza in matematica. Mia madre mi ha fatto una scenata, mi ha detto che se continuo così non sarò mai nessuno in questo mondo.

Ma chi se ne frega di questo mondo? Mondo fatto di idioti che si parlano addosso e guardano senza vedere. Ottusi e gracidanti, come le rane.

Domenica 14 aprile 1996

Da qualche giorno, ha cominciato a girare qui nei dintorni un gatto randagio. È tutto nero, con una macchia bianca sul muso e una zampa pure bianca.

Oggi ho messo un po’ di latte in una ciotola e l’ho portato fuori, poi mi sono seduto ad aspettare. Dopo quasi un’ora, è comparso il gatto. Guardava il latte e guardava me, evidentemente era attratto dal cibo ma aveva paura di avvicinarsi.

Sono rimasto assolutamente immobile. Non so quanto tempo sia passato, perché non potevo muovermi neanche per guardare l’orologio, ma alla fine il gatto si è avvicinato. Ha lappato un po’ di latte ed è scappato via.

Venerdì 19 aprile 1996

Kasumi mi ha chiesto se voglio iscrivermi al club di arte, di cui è presidentessa. Ovviamente, ho risposto di no. Non ho nessuna voglia di mischiarmi con questi esseri inferiori più di quanto sia obbligato da questa stupida società.

Tuttavia, mi piace Kasumi. Certe volte, mi chiedo come sarebbe calarle un martello sulla faccia, ancora e ancora.

Lunedì 22 aprile 1996

Sto portando tutti i giorni una ciotola di latte al gatto nero e bianco. Oggi, si è persino lasciato accarezzare.

Venerdì 3 maggio 1996

Il professore di matematica, un idiota che non ha nemmeno un decimo del mio cervello, ha detto davanti a tutta la classe che devo cominciare a impegnarmi, o rischio di mettere a repentaglio il mio futuro. Molti si sono messi a ridere e Daisuke, mentre stavamo uscendo, si è avvicinato a me e mi ha chiamato asino.

Devono morire tutti.

Domenica 12 maggio 1996

Anche oggi, il gatto nero e bianco è venuto a bere il suo latte. Come faccio sempre, l’ho accarezzato, e lui ha persino fatto le fusa. Ormai, si fida di me.

Allora, l’ho preso in braccio e l’ho portato in un certo angolo del parco. Poi, ho tirato fuori il mio coltello e gli ho tagliato la coda. Il lavoro è venuto abbastanza bene, un taglio netto, solo che lo stronzo felino mi ha graffiato ed è scappato via prima che potessi continuare.

Comunque, penso che sia morto dissanguato, quindi alla fine posso dirmi soddisfatto. Anche perché affondare la lama nella sua carne è stato eccitante. E dopo, mi sono sentito molto meglio.

Mercoledì 10 luglio 1996

Mia madre oggi mi ha fatto un bel discorsetto, di quelli che la fanno sentire una madre migliore. Ha detto che devo essere più socievole, farmi degli amici, che sono troppo solitario.

Fanculo gli amici. Non ho niente a che spartire con quegli esseri inferiori.

Domenica 8 settembre 1996

Oggi, per non sentire più le lagne di mia madre, ho preso qualche fumetto, sono salito sulla bici e me ne sono andato al parco.

Mi sono seduto a leggere, quando un piccione si è posato accanto a me. Ho provato a scacciarlo col piede, ma quello non ha cercato nemmeno di spostarsi. Non aveva la minima paura.

Allora, ho provato ad afferrarlo. Ci sono riuscito al primo tentativo. Con una mano lo tenevo, con l’altra gli ho preso la testa, delicatamente, e ho torto, finché non mi è rimasta in mano.

Dopo, mi sono sentito…non so come dire. L’espressione più giusta è “in pace”.

Domenica 9 febbraio 1997

Oggi me ne andavo in bici per il parco, quando ho visto una ragazzina che buttava dei pezzetti di pane alle anatre dello stagno. Se ne stava lì, tutta sola, con la faccia piena di meraviglia di fronte a quegli insulsi pennuti. Sembrava meno intelligente di loro.

Allora, sono sceso dalla bici e le ho rivolto la parola, fingendo di interessarmi alle stupide anatre. Sembrava che si fidasse di me, ma quando le ho preso la mano per portarla in un luogo più isolato, si è messa a strillare; allora, l’ho lasciata subito andare ed è scappata via.

Brutta stronzetta.

Domenica 23 febbraio 1997

Oggi, prima di uscire ho preso un martello dalla cassetta degli attrezzi di mio padre e me lo sono messo in tasca.

Sono andato al parco con la precisa intenzione di trovare una vittima sacrificale per i miei esperimenti. Ho girato un po’, finché non ho trovato una bambina che stava seduta da sola in un angolo un po’ isolato. Mi dava le spalle.

Mi sono avvicinato, e poi l’ho chiamata. Lei si è girata, ma quando ho tirato fuori il martello, è schizzata in piedi e si è messa a correre prima che potessi colpirla.

So che gli dei sono al mio fianco. La prossima volta, ce la farò.

Domenica 16 marzo 1997

Oggi ho compiuto esperimenti sacri per confermare quanto siano fragili gli esseri umani.

Ho girato per il parco per trovare la mia cavia, ma non c’erano bambini da soli, c’era troppa gente in giro.

Finalmente, ho trovato una bambina che faceva al caso mio. Mi sono avvicinato da dietro, e quando si è voltata verso di me, ho calato il martello. Penso di averla colpita un po’ di volte, ma ero troppo eccitato, non ricordo con chiarezza.

Domenica 23 marzo 1997

Stamattina, mia madre mi ha detto: “Povera bambina…sembra che la bambina aggredita domenica scorsa sia morta.”

Nessuno sospetta di me…Vi ringrazio, grandi dei. Vi prego, continuate a proteggermi.

Sabato 24 maggio 1997

Occasione troppo ghiotta. Dopo la scuola, me ne andavo in giro per i fatti miei, quando ho visto un ragazzetto, un mezzo idiota, che mi veniva incontro con un sorriso cretino.

Ovviamente, era un segno degli dei. L’ho portato in un angolo del parco, lo stesso in cui avevo portato il gatto, e ci ho giocato per un bel po’.

È stato meglio del gatto, il bambino era più stupido, e non è riuscito a scappare quando ho cominciato a tagliare i pezzi.

Domenica 25 maggio 1997

Oggi sono tornato dove ho nascosto i pezzi del bambino. Me li sono riguardati per un po’, ho rivissuto l’eccitazione di ieri; ma non è abbastanza. Devo pensare a qualcosa di grandioso.

Martedì 27 maggio 1997

Stamattina, prima dell’alba, sono uscito di casa di nascosto, ho preso la testa del ragazzino e l’ho messa di fronte all’ingresso della scuola. Così, domani la troveranno.

Ho lasciato un messaggio per loro, dentro la bocca del piccolo idiota. Non possono più ignorarmi. Non mi fermerò, non posso fermarmi. Un giudizio di sangue è necessario per i miei lunghi anni di amarezza.

Martedì 3 giugno 1997

Non hanno ancora capito con chi hanno a che fare! Quegli idioti di giornalisti hanno persino sbagliato scrivere il nome con cui ho firmato il primo messaggio, il mio Nome Sacro: Sakakibara.

Allora, oggi ho scritto al giornale per spiegargli che questo è solo l’inizio del gioco. Continuerò ad uccidere, sarà meglio per la polizia che cominci a prendermi sul serio. Il sistema ha creato me, una persona invisibile; ora, dovranno vedermi per forza.

Sabato 28 giugno 1997

Mi hanno preso. Maledetti. Ma ho confessato tutto. Perché no? Ne vado orgoglioso.

Venerdì 28 novembre 2004

Dicono che mi hanno curato. Dicono che sono guarito.

Presto, mi lasceranno uscire.

Mercoledì 10 marzo 2004

Oggi mi hanno rilasciato.

Sakakibara è tornato libero.

Sakakibara è tornato.

Author’s corner

Questo racconto è liberamente ispirato a una storia vera, gli omicidi di Kobe.

La maggior parte dei fatti sono accaduti realmente, anche se sono stati rimaneggiati e integrati con parti inventate, per ottenere una narrazione.

Alcune frasi sono tratte dal vero diario di Sakakibara.

Mi interessava provare a entrare nella testa di un ragazzino di quattordici anni che compie degli atti così efferati; non penso che in questo racconto ci sia una spiegazione, ma credo ci siano degli spunti di riflessione.

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5 Comments

      • Se mi parli dell’eugenetica…
        Non credo si possa nascere cattivi. Io credo in un percorso. Dal primo all’ultimo respiro. E ogni passo influenza il tuo percorso. A volte un trauma, una richiesta d’aiuto ignorata, un abbraccio mancato… anche gesti apparentemente insignificanti possono generare tale mostruosità. Derisione costante. E a dirla tutta, io credo che tutti siamo dei killer latenti. Bisogna attivarci, ognuno a modo suo. E nella fattispecie i segnali ci sono tutti, considerata l’età del ragazzo probabilmente non avrà avuto mai la coerenza famiglia/società che noi diamo per scontato, spesso.
        Per questo qualche calcio in culo non ha mai ucciso nessuno.

      • UP81, sono d’accordo sull’importanza della formazione comportamentale e sulla sua rilevanza nella crescita del carattere e della mentalità di un individuo; tuttavia vi è anche una componente genetica che causa maggiori o minori concentrazioni di ormoni e altri segnalatori biochimici, la presenza di enzimi mutati oppure addirittura di malformazioni congenite nella struttura dell’encefalo.
        Tutto questo ovviamente porta ad una predisposizione di entità variabile, talvolta molto rilevante, nella maniera di ragionare e di pensare di un individuo, modificando l’empatia e, con essa, la concezione di giusto e sbagliato.
        Insomma, ciò che voglio dire è che secondo me alcune persone nascono “più cattive”, mentre altre lo diventano più facilmente, come appunto hai sostenuto accennando ai traumi infantili.

      • La questione natura VS ambiente è annosa, e sicuramente non la risolveremo noi qui.
        L’ambiente può sicuramente rovinare una persona che per sua inclinazione non sarebbe violenta.
        Ma come ha detto Pakap, anche a livello organico ci sono dei fattori “naturali” che rendono molto più inclini alla violenza.
        Penso che l’intreccio fra i due sia veramente complesso e inscindibile.

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