Il Mipiacione

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Il Mipiacione è la versione anni ’10 del piacione, cioè di quello che si appiccica alle ragazze tentando di fare il simpatico, solo che il Mipiacione, creatura del nostro tempo, si muove principalmente su Facebook, e la sua arma è il Mi Piace.

La prima caratteristica del Mipiacione è che le ragazze in questione non ne vogliono sapere. Se infatti lei fosse interessata , non troverebbe affatto sgradevole il comportamento di lui ma, anzi, sarebbe ben felice delle sue attenzioni: ma la regola è che solo gli uomini a cui non faresti buttare fuori la tua spazzatura si comportano così (ed è anche vero che probabilmente quelli che ci piacciono ci piacciono perché non fanno certe cose…eh, l’amore è complicato).
Corollario di questa prima legge è che il Mipiacione tu non lo conosci, o lo conosci appena: ci hai parlato 2 minuti a una festa, gli hai fatto ciao con la mano perché stava parlando con un tuo amico e pareva brutto intromettersi senza nemmeno guardarlo in faccia, gli hai detto buongiorno in ascensore: eppure lui ha fatto la Scuola di Alto Spionaggio al KGB e ti trova, tramite gli amici degli amici, tramite il posto di lavoro che ha dedotto da una conversazione che stavi avendo con altre persone, tramite il like alla pagina della band di cui portavi la maglietta (sì, ovviamente ha spulciato tutti i 2000 profili che seguono la pagina, uno per uno). Ti trova, e ti chiede l’amicizia su Facebook. Capite che già questo è parecchio inquietante.

A questo punto, se la ragazza in questione accetta l’amicizia (come di solito capita, per non sembrare maleducata, e perché non immagina cosa la aspetta), il Mipiacione parte all’attacco: comincia a mettere Mi Piace a qualunque stato, foto, link della povera vittima, ogni tanto mette un commento secondo lui simpatico (in genere l’adesivo col faccione che ride) e, quando secondo lui la preda è matura (in realtà lei è arrivata al punto che ogni volta che riceve una notifica da lui alza gli occhi al cielo), parte con l’artiglieria pesante: il Messaggio in Chattina.

Il Messaggio in Chattina può essere diretto (“Come sei carina”) ma più spesso si colloca all’interno dell’avvicinamento a spirale iniziato con i Mi Piace: butta lì una frase da conversazione spicciola e spera che lei abbocchi. Ragazze, datemi retta: non rispondete per paura di sembrare antipatiche, fighe di legno, o una qualsiasi delle altre brutte definizioni che gli uomini hanno inventato per definire le donne che non fanno quello che vogliono loro: l’unico modo di salvarsi è non rispondere, quindi ricordate che il silenzio è d’oro, che un bel tacer non fu mai scritto, che meglio stare zitti e lasciare il dubbio di essere sciocchi che aprir bocca etc. etc., e ignoratelo.

L’uomo degno del nome di stronzo

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Al geniale automobilista che:
– alla rotonda non ha nemmeno fatto finta di rallentare, figuriamoci dare la precedenza a me;
– come ho potuto constatare quando mi ha tagliato la strada, stava parlando sciallo sciallo al cellulare;
– sul rettilineo ha buttato un imballo di plastica dal finestrino;
– poi è uscito dal mio radar perché ovviamente stava facendo i 110 dove il limite è i 50;
Solo i miei complimenti. Tu sì che sei fatto per stare a questo mondo.

Pontomedusa vuole fare la pubblicità

carosello

Dovete sapere che Pontomedusa, da piccolina, voleva fare la pubblicità.

Prese la sua bella laurea in Scienze della Comunicazione (che parenti e amici di famiglia, orgogliosi genitori di iscritti a Economia attualmente fuori corso dal 2007, chiamavano simpaticamente “Scienze della Disoccupazione”), scrisse un sintetico eppur ricco curriculum e lo mandò a tutte le agenzie d’Italia, e finalmente ricevette una convocazione da un grande nome dell’ambiente, chiamiamolo Orlando Festa.

Il signor Orlando Festa la accolse nel suo ufficio, le spiegò quanto fosse figa e ammirata la sua agenzia, che bastava scriverne il nome sul curriculum per ricevere proposte di lavoro da tutto l’orbe terracqueo (consiglio per i giovani in cerca di primo impiego: se sentite le parole “fa curriculum”, alzatevi e cominciate a correre. Veloci. “Fa curriculum” significa “Non ti pago, anzi, ti faccio già un favore a non fare pagare te per fare questo fantastico lavoro che tutti vorrebbero accapararsi”), e poi lanciò la proposta: cento stagisti, ovviamente non retribuiti, rinchiusi in uno stanzone per tre mesi per realizzare un progetto, e il più meritevole (o magari due, aggiunse magnanimo il guru della pubblicità) sarebbe stato premiato con un rutilante contratto a progetto.

Pontomedusa, che all’epoca era sì giovane, ma comunque non scema, disse al signor Orlando Festa che le sembrava un ottimo modo per l’agenzia per avere un progetto realizzato a costo zero, un po’ meno attraente per i poveri stagisti. Tuttavia, spiegò, in quel momento stava svolgendo un lavoretto che le prendeva alcune ore alla settimana; dal momento che lo stage non prevedeva stipendio, Pontomedusa immaginava che non sarebbe stato un problema, nel caso avesse accettato, assentarsi ogni tanto per svolgere l’altro lavoro che le avrebbe permesso di pagarsi almeno l’abbonamento dell’autobus.

“EH NO!” tuonò il signor Orlando Festa. “E’ richiesto un impegno di 40 ore alla settimana! E se necessario, anche gli straordinari!”

E così Pontomedusa si alzò, ringraziò, e se ne andò, e lungo la strada verso casa non sapeva se ridere o piangere.
Andò a finire che accettò un lavoro in tutt’altro settore, dove almeno le davano uno stipendio degno di questo nome, e che si rivelò comunque divertente e in grado di suscitare ammirazione e invidia nelle occasioni mondane in cui ti chiedono “Cosa fai nella vita?”, quanto e forse più del mestiere di pubblicitario.

D’altra parte, vedendo le pubblicità che arrivano sulle reti nazionali, non c’è da essere tanto orgogliosi di lavorare in quel settore.
Ma questo ve lo spiegherò meglio in un prossimo post.

Pontomedusa va all’appuntamento galante

Pontomedusa torna dalla Cina e un giovane virgulto con cui si sta più o meno, diciamo, uhm, frequentando, che chiameremo Carino Adorabile, le chiede di vedersi dopo la lunga separazione.

Immaginatelo così, ma coi muscoli da runner.

Pontomedusa accetta, ma ha qualche piccolissimo problema a trovare parcheggio e si presenta con mezz’ora di ritardo.

Tenuta di Pontomedusa: maglioncino, minigonna, tacco 10, capelli raccolti con uno spillone. Tenuta di Carino Adorabile: felpa e jeans.

Ciononostante, Pontomedusa ritiene di doversi fare perdonare il ritardo e, per fare la gattina, appoggia la testa sul petto di Carino Adorabile (che, nonostante il tacco 10, è alto almeno venti centimetri più di lei). Lui purtroppo abbassa la testa mentre lei la sta rialzando e si ritrova lo spillone conficcato nell’occhio sinistro.

Pontomedusa cerca di eclissarsi ma lui, accasciato a terra e con la mano premuta su un ormai informe ammasso di sangue e gelatina, fra un urlo di dolore e l’altro le assicura che sta benissimo e possono continuare la serata. Si avviano quindi verso il locale dove consumeranno la cena: il kebabbaro all’angolo.

Lui ha anche il coraggio di dirle “Ti sei vestita così carina, e io ti porto in un posto di merda,” senza accennare però a cambiare programma. Pontomedusa abbozza: immagina che, in quanto studente, Carino Adorabile sia un po’ a corto di liquidi e abbia scelto un posto alla buona per poterle almeno offrire la cena. Invece, il conto di 8,50 euro viene diviso, nemmeno alla romana, ma in base al metodo “Cosa ho preso io, cosa hai preso tu,” che Pontomedusa pensava fosse stato abolito dalla Convenzione di Ginevra.

Pontomedusa gli concede un bacio; in realtà è un tentativo di cavargli anche l’altro occhio riutilizzando la tecnica dello spillone. Purtroppo, fallisce. Pontomedusa sale sulla sua macchina (Carino Adorabile la macchina non ce l’ha, talvolta usa il triciclo ma la sua mamma non vuole che lo prenda quando è buio) e torna mesta verso casa, comprendendo che rimarrà single ancora per un bel po’.

Dello Spirito Guida, l’Uomo dalle Braccia Conserte

guru

Ha questa espressione perché ha appena scoreggiato

Bene cari amici, il momento è finalmente giunto: a grande richiesta, vi parlerò dell’Ingegner Lammerda.

L’Ingegner Lammerda ha cercato di evitare il post su di sé sostenendo che non posso essere così commerciale da scrivere su richiesta, dimenticando che un sacco di post che scrivo sono su SUA richiesta. Ma la vostra Pontomedusa, ovviamente, non ci è cascata!

Dice: ma come ha fatto una persona spumeggiante e sorprendente come Pontomedusa a socializzare con un noioso come l’Ingegner Lammerda? Semplice: eravamo a scuola insieme. DALLA PRIMA ELEMENTARE. Già allora, la particolarità del non ancora ingegnere era di avere sempre le braccia conserte. SEMPRE. Ho delle foto di classe che possono dimostrarlo, ma non le mostrerò perché potrebbero essere usate anche contro di me (la mia conturbante bellezza è sbocciata solo dopo il liceo).

Dopo molti anni di separazione (in cui, manco a dirlo, tutti e due stavamo benone soffrivamo come se ci mancasse una parte di noi) ci siamo ritrovati, e quasi subito si è auto-eletto a mio Spirito Guida, perché cerca di portarmi sulla strada della virtù. Fallendo miseramente ogni volta. Ma in questo caso non è colpa sua, sono io che sono virtù-resistente.

Lo Spirito Guida, invece, è molto virtuoso. Oltre ad avere scelto la professione di ingegnere, che come sanno tutti è la più virtuosa dopo quella del prete, è anche padre di famiglia. Sua moglie, che per ovvii motivi ha scelto di mantenere il cognome da nubile, è una ragazza bella e simpatica, e da questo deduciamo che deve avere serii problemi di vista e di udito; o forse si è macchiata di una colpa imperdonabile e ha scelto questo modo per espiare tutta la vita, tipo Frate Cristoforo.

Poiché lo Spirito Guida è molto virtuoso, non mi ha minacciata di morte quando gli ho detto che stavo scrivendo questo post, ma mi ha chiesto di ricordare almeno che è anche un musicista.
E’ vero, e vi devo dire che non è neanche malaccio, ma la sua carriera non riesce a decollare. D’altra parte, voi comprereste il disco di uno che fa l’ingegnere ed è felicemente sposato con prole? No, infatti. Noi abbiamo bisogno di storie strappalacrime, di rockstar maledette, di figure ambigue.

E infatti la grande nemesi dello Spirito Guida è un musicista partito come artista di strada e che adesso invece ha una certa eco anche nel mainstream. Per non fargli pubblicità (tanto fa cagare) lo chiameremo “Alquanto”. Ho cercato di convincere lo Spirito Guida a andare a vivere per strada e nutrirsi frugando nei cassonetti: con il mio sapiente uso del viral marketing, lo avrei fatto diventare un fenomeno del web e gli avrei aperto la strada verso il successo.
Ma lui non ne ha voluto sapere, così mi ha negato la soddisfazione di vederlo frugare nella spazzatura.

E allora, per dispetto, ho aperto il blog. Così almeno lo posso smerdare qua. E lui me lo lascia fare, con la speranza un giorno di potermi rinfacciare che LUI ha aperto la strada verso il successo a ME.

Certo, mica lo fa perché è buono. Lui non è buono. Lui è Lammerda.