Rei, un uomo uno gnocco, però non tromba mai

Che dire di Rei? Un gnoccolone da paura che si aggira per i desolati deserti che costituiscono il mondo post-bomba in cerca dell’Uomo dalle Sette Stelle, giustamente incazzato che quest’ultimo gli abbia rapito la sorella e ora verosimilmente passi le serate a sodomizzarla.

Sul fatto che Rei sia gnocco non si discute, tanto che anche gli uomini lo trovano attraente, non solo quando Rei si traveste da donna per tendere tranelli ai crestoni e derubarli; persino quando ha le sue sembianze quotidiane uno dei fratelli Cobra si lascia sfuggire che lo trova un bellissimo ragazzo!

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Chi può resistere a degli occhioni da cerbiatto così?

Ma, come si sa, Rei è anche uno che cinghia forte. Fa quindi subito amicizia con Ken, e insieme decidono di aiutare Mamiya a salvare il suo villaggio da quei prepotenti della famiglia Cobra.
Ora, fin dal primo incontro è chiaro che Rei se la bomberebbe volentieri, la cara Mamiya, fa giusto un po’ specie che il suo modo di farle la corte sia strapparle i vestiti di dosso ad ogni occasione. E’ ancora più inquietante se si considera che Mamiya ha subito ripetuti stupri ad opera di Juda, e che verosimilmente la sorella dello stesso Rei stia subendo la medesima sorte.

Comunque, come dicevamo, il villaggio di Mamiya è minacciato dalla famiglia Cobra, che è come la famiglia Brady, però in versione maniaci-sadici-assassini. Se poi consideriamo che sono tutti figli di Papà Cobra, non vogliamo pensare a cosa abbiano passato quelle povere madri.
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brady

…uguali

Dopo una serie di scaramucce, morti e tragedie, durate circa 20 puntate, finalmente Rei, Ken e Mamiya decidono di attaccare la famiglia Cobra e farla finita. Da notare che, incredibilmente, in queste 20 puntate a Ken non si strappa mai la maglietta, nonostante le botte da orbi, altrimenti Rei vedrebbe le Sette Stelle e la sceneggiatura sarebbe costretta a deragliare.

Ma Babbo Cobra ha un asso nella manica: Airi! Minacciando la povera tapina, costringe Rei e Ken a combattersi a vicenda. I due, però, grandi fan del WWE, inscenano un incontro farlocco che termina con la (finta) morte di entrambi. Quando i Cobra boys meno se lo aspettano, il nostro Dinamico Duo torna in vita e li gonfia tutti di mazzate.

Finalmente Airi è sana e salva, ma dopo alcune simpatiche parentesi che vedono protagonisti Jagi e Amiba ecco che l’esercito del Re di Hokuto attacca il villaggio di Mamiya! “Non si può mai stare tranquilli 5 minuti,” pensano gli abitanti.
Fra l’altro è da notare che, fino a questo punto, l’identità del Re di Hokuto è ancora ignota ai nostri amici. Uhm, vediamo un po’, quattro fratelli di Hokuto, Ken è Ken, Toki lo hanno recuperato, Jagi è morto, ma chi sarà mai? Uh, uh, che colpo di scena, chi avrebbe mai pensato che potesse essere il quarto fratello Hokuto, Raoh? Ma no, la colpa non è dei neuroni pigri di Ken, ma degli adattatori italiani, perché in giapponese il re si chiama Re del Pugno, quindi in effetti avrebbe potuto anche essere un Maestro della, che so, Sacra Scuola della Mozzarella. Ma torniamo a noi.
Rei, per fare il figo di fronte a Airi e Mamiya, sfida il nostro Re, che senza manco scendere da cavallo gli fa il colpo-segreto-che-dopo-tre-giorni-muori. E mo’ so cazzi.

Rei decide di dedicare i suoi ultimi giorni a vendicare l’onore di Mamiya uccidendo Juda, ma di questo abbiamo già parlato in altra sede.

Sconfitto il nemico-amico, Rei si prepara ad affrontare la morte. Mamiya finalmente ammette di amarlo, e lui pensa “Esticàzzi! E dirlo prima?”
Comunque, poi, muore da solo con dignità, ma soprattutto in un fiume di flashback che servono a riempire una puntata intera senza dover disegnare materiale nuovo. Il nostro eroe viene salutato dalle lacrime di tutti, che non lo dimenticheranno mai, o almeno fino alla prossima puntata: tutti allegri che arriva Souther!

[Fanfic] La luce argentea della luna

Fandom: Hokuto no Ken

Personaggi: Airi

Avvertenze: Viulènza, Exploitation, Tematiche forti, Parole sporche

Nota: Sì lo so che avevo giurato di non pubblicare mai fanfiction sul blog, ma ho cambiato idea. Qui si naviga a vista e già sapete che Pontomedusa è una banderuola, che ha anche la scusa della personalità multipla. Abbiate pazienza e sopportatemi.

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La luce argentea della luna

Non ero mai stata così felice.

Ancora mi sembrava incredibile che il giorno dopo mi sarei sposata con l’uomo della mia vita. Ero così eccitata che non riuscii a resistere; indossai l’abito da sposa e mi guardai a lungo allo specchio, da tutte le angolazioni, piena di gioia incredula.

Domani sarò sposata, pensavo. Avrei indossato questo vestito stupendo, sarei stata bellissima, James mi avrebbe guardata negli occhi e avrebbe promesso di amarmi per sempre. Poi ci sarebbe stata la festa, e sarebbe stata una festa meravigliosa! E poi la notte…

Arrossii. Negli ultimi tempi, quando ci baciavamo, le mani di James si erano fatte un po’ più curiose, ma non eravamo mai andati fino in fondo. Volevo aspettare che fossimo sposati. E domani, finalmente…

Provai un certo brivido lungo il ventre; l’idea mi eccitava e mi faceva un po’ paura al tempo stesso. Per smettere di pensarci, andai nell’altra stanza per fare vedere il vestito a mamma e papà.

La mamma quasi si mise a piangere, papà si limitò a sorridere, ma era un sorriso pieno di orgoglio e gioia.

La mia bambina è proprio bellissima,” disse papà.

Non è più una bambina, ormai,” rispose la mamma, e mi sorrise.

Rei riuscirà ad arrivare in tempo per domani, vero?” chiesi. Non potevo sposarmi senza avere il mio fratellone vicino!

Ne sono sicura, cara. Ha promesso che ci sarà, e Rei mantiene sempre le promesse. Adesso però vai a cambiarti, non vorrai rovinare il vestito prima di domani, no? E poi James ha detto che sarebbe passato a trovarti stasera, e non deve vederti con il vestito fino a domani! Porta sfortuna!”

D’accordo, mamma.”

E a quel punto, la finestra esplose.

In realtà, me ne resi conto dopo ripensandoci, non esplose affatto; semplicemente la sfondarono buttandoci contro un sasso o qualcosa del genere. Ma io semplicemente sentii un gran botto e vidi vetri che volavano dappertutto.

Non feci in tempo a rendermi conto di quello che era successo, che la casa si riempì di uomini spaventosi.

Alcuni erano entrati dalla finestra rotta, altri dalla porta, che vidi giacere a terra, sfondata. Uno afferrò mia madre, tenendole un braccio conto la gola, altri due presero mio padre, costringendolo a rimanere fermo. Quegli uomini orribili sghignazzavano e guardavano me.

Io ero paralizzata dal terrore. Non è un modo di dire, non riuscivo a muovermi…nemmeno a gridare. Riuscii solo a premermi una mano sul petto, nel tentativo di fermare il cuore, perché stava battendo così forte che credevo sarebbe schizzato fuori.

Uno degli uomini avanzò verso di me. Aveva il volto coperto da una specie di casco e questo, se possibile, lo rendeva ancora più terribile degli altri. Nessuna espressione fa più paura di un’espressione minacciosa.

Ma guarda cos’abbiamo qui!” disse l’uomo.

Gli altri si limitavano ad assistere alla scena e sghignazzare. Probabilmente, quello doveva essere il capo.

Volevo supplicarlo di lasciarci stare, di andare via, ma non riuscii neanche ad aprire la bocca. Era come se le labbra fossero incollate.

Per fortuna, la mamma ebbe più presenza di spirito di me.

Vi prego, andatevene,” disse. “Siamo povera gente, ma abbiamo raccolto tanto cibo per la festa di domani…Prendetelo tutto, è vostro. Ma lasciateci stare, per favore.”

L’uomo mascherato non si voltò nemmeno verso di lei. Il casco lasciava intravedere solo gli occhi, e li teneva fissi su di me.

Ah davvero? E cosa avete da festeggiare, voi bifolchi?”

Nessuno di noi rispose.

Dico a te, piccola,” e fece un altro passo verso di me. “Cosa succede di bello domani?”

Il suo tono di voce era gentile. Pensai che se gli avessi risposto educatamente, forse avrebbe avuto pietà e ci avrebbe lasciato stare. Comprendetemi, avevo solo quindici anni.

Do-domani mi sposo, signore.”

Avete sentito? Domani si sposa!”

Tutti gli uomini scoppiarono a ridere.

E chi è il fortunato, bella bambina?” mi chiese l’uomo dal volto coperto.

J-James.”

Questo James deve essere un vero idiota, se ha una ragazza bella come te e la lascia sola, con due vecchi come protezione. Se tu fossi mia, non ti lascerei andare mai.”

C’era qualcosa di profondamente minaccioso in quelle parole, ma in quel momento ancora non potevo capire bene perché.

E allora, mi venne in mente. James aveva promesso di venirmi a trovare quella sera! La nostra casa era un po’ isolata rispetto al resto del villaggio, e le nostre grida difficilmente erano state udite da qualcuno. Ma James sarebbe arrivato, e ci avrebbe salvato! Dovevo solo guadagnare tempo. Ma non sapevo come!

Io…io non saprei, signore,” riuscii solo a dire.

L’uomo scoppiò a ridere. Per via del casco, la risata uscì cavernosa, lontana e profonda insieme; sembrava la risata di un demone.

E dimmi, quello che hai addosso è il vestito da sposa?”

S-Sì.”

Sei capace di dire una frase senza balbettare…come ti chiami?”

Deglutii, inspirai, raccolsi tutte le energie per dire il mio nome senza esitare.

Airi.”

Brava, Airi. Vedo che cominciamo a migliorare.”

Fuori, si sentì un gran trambusto. Poi, altri due uomini della banda entrarono in casa, trascinando il mio povero James.

Guarda cosa abbiamo trovato qui fuori, capo!”

James si guardava intorno, incredulo e inorridito. Evidentemente, c’erano degli uomini di guardia, e lo avevano preso ancora prima che lui potesse rendersi conto di quello che stava succedendo. Tutte le mie fantasie di essere salvato dal mio eroico cavaliere sfumarono in un istante. James, in mezzo a quegli uomini, sembrava spaventato quasi quanto me, anche se vedevo anche rabbia nella sua espressione.

Ah, e tu chi sei? Lo sposo novello, scommetto,” disse l’uomo con il casco. “Non lo sai che vedere la fidanzata vestita da sposa prima delle nozze porta sfortuna?”

James non disse niente.

Dimmi un po’, almeno te la sei già scopata, questa bellezza?”

Gli uomini ricominciarono a ridacchiare.

Andatevene via di qui, maledetti!” disse James in risposta.

Oh! Ma quanto sei coraggioso!” disse l’uomo. “Scommetto che questo significa no. Be’, avevo pensato di ucciderti subito, ma invece ti meriti di goderti lo spettacolo.”

James sbiancò. Non c’era neanche più un briciolo di coraggio, in lui.

Qua-quale spettacolo?” ebbe la forza di chiedere.

Io che defloro la tua ragazza,” disse l’uomo.

Ci misi un attimo a capire cosa intendeva. James, invece, comprese subito.

Non ti azzardare a toccarla, figlio di puttana! Non la toccare!”

Si contorceva come un ossesso, e quasi riuscì a svincolarsi dalla stretta degli uomini che lo tenevano; lo colpirono allo stomaco, poi al viso, finché non si accasciò a terra. Il suo volto, quel volto così bello, era una maschera di sangue. Istintivamente corsi verso di lui, gridando il suo nome, ma l’uomo con la maschera bloccò la mia corsa a metà, stringendomi contro di sé.

Visto?” disse. “La bambina non vede l’ora di cominciare.”

Gli uomini scoppiarono a ridere. I miei genitori gridavano, anche se non so bene cosa, e anche loro cercavano di liberarsi, ma erano troppo deboli. Non si presero neanche il disturbo di picchiarli.

L’uomo mi prese per i capelli, mi trascinò fino al tavolo e mi ci sbatté sopra. Afferrò il mio bel vestito dalla parte della schiena e tirò, strappandomelo di dosso. Io mi misi a piangere. Sì, ricordo che la prima cosa che provai fu il dolore per il mio abito da sposa rovinato. Poi, la vergogna di essere tutta nuda di fronte ai miei genitori e a James…e a quegli uomini, che si erano messi a fare dei versi orribili, sovrastando le grida dei miei genitori. Non sapevo cosa fosse peggio. Poi, il peggio arrivò davvero.

Sentii un dolore lacerante, e gridai. Gli uomini urlavano, ridevano, fischiavano, sembrava facessero il tifo. Il dolore persisteva, peggiorava. Finalmente, capii che quell’uomo orribile era dentro di me, e si stava muovendo. Non potevo crederci: era così, fare l’amore? Quella cosa orribile? No, certo che no; se fosse stato con James, sarebbe stato diverso. Sarebbe stato bello. Ma con quell’uomo terribile, invece…

Mi faceva male la pancia, come se mi stesse sfondando le viscere. Urlavo e piangevo, imploravo pietà. Cercai di sottrarmi a quel contatto disgustoso e tremendo, ma muoversi aumentava solo il dolore. Alla fine, rimasi immobile, singhiozzando sommessamente, cercando di non pensare a quello che mi stava facendo, di convincermi che non ero io la ragazza sdraiata su quel tavolo.

L’uomo si fermò. Ringraziai il cielo: aveva finito. Adesso se ne sarebbero andati, ci avrebbero lasciati in pace?

Invece disse: “Allora, piccola, non ti diverti più? Già ti annoi? Allora, ci vorrà il trattamento speciale per te. D’altra parte, hai un culo troppo bello per non usarlo.”

Le urla degli uomini si trasformarono in boato. Io non capii cosa volesse dire. Poi, sentii un dolore lancinante, cento volte peggio di quello di prima. Ricominciai a gridare, lo supplicai di smettere.

Ah, finalmente ti sei ripresa! Così mi piaci!”

Non so quanto durò, mi sembrarono ore. Finalmente, si staccò da me. Rimasi semidistesa sul tavolo, completamente svuotata. Mi vergognavo di rimanere così, ma non avevo neanche la forza di cercare di coprirmi.

Alzati,” disse l’uomo. Siccome non ubbidivo, mi prese per i capelli e mi tirò su a forza.

Non riuscivo a camminare per il dolore. Sentii qualcosa di viscido fra le cosce, e quando abbassai gli occhi, vidi che era sangue. Stavo sanguinando? Sarei morta?

L’uomo mi strinse contro di sé, per tenermi in piedi. James era ancora a terra e non riusciva neanche a parlare, emetteva solo un gorgoglio e sembrava tendere la mano verso di me. La mamma piangeva disperata, sembrava spezzata in due. Papà gridava che li avrebbe ammazzati.

Ah sì? Ci ammazzerai, vecchio?” disse uno di quelli che lo tenevano, e rise. Poi, cambiò la presa sul braccio di papà e lo ruotò, finché non si sentì un suono agghiacciante, uno schiocco liquido. Papà gridò. L’uomo mascherato mi girò verso di lui, perché potessi vederlo meglio.

Papà ora era sdraiato sul pavimento. Uno degli uomini aveva una sbarra di ferro, e gliela calò sul ginocchio. Papà urlò di nuovo, fra le risate di quei mostri. Io chiusi gli occhi, ma l’uomo che mi teneva se ne accorse. Mi tirò i capelli.

Devi guardare,” disse. “O tutti i miei uomini ti daranno una bella ripassata, come ho fatto io. E poi sarà il turno di tua madre.”

E così, guardai. Guardai mentre massacravano mio padre a sprangate, riducendolo a un ammasso di carne e sangue.

A James sbatterono semplicemente la testa contro il pavimento, come gli uomini del villaggio facevano con i conigli. Lo avevo visto una volta sola, e da allora mi ero chiusa in casa ogni volta che bisognava uccidere degli animali. E adesso, invece, lo vidi fare all’uomo che amavo.

La mamma era svenuta. La presero a schiaffi e pugni per farla rinvenire, ma gli occhi rimanevano roteati all’indietro. Evidentemente, questo non li divertiva, perché decisero di farla breve e pugnalarla al cuore.

Aspettavo che uccidessero anche me. Ormai, non mi importava. Invece, successe qualcosa di peggio. L’uomo con la maschera mi caricò in spalla e mi portò via con sé.

Da quel giorno, mi sembrò di vivere all’inferno. In realtà, allora non lo sapevo, ma Jagi come padrone non era poi tanto male. Veniva a trovarmi quando mi voleva, faceva tutto quello che gli aggradava, ma per il resto del tempo mi lasciava in pace. Imparai a estraniarmi, a separarmi dal mio corpo quando era con me; rilassando i muscoli, anche il dolore fisico quasi spariva. Tanto, non ero io quella ragazza. Non ero io.

Evidentemente, per Jagi avere una schiava così passiva non doveva essere molto divertente, perché mi vendette quasi subito.

Il mio secondo padrone, il capo di una banda di motociclisti, era peggio. Mi obbligava a dormire con lui, ma non nel suo letto: sul pavimento. A volte si svegliava nel mezzo della notte, svegliava me con un calcio, e mi ordinava di fargli delle cose. Voleva che gli dicessi che mi piaceva, altrimenti mi massacrava di botte. Quasi mai in faccia, perché diceva che se mi avesse rovinato la faccia avrei perso tutto il mio valore. Prediligeva i pugni nello stomaco, e quando mi rannicchiavo in posizione fetale, in un disperato tentativo di proteggermi, attaccava con i calci nella schiena.

Quella non era vita. Dovevo scappare.

Ci provai, una notte. Il padrone dormiva e, semplicemente, sgusciai fuori dalla stanza, dalla casa. Fuori c’era la luna piena; la sua luce argentea mi sembrava il colore della libertà.

I suoi uomini mi ripresero prima che riuscissi a fare un chilometro.

Devi essere punita,” disse il padrone. “Ti farò passare la voglia di scappare.”

E fu di parola. Mi lasciò ai suoi uomini. Tutti. Per una notte intera.

Sopra e sotto, davanti e dietro, anche due o tre contemporaneamente. Non smettevano mai. Erano tanti, erano giovani: quando l’ultimo aveva finito, il primo era già pronto di nuovo.

All’alba, il padrone venne a riprendermi. Non riuscivo neppure ad alzarmi in piedi, quindi mi trascinò per i capelli fino a una cisterna dell’acqua. Mi lavò con un tubo, uno di quelli che usano i contadini per innaffiare i campi, perché, disse, “Io le mani in tutta quella porcheria che avete lasciato, ragazzi, non ce le metto.” Poi, mi violentò anche lui.

Non provai mai più a scappare, da allora. Ma non potevo sopportare quella vita. Così, decisi di uccidermi. L’idea di ricongiungermi al mio James, alla mamma, al mio caro papà, mi sembrava la cosa migliore che potessi desiderare. Mi dava sollievo. Così, un giorno, rubai un liquido che tenevano nel capanno delle motociclette. Lo portai fuori, perché volevo morire alla luce della luna, il colore argenteo della libertà. Presto, sarei stata libera.

Cercai di bere il liquido tutto di un fiato, ma scoprii che era impossibile. Aveva un gusto amaro, disgustoso. Lo stomaco mi si contrasse immediatamente, con spasmi lancinanti. Vomitai, e mi sembrava che tutto prendesse fuoco, lo stomaco, la gola, la bocca.

Poi, non ricordo più niente. So solo che a un certo punto mi svegliai. Aprii gli occhi e non vidi nulla. Pensai che forse è così essere morti. Non vedi e non senti più niente. Ma in realtà sentivo. Sentivo il freddo e duro pavimento sotto la mia schiena, e sentii anche il calcio del mio padrone nel fianco mentre mi diceva: “Razza di idiota! Sei di mia proprietà! Se fossi morta, avrei perso un sacco di cibo! Cagna imbecille!”

Allora, capii che ero diventata cieca. Il padrone mi vendette poco dopo quell’episodio, ma penso fosse arrabbiato per il tentativo di suicidio, non per la cecità. A quanto pare, una schiava cieca vale quanto una che ci vede, anzi: forse, di più. Non può scappare, non può fare nulla da sola, può giusto stare sdraiata in un letto o bocconi su un pavimento, a farsi seviziare. È perfetta.

Da allora, ho cambiato molti padroni. Ormai per me sono tutti uguali, a maggior ragione perché non posso vedere la loro faccia; è meglio così.

È meglio così. Non dovrò mai più vedere un uomo ucciso come un coniglio, una donna anziana massacrata di schiaffi e pugni perché vedere lo stupro di sua figlia le ha spezzato il cuore. Da oggi in poi, vedrò solo la luce della luna, il colore argenteo della libertà. Per sempre.

Author’s corner: thanks to Pointytilly for suggesting a possible way to get blind during a botched suicide attempt.

Pontomedusa va a mangiare il sushi

sushi

Pontomedusa si trova con un gruppo di amici per sfondarsi di sushi all’All you can eat.

La serata si svolge secondo lo schema classico di questi eventi:

  • Tutti ordinano la qualunque come se non ci fosse un domani: bisogna far fruttare la formula del Tutto a volontà!
  • I ristoratori, astuti, centellinano i piatti per quasi due ore. Cresce la fame e la frustrazione.
  • Si è quasi a fine serata, e finalmente i piatti cominciano ad arrivare uno dopo l’altro.
  • Stipare chili di sushi nello stomaco in un tempo limitato si rivela un’impresa riservata al tizio di Man Vs Food. Vassoi di sushi giacciono abbandonati sul tavolo.
  • A questo punto, l’amara consapevolezza: lasciare degli avanzi comporta pagare un extra! Qualcuno ha proposto di risolverlo così:

  • …ma noi la sappiamo più lunga, e si dà il via al piano criminale:
    • Fingendo di uscire a fumare una sigaretta, recupero sacchetti di plastica presso il kebabbaro di fianco, ben felice di rendersi complice di un delitto ai danni della concorrenza gastonomica.
    • Creazione di barriera umana per coprire i movimenti sospetti di sushi dal vassoio ai sacchetti sotto il tavolo, fingendo di voler fare una foto di gruppo.
    • Allarme! Passa il cameriere a portare i caffè. Il palo avvisa i complici in tempo, e le operazioni sotto il tavolo si fermano temporaneamente. Tutto sembra rientrato ma…
    • …Il cameriere, servizievole, si offre di fare lui la foto! La Banda del Sushi prende in considerazione la possibilità di sopprimerlo, ma ci sono troppi testimoni. Si accetta quindi la foto sperando che si sbrighi. Quando il cameriere, dopo avere scattato 10 volte, dice “Aspettate, sono venute un po’ sfocate…” viene allontanato bruscamente. Ci rimane un po’ male, non saprà mai del pericolo che ha scampato.
    • L’Operazione Sushi viene completata alla bell’e meglio, i sacchetti spariscono nella borsa, e ci si avvia tutti serenamente alla cassa.

Vieni e Vedi – Libro Primo. Cap. 9: Re Pallido

Genere: Horror Soprannaturale, Azione

Avvertenze: Viulènza, Tematiche forti, Parole sporche

Capitolo 9 di 13

Leggi il Cap. 1

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Leggi il Cap. 7

Leggi il Cap. 8

apocalisse

9. Re Pallido

Morte cavalca nella notte, immerso nei suoi pensieri. Non sa davvero cosa fare con Conquista.

Sa che il suo dovere è guidare i Cavalieri, ed è convinto di avere fatto bene a cercare di fermarla. Quello che lo preoccupa è avere fallito. Possibile che sia davvero lei il Cavaliere più potente? Morte non può accettarlo. È lui il capo dei Cavalieri.

E non è neanche sicuro del perché non sia riuscito a eliminarla, quando ne aveva la possibilità. È vero, si sente legato a lei, come a Guerra e Carestia. D’altronde, sono parte di una cosa sola. Ma sono pur sempre incarnazioni di demoni. Provano sentimenti, ma in un modo diverso, superficiale, legato al piacere contingente.

Come Guerra e Carestia, per esempio. Morte è sicuro che il loro rapporto si basi sull’attrazione fisica, sul fatto di stare bene insieme, ma di certo non sono innamorati. Se Carestia tradisse Guerra, lui cercherebbe di ucciderla? Pale è abbastanza sicuro di sì.

Lui, invece, non è riuscito a fare del male a Conquista. Anche se di malavoglia, l’ha attaccata, è vero, ed era davvero intenzionato a ucciderla, o almeno a provarci. Ma poi…

…forse è stato perché l’ha chiamato per nome? Il nome che lui credeva di avere rifiutato per sempre…invece, pronunciato da lei, ha riacquistato significato. E forse anche per l’espressione che aveva mentre lo diceva. Non sembrava spaventata, sembrava triste…triste come si sentiva lui.

Dannazione.

Eric è confuso e, adesso, infuriato, più con se stesso che con Yuki.

Pale sente che Red e Black, da qualche parte sulla Terra, lo stanno chiamando. Be’, prima o poi bisognerà affrontare la situazione tutti insieme. Pale dirige Hypnos verso il luogo in cui sono i suoi fratelli.

Pale entra nell’appartamento di Black. Lei e Red sono seduti sul divano di pelle bianca, di fronte al televisore acceso.

Eccoti, finalmente!” dice Carestia.

Guerra si limita a indicare lo schermo, su cui scorrono le immagini del telegiornale.

Wu Zhangxi è stato eletto presidente, ovviamente. E ha già cominciato a fare dichiarazioni farneticanti sulla superiorità della Cina, e sulla necessità che le altre nazioni ammettano la loro inferiorità. Possibile che…

Forse White non aveva tutti i torti!” dice Black. Red la fulmina con lo sguardo.

Be’, che c’è?” si difende lei. “Per ora sta andando tutto come aveva detto lei!”

Il suo piano è troppo complicato,” sibila Guerra. “Non funzionerà mai.”

Ad ogni modo, non è questo il punto, adesso,” dice Pale. “Il problema è che noi quattro siamo divisi.”

Non sai dov’è adesso?” gli chiede Red.

No…non riesco neanche più a sentirla. È un pessimo segno.”

Quando l’hai vista l’ultima volta? In Africa, con noi?” chiede Red.

No…ho cercato di fermarla.”

Hai cercato…vuoi dire che non ci sei riuscito?” Red sembra stupito, e quasi deluso.

Proprio così,” dice Morte, freddamente.

Cosa pensate che ci succederà, adesso?” chiede Black.

Red si stringe nelle spalle.

Cosa ce ne importa di lei? Andremo avanti per conto nostro.”

Già…quello sarebbe il piano,” dice Pale. Poi, torna a guardare lo schermo del televisore, con aria pensierosa.

E se White dovesse riuscire?” insiste Black.

Non ce la farà,” taglia corto Red, con un tono che non ammette repliche. Morte invidia la sua sicurezza.

Noi andiamo avanti col nostro piano,” dice Pale. “Lasciamo perdere Conquista, almeno per ora.”

Sono d’accordo,” dice Red.

Ma è pur sempre nostra sorella!” dice Black.

Lo so Black…dispiace anche a me,” dice Morte. “Ma è lei che ha deciso di fare di testa sua. Ci ha traditi.”

Non ci ha traditi,” insiste Carestia. “Sta pur sempre lavorando per il nostro obiettivo!”

Morte odia ammetterlo, ma Black non ha torto. La cosa che gli ha dato veramente fastidio, nel comportamento di White, è che abbia messo in discussione la sua autorità. Si rende conto che questo non gli fa onore, e se ne vergogna.

Hai ragione,” dice Morte, “ma ritengo che restare uniti sarebbe dovuta essere la nostra priorità. White ha voluto fare di testa sua, e potrebbero esserci delle conseguenze gravi. E ad ogni modo, è lei che si sta tenendo lontana da noi, adesso.”

Be’,” dice Black, “è comprensibile, se l’hai attaccata…”

E che diamine! Carestia è la bocca della verità, come i bambini.

Possiamo smettere di parlarne, Black? Per favore.”

Sì, Black, basta così,” dice Guerra. “Se White si rifarà viva, gliela faremo pagare. Non può passarla liscia.”

Eh, no!” dice Pale. Ci manca solo che ci si metta anche Red, a sfidare la sua autorità. “Se Conquista si rifarà viva, decideremo il da farsi. Per ora, lei per la sua strada e noi per la nostra.”

Ancora una volta, Red sembra deluso, ma cede.

Come vuoi, Pale. Sei tu il capo.” Nella sua voce c’è una sfumatura ironica che Morte decide di ignorare.

Basta parlare di lei,” dice Pale. “Piuttosto, pensiamo al lavoro che dobbiamo finire.”

Sì!” dice Carestia, e batte le mani. “Andiamo a vedere a che punto è la nostra piccola guerra civile!”

Ma sì,” dice Red. “Servirà a distrarci un po’.”

I due si avviano verso la terrazza, e Morte tira un sospiro di sollievo, prima di seguirli.

Di donne banderuole, uomini che non le cagano e ingegneri che non sanno suonare

Come saprete, Pontomedusa è sfortunata in amore.

Lo si evince ad esempio da questa recente conversazione con lo Spirito Guida:

Ingegner Lammerda: Io sono un genio! Io sono un artista! Io sono meglio di Bob Dylan!
Pontomedusa: Sè, certo…piuttosto, lo sai chi è veramente bravo a suonare e cantare? Il ragazzo che mi piace e che non mi caga!
IL: Dai, come si chiama? Su, non essere timida… Me lo puoi confessare, non girarci intorno…
P: Non sei tu, idiota! Infatti ho detto che è bravo a suonare e cantare. Inoltre è anche bello. Non avete proprio niente in comune. Comunque il punto è che non mi vuole. Ieri l’ho incontrato per strada, l’ho salutato velocemente perché ero in ritardo, più tardi gli ho scritto “Scusa se non mi sono fermata a fare due parole”, e lui mi ha risposto “Tranquilla”. Come dire, “Tranquilla, non me ne poteva fregare di meno, anzi, se mi avessi rivolto la parola me ne sarei scappato chitarra e tutto!”

Comunque, lo ammetto, anche io sono una banderuola. L’altra sera, per esempio, ho incontrato un tipo un po’ nerd ma carino e simpatico, diciamo così:

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Prima della doppia personalità e degli impulsi omicidi, però

Ma è bastato che entrasse un pheego da paura, e ecco che Pontomedusa abbandona il tenero nerd per il nuovo arrivato:

pheego

Lui però la camicia ce l’aveva

Comunque, a fine serata Pontomedusa non ha concluso né con l’uno né con l’altro, come da copione.

Voi lo sapete che se Pontomedusa si sposasse questo blog non avrebbe più ragione di essere, vero? Ma direi che per i prossimo 30 anni potete stare tranquilli, miei piccoli fans.