In cucina con Pontomedusa: la Peperonata Semaforo

In TV ci sono solo programmi di cucina: Bake off, Cuochi e fiamme, Cucine da incubo, Masterchef… E io chi sono, la figlia della serva?
Ecco quindi che Pontomedusa inaugura una nuova rubrica di cucina, però vi avviso: io più che a Benedetta Parodi somiglio a Gordon Ramsey.

gordonAllora, oggi faremo un piatto leggero e dietetico: la peperonata.

Come? Non vi risulta leggera? Ma vi sbagliate, il peperone ha 22 calorie per 100 grammi, ed è anche ricco di vitamina C. E’ perfetto per rimanere snelle e pheeghe finché non troveremo il Principe Azzurro, dopo di che potremo svaccare e inquartarci come porchette d’Ariccia.

Se non lo digerite, è colpa della buccia, che è composta al 98% da cellulosa: praticamente è come mangiare un foglio di carta. E se vi mangiate un quinterno protocollo, vi pare strano poi di non avere digerito?
La semplice soluzione, quindi, è togliere la buccia al peperone. Dopo avere tentato tutti i metodi consigliati dai grandi chef, Pontomedusa ha scelto la semplicità: lo sbuccia a crudo, come una mela.
Così facendo rimarrà probabilmente qualche pezzettino di buccia, ma non abbastanza da turbare il vostro stomaco; e poi siete a casa vostra, se il peperone non è completamente pelato non è che arriva Carlo Cracco e vi sputa in faccia!

Quindi, sbucciate i peperoni, togliete il centro (che si vede a occhio nudo che non è buono da mangiare, ma devo dirvi tutto io??) e tagliateli a pezzettini.
A me piace usare peperoni di diversi colori, magari uno rosso, uno giallo e uno verde, così abbiamo anche il titolo per il nostro piatto: Peperonata Semaforo.

Mettete un cucchiaio di olio in una padella antiaderente (Pontomedusa usa solo padelle antiaderenti, e in realtà ogni tanto riesce a bruciare la roba pure con quelle) e fate un soffrittino con peperoncino e un po’ di cipolla tritata (comprata surgelata, mica pensate che mi metta a tritare la cipolla, che fa anche male agli occhi) o uno spicchio d’aglio intero, che poi eliminerete: che va bene che, se siete come Pontomedusa, siete single quindi non vi dovete preoccupare degli effetti collaterali, ma proprio mangiarsi l’aglio intero mi sembra eccessivo, anche per me che vengo dalla patria della bagnacauda.

Quando il soffritto è bello dorato, buttate i peperoni e cuocete a fiamma media mescolando di tanto in tanto.
Io in realtà non ho voglia di stare lì a mescolare, quindi baro e metto mezzo bicchiere d’acqua per non farli attaccare.
A volte metto il coperchio e altre no, in base a come mi gira, quindi fate un po’ come vi pare.

Quando vi sembra cotto, probabilmente lo è. Salate, impiattate (nel mio caso significa travasare brutalmente dalla padella al piatto, ma se volete tentare qualcosa di sfizioso sbizzarritevi pure) e mangiate.

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Di amnesie, viaggi nel tempo e protagonisti più tonti di Homer Simpson

butterfly

Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

The Butterfly Effect inizia che sembra I Goonies: abbiamo questo gruppetto di ragazzini amici per la pelle, Evan il protagonista, Lenny il ciccione imbranatello, Tommy quello un po’ stronzo, e la sua sorellina Kayleigh a soddisfare il Principio di Puffetta.

Certo, c’è qualche variazione inquietante.
Il padre di Kayleigh e Tommy obbliga Evan e la figlia a girare video pornografici.
Il padre di Evan è in manicomio e capiamo perché quando, durante una visita, cerca di strangolare il figlio, e per fermarlo le guardie lo uccidono davanti al bambino.

Con questa situazione, non stupisce che Evan soffra di amnesie e faccia cose strane come farsi trovare con un coltello in mano e lo sguardo perso nel vuoto, o si impali le mani con dei punteruoli davanti alla maestra.
La madre lo manda, comprensibilmente, da uno psicologo, che probabilmente ha preso la laurea coi video di Youtube, perché manco si rende conto degli abusi di cui è vittima Evan.
Comunque forse non è tutta colpa sua perché, come vedremo, l’origine dei disturbi di Evan è soprannaturale. Soprannaturale! Uh! Ah, forse non avrei dovuto dirvelo adesso; forse voleva essere un colpo di scena? Be’, però lo sapevate da prima che era un film di fantascienza, quindi avreste dovuto aspettarvelo, no? Oh, insomma, andiamo avanti.

Per fortuna, Evan può dimenticare un po’ le sue disgrazie giocando con i suoi amichetti; insieme si dedicano a classiche attività ludiche dell’infanzia quali mettere della dinamite in una cassetta della posta (purtroppo causando la morte di una donna e del suo bambino neonato, ma sono contrattempi che possono capitare) e dare fuoco ai cani (come fa Tommy col cane di Evan).

Grazie agli dei, Evan si trasferisce e lascia questa gabbia di matti; stranamente, basta questo per porre fine alle sue amnesie e diventare un ragazzo normale, tanto che qualche anno dopo lo ritroviamo all’università.
Kayleigh invece è una cameriera spiantata e Lenny è diventato una specie di ritardato a causa del Trauma (visto che è stato lui a mettere materialmente l’esplosivo nella cassetta della posta), ma queste cose Evan ancora non le sa, visto che ha tagliato da anni i ponti coi suoi amici di infanzia disturbati.
Evan sta rileggendo i suoi diari, e scopre che tramite essi può tornare indietro nel tempo, possedendo il suo corpo di allora. Capito? Le amnesie erano i momenti in cui il suo Io adulto tornava nel passato! Cioè, praticamente Evan si sta traumatizzando da solo, non bastassero tutte le sciagure che già gli sono capitate.
Se cambia qualcosa, solo Evan ricorda tutte le linee temporali, mentre gli altri non si rendono conto che il passato sia stato cambiato, e per loro l’unica realtà è quella attuale.

Capiamo anche che il padre aveva gli stessi poteri di Evan, e per questo è finito in manicomio. Questo già non fa ben sperare, e se Evan fosse un pochino intelligente dovrebbe arrivarci da solo che forse non è il caso di sfruttare queste capacità, ma viene a sapere che Kayleigh si è suicidata, e la morte della fidanzatina delle medie che Evan non si cagava più da anni a quanto pare è sufficiente per gettare alle ortiche tutte le obiezioni dettate dal buon senso e viaggiare nel passato per cambiare le cose.

Ora: lo sanno tutti che cambiare il passato porta sempre guai, si è visto anche in una puntata dei Simpsons:

Insomma, Evan è più scemo di Homer, e decide quindi di tornare indietro e dare al padre di Kayleigh del porco pedofilo, in modo che li lasci stare.
Quando torna indietro, Evan si trova fidanzato con Kayleigh, ora sua compagna all’università; Lenny probabilmente è nello stesso stato di prima, comunque non lo vediamo, e poi a chi gliene frega di Quello Ciccione?
Purtroppo però Tommy è diventato ancora più psicopatico di prima perché è stato l’unica vittima degli abusi del padre (voglio dire, nella timeline precedente dava fuoco ai cani vivi, quindi già prima non è che fosse messo tanto bene), e aggredisce Evan con una mazza da baseball dopo averlo visto con la sorella.
Evan si sente coglionato perché l’unica arma a sua disposizione è lo spray al peperoncino, ma in qualche modo riesce a sconfiggere Tommy, anzi, forse esagera un po’, perché lo uccide.
Spray al peperoncino uno, mazza da baseball zero!

Pur trattandosi palesemente di legittima difesa, senza nessuna spiegazione, Evan finisce in galera. Non gli fanno nemmeno il processo. Inoltre, Kayleigh lo odia per avere assassinato suo fratello (di nuovo, il fatto che si sia solo difeso a quanto pare vale come il due di picche quando la briscola è cuori).

Evan decide che stare in galera in mezzo ai galeotti stupratori non gli piace tanto, e decide di cambiare di nuovo il passato per mettere tutto a posto.
E cosa gli dice la sua mente da scienzià? Di tornare a quando Tommy diede fuoco al suo cane, per consegnare a Lenny un punteruolo da usare per tagliare il sacco in cui il cane è stato rinchiuso da Tommy.
Ci stupisce che, nella collutazione che ne segue, Lenny finisca per pugnalare Tommy? No, però noi non siamo scienzià.

Evan quindi rimane molto sorpreso quando torna nel presente e scopre che Lenny è impazzito completamente ed è rinchiuso in manicomio, mentre Kayleigh per il dolore della perdita del fratello è diventata una prostituta tossica.

Chiaramente lasciare le cose così non ha senso, quindi tanto vale farsi un altro viaggetto. Prima di tutto Evan va nel passato per dare un salutino al padre, che capisce che sta parlando col figlio adulto (anche se nel suo corpo di bambino) e, comprendendo che anche il figlio ha il Potere, cerca di ucciderlo.
La reazione del padre non fa venire a Evan il minimo dubbio sul fatto che forse dovrebbe lasciare perdere questa storia dei viaggi nel tempo, e il ragazzo torna indietro per impedire lo scherzone della dinamite nella cassetta della posta che ha causato la morte della donna e del bambino. Vediamo Evan correre verso la cassetta pochi secondi prima dell’esplosione, gridando alla donna di stare lontana, e…

Evan torna al presente.
Kayleigh sta benone, Lenny pure, persino Tommy è diventato un bravo ragazzo timorato di Dio. Cosa potrà esserci mai che non va?
Mah, secondo voi cosa potrebbe succedere a un bambino che tende le mani verso una cassetta della posta due secondi prima che esploda? Eh, esatto. Evan ha perso le braccia. E’ anche sulla sedia a rotelle, anche se in questo caso non ho capito perché (quando la deflagrazione l’ha lanciato lontano, magari ha battuto la schiena e si è rotto una vertebra? Mah, non viene mai spiegato, comunque l’importante è rappresentare l’apoteosi della sfiga).
Ovviamente Kayleigh non può mica stare con un povero paraplegico amputato sfigato, e quindi si è messa con l’ora brillante Lenny. E’ chiaro che Evan rosica da morire, però dobbiamo dargli credito: è un bravo ragazzo, e sarebbe disposto a sacrificarsi e ad accettare questo presente dove tutti gli altri sono felici, se non fosse che, come se non avesse già abbastanza guai, sua madre, a causa del dolore per l’incidente del figlio, ha cominciato a fumare e, manco a dirlo, adesso ha il cancro. Ora, la maggior parte dei fumatori comincia intorno ai quindici anni, secondo la logica del film dovrebbero essere tutti morti prima dei trentacinque anni, cosa che aneddoticamente non mi risulta.
O forse Evan porta veramente tigna.

Insomma, Evan torna di nuovo al fattaccio della molestia sessuale, e decide di minacciare il padre di Kayleigh con la dinamite: in questo modo, nella sua testa, Kayleigh non sarà molestata e la dinamite non potrà essere usata per lo scherzo della cassetta della posta.
Però, manco a dirlo, succede un casino, e va a finire che la dinamite esplode uccidendo Kayleigh.

Nel presente, Evan è in manicomio, a causa del trauma causatogli dall’avere ucciso la sua amichetta. Inoltre, viene a sapere che il suo cervello sta degenerando, come se fosse sovraccaricato, e potrebbe morire da un momento all’altro. Questo è chiaramente l’effetto dei ricordi di tutte le vite possibili che si sovrappongono, ma questo i medici non lo possono capire, visto che credono che Evan sia semplicemente pazzo, proprio come suo padre.
Inoltre, in questa timeline Evan non ha mai scritto i diari, quindi non sa come tornare indietro per cercare di mettere l’ultima pezza. Quando sente che il padre era fissato con un album di foto mai esisitito, capisce che può tornare indietro usando dei vecchi filmini come àncora, e torna al suo primo incontro con Kayleigh, dicendole brutte cose per farla piangere.

Ecco fatto: lui e Kayleigh non sono mai diventati amici, quindi Kayleigh al divorzio dei genitori non ha scelto di restare col padre per rimanere vicino a Evan: lei e Tommy si sono trasferiti con la madre e quindi niente molestie, cassette che esplodono e cani in fiamme.
Lenny sta bene e va all’università con Evan.

Anni dopo, Evan camminando per strada incrocia Kayleigh, che sembra una donna di successo. Anche lei si gira a guardarlo, come se sentisse una connessione con lui, poi ognuno continua per la sua strada.
Questo è il finale dolce-amaro: ce n’erano anche altri due più lieti, poi scartati in fase di produzione, in cui Evan decide di seguire Kayleigh in un caso, rivolgerle la parola nell’altro; ma rispetto a quello del Director’s Cut, non ci dobbiamo lamentare.

Sì, perché in questo finale alternativo Evan torna all’epoca in cui era ancora nell’utero e si strozza col cordone ombelicale, in modo da non esistere e non fare danno. Il lamento della madre, che dice che questo è il terzo bambino che perde, ci fa capire che Evan ha avuto dei fratelli che sono tutti tornati indietro per suicidarsi.
Allegria!

I Pinguini mangiano i Pesci

pinguino

Cosa ci ha insegnato l’episodio 12 di Gotham?

– Abbiamo finalmente capito come fa Barbara-quasi-Gordon a vivere in un super-attico senza fare un tubo da mane a sera: ci ha i genitori con la grana.

– Falcone è meno scemo di quanto sembrasse. E, da bravo italiano, puoi toccargli tutto ma non la mamma!

– E. Nygma si sta caratterizzando sempre meglio, e al momento è terribilmente adorkable. Delizioso.

– Fish Mooney avrebbe dovuto ricordare che i Pinguini mangiano i Pesci.

Pontomedusa incontra il Guru

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Questa breve nota per informarvi che ho incontrato un Guru, uno vero, che pasteggia a tè e cita Jung.

Non come lo Spirito Guida, che a livello di etica e morale si è formato al catechismo e guardando i Cavalieri dello Zodiaco, e si nutre di kebab.

Mah, adesso che ci penso, il kebab è un alimento medio-orientale, quindi come cibo da Guru dovrebbe andare bene. Però non ha l’alone romantico che ha, per dire, il tè al cardamomo.

Mi rendo conto che sia un’ingiustizia, ma la vita è forse giusta? Certo che no, la vita è una giungla.

E quindi, Spirito Guida sooka.

L’amore ai tempi di Facebook

like

Lui non si comporta come si deve. Forse le manda messaggi un giorno sì e un giorno no ma non si palesa mai, forse non la chiama proprio, insomma: è alta la probabilità che sia un cretino.

Ma Lei vuole attaccarsi alla speranza che si tratti solo di qualche problema di comunicazione, e decide di metterlo alla prova.
Al giorno d’oggi, un ottimo strumento di test è Facebook.

– Lei posta una ficcante frase (ottime quelle di Francesco Sole) sui rapporti di coppia, che tocca il problema che Lei sente come fondamentale; ad esempio, se Lui è un Amico di Penna, Lei potrebbe pubblicare “Fanculo i messaggi chilometrici, a me basterebbero tre parole: ‘sono sotto, scendi’ ” . Lui mette il like al post. Esito test: è un cretino.

– Lei cerca di ingelosirlo pubblicando foto in cui è abbarbicata a un altro ragazzo, possibilmente molto carino. In realtà in genere il ragazzo in questione è il fratello, un cugino di primo grado o un amico gay; Lui comunque non lo sa. Lui mette il like al post. Esito test: è un cretino.

– Lei pubblica un post malinconico sugli uomini che sono tutti bastardi senza cuore. Lui mette il like al post. Esito test: è un cretino.

Insomma ragazze, lasciate perdere Facebook, che se sentite il bisogno di fare un test, significa già che Lui è un cretino.
Mandatelo a cagare e andate di Häagen-Dazs.

Di vero finger food, ninja mafiosi e fiumi di sangue

machine girl

Che dire di Machine Girl?
Intanto, che per una volta la recensione non sarà affatto ironica. Il film è proprio così, ed è chiaro che volutamente non si prenda affatto sul serio. Immaginate una parodia degli anime ultra-violenti alla Hokuto no Ken e Berserk, fatta con gli attori veri, e cominciate ad avvicinarvi un pochino.
Ad ogni modo, se il sangue vi fa impressione, lasciate perdere. Sul serio. Anche questo post, che ci sono delle scene tratte dal film.

Il primo problema è un limite mio: dovete sapere che Pontomedusa non è affatto fisionomista. Quando ho visto L’avvocato del diavolo, sono rimasta convinta che la moglie di Keanu Reeves e l’avvocatessa porcona fossero interpretate dalla stessa attrice. Ne avevo addirittura dedotto tutto un sottotesto di bene/male, lato chiaro/lato oscuro…poi, anni dopo, mi hanno svelato che l’avvocatessa è Connie Nielsen, non Charlize Theron, e ci sono rimasta demmérda.
Potete quindi capire quanto per me non sia facile seguire un film in cui gli attori sono tutti giapponesi, tutti coi capelli neri e spesso pure vestiti uguali, dato che in molte scene i personaggi indossano la divisa scolastica.
Detto questo, cominciamo.

Il film comincia in medias res, con la Machine Girl che ha già una mitragliatrice al posto del braccio amputato, che fa fuori un gruppo di bulletti, con profusione di estremità mozzate e sangue che sprizza con la stessa pressione di un’eruzione vulcanica.
Questo perché l’utente medio del film non può mica aspettare che finisca tutto l’antefatto prima di vedere un po’ di sana viulènza! Quindi prima siparietto splatter, e poi flashback per capire come ci siamo arrivati.

Ami è una giovane studentessa ancora in possesso di entrambe le braccia e di un fratello minore un po’ sfigato, che infatti si fa angariare dai bulli.
I due ragazzi sono orfani, e Ami si prende cura del fratellino Yu come una madre. Quando Ami lo vede con un occhio nero, Yu si vergogna di dire che è stato menato, dileggiato e ricattato e dice di avere fatto a botte e di averle anche un po’ date.
Ami gli ricorda che con la violenza non si ottiene niente. Meno male che le successive vicende del film le faranno capire la fallacia di questa convinzione e le insegneranno che fare a pezzi la gente è bello.
Ma andiamo con ordine.

Il capo dei bulletti, Sho, è figlio di una specie di ninja mafioso, e per sottolineare questo suo status di privilegiato porta, sopra l’uniforme di scuola, un costoso ma sobrio e raffinato giubbottino di leopardo con bordo di pelliccia.
I suoi sgherri inseguono Yu e il suo amico Takeshi. Ami li vede e cerca di raggiungerli, ma nella fretta urta una lattina di proprietà di un gruppetto di avanzi di galera e, anziché continuare a correre, da brava giapponese si ferma per fare l’inchino e scusarsi.
Gli energumeni ne approfittano per tentare di usarle violenza; Ami li gonfia di botte tutti e quattro senza problemi, ma il piccolo contrattempo la rallenta, e arriva giusto in tempo per trovare Yu e Takeshi spiccicati al suolo, spinti giù dalla Banda del Bullo.
Segue grande momento mariomérolo con Ami che si dispera tenendo tra le braccia il corpo del fratello.

La morte dei due ragazzi viene classificata come suicidio. Ami crede siano stati invece assassinati, ma nessuno le dà retta, nemmeno i genitori di Takeshi, anche perché i genitori di Ami e Yu si sono suicidati dopo essere stati falsamente accusati di omicidio, e questo comprensibilmente non fa bene alla reputazione dei ragazzi.

Ami allora decide di fare tutto da sola: trova fra gli appunti del fratello la lista dei ragazzi che lo tormentavano e va trulla trulla a casa del primo, ad accusarlo di omicidio.
Qua fra l’altro la mia confusione aumenta perché, a causa della Sindrome dell’Invecchiamento della Donna Giapponese, le madri dei ragazzi sembrano della stessa identica età di Ami, e quindi per capire che sono mamme e non compagne di scuola mi ci vuole una certa concentrazione.
Comunque, i genitori di Bullo Uno sono degli assassini psicopatici tali e quali al figlio, e di fronte alle accuse di Ami cercano di ucciderla, ma riescono solo a friggerle il braccio, che si trasforma in un enorme tempura.

No, davvero.

No, davvero.

Qualche ora dopo Ami, che in qualche modo è riuscita a liberarsi della pastella (e il braccio sotto è ancora sanissimo, nemmeno una minuscola scottatura), torna e massacra Bullo Uno e sua madre, non prima di essersi fatta dire il nome del capo della Banda del Bullo. Il padre, invece, lo schernisce ricoprendolo col sangue del figlio che schizza dal collo senza più testa (la scena è bellissima, il taglio è pulito e poi a comando comincia a uscire il sangue, come se Yu avesse aperto un rubinetto) ma, incomprensibilmente, non lo uccide (e mal gliene incoglierà).
Si reca dunque a casa di Sho, dove la famiglia è impegnata in una delle loro comuni occupazioni, ossia tagliare le dita a un cuoco che per sbaglio ha rovesciato dei noodles addosso al rampollo e fargliele mangiare a mo’ di sushi. Quando si dice “finger food”.

No, davvero.

No, davvero.

In un tripudio di stelline ninja e coltelli, Ami quasi riesce a uccidere Sho, ma viene fermata dal padre di lui e catturata.
Viene incatenata al soffitto e menata di mazzate, poi il padre di Sho tira fuori il colpo da maestro e le taglia le dita della mano sinistra. La moglie, però, è indispettita che ci si accontenti di così poco, quindi, mentre il marito sta uscendo con la katana ancora in mano, gli fa lo sgambetto: la spada gli sfugge di mano e trancia il braccio della sfortunata Ami (no, davvero).

Ami riesce a fuggire, approfittando di uno degli sgherri del padre di Sho che le si avvicina un po’ troppo nel tentativo di usarle violenza, e riesce ad arrivare fino al giardino della famiglia di Takeshi prima di collassare.
Ora, il braccio aveva smesso di sanguinare dalla scena prima (anche perché a quest’ora Ami sarebbe ben morta dissanguata), eppure a quanto pare la ferita era sempre aperta, perché il padre di Takeshi sente il bisogno di dare due punti al moncherino col kit del punto croce (credo abbia fatto il corso di primo soccorso con Lindsay Lohan).

Il fatto che Ami abbia perso un braccio fa capire ai due gonzi genitori addolorati che forse forse la ragazza aveva ragione, e decidono di aiutarla a vendicare Yu e Takeshi.
La madre la allena con tecniche da Tana delle Tigri, e il padre le costruisce una protesi mitragliatrice: solo che, cinque minuti prima che sia pronta, arrivano i ninja mafiosi per ammazzare tutti.
Ami e la madre di Takeshi tengono impegnati i ninja assassini mentre il padre finisce il braccio artificiale. Riesce a passarlo a Ami che finalmente sconfigge i ninja, ma non riesce a salvare il padre di Takeshi, che muore affettato da una miriade di stelline ninja, stile Scuole di Nanto.

Ami si nasconde in una casa con la madre di Takeshi, Miki, che è ferita, e uno degli sgherri mafiosi (non ninja), che ha catturato.
La ferita di Miki è infetta, ma lei rifiuta di curarsi per potere seguire Ami e avere così la sua vendetta.

Frattanto, il padre di Sho riunisce i genitori di tutti i cattivoni uccisi da Ami (incluso il padre di Bullo Uno) e li invita a vendicarsi ammazzando la ragazza.

Ami e Miki torturano Sgherro-Non-Ninja piantandogli chiodi in faccia finché non confessa dove si trova la famiglia di Sho, e lo obbligano a portarle lì.
Non lo avrei mai detto per un film così, ma Miki fa presente a Ami che avrà bisogno di munizioni di riserva, e le consegna dei proiettili così potenti che potrebbero distruggere la protesi-mitragliatrice.

Intanto, il padre di Sho sfodera la sua arma segreta: i genitori dei cattivoni uccisi! Anche loro sono guidati dalla stessa cosa che è la forza di Ami e Miki, e cioè il desiderio di vendicare i loro cari! Dalle facce da pesce lesso delle nostre due eroine, che vorrebbero essere sguardi intensi, capiamo che questo li rende nemici temibili.

In un modo o nell’altro riescono a sconfiggere i Genitori Incazzati, ma Ami finisce le munizioni proprio quando viene attaccata dal padre di Sho! Miki riesce a salvarla, ma nella lotta perde una gamba.
Ami la lascia per inseguire il padre di Sho e riesce a ucciderlo, ma per sparargli con le Munizioni Putentissime distrugge la protesi. Intanto, Miki viene aggredita dal padre di Bullo Uno, che se lo erano dimenticato vivo, ma riesce a infilarsi una protesi-motosega che il marito aveva preparato per Ami in alternativa alla mitragliatrice, e sconfigge l’avversario prima di morire a sua volta per dissanguamento.

Ami, a cui nella lotta si è strappata la camicetta per un po’ di sano fanservice, dà l’estremo saluto a Miki e recupera la protesi-motosega, pronta a terminare la sua vendetta.
Trova Sho che però, da bravo codardo quale è, si fa scudo con tre Ragazzini Anonimi mai visti prima.
Ami affronta allora la madre di lui che, per l’occasione, ha indossato la sua arma più temibile: il famigerato reggiseno trapano.

No, davvero.

No, davvero.

Da principio il reggiseno trapano ha la meglio su Ami, e uno dei Ragazzini Anonimi, preso dal terrore, si fa pipì addosso. Io pensavo fosse l’ennesima scena estrema gratuita, invece no! Ami riesce a spingere la madre di Sho nella pozza di pipì, così la parte elettrica del reggiseno va in corto e la stregaccia rimane folgorata.
Voglio dire, l’ultimo film-cazzata di serie Z giapponese ha una scrittura più rigorosa di tanti blockbuster hollywoodiani.
Nel marasma che ne segue, Ami riesce a uccidere anche Sho e a liberare i Ragazzini Anonimi. Chiede loro di andare alla polizia a denunciare quello che è successo, poi si appresta a suicidarsi… ma un rumore dietro un cespuglio la fa desistere, e si mette subito in posizione d’attacco.
Il suo destino è la lotta! Fuck yeah!