L’aragosta single

lobster

Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

Immaginate un mondo in cui è vietato essere single, in cui tutti appena raggiunta la maggiore età si gettano alla affannosa ricerca di un partner, in cui i matrimoni finiscono esclusivamente per vedovanza o perché uno dei due ha trovato un altro, altrimenti continuano a trascinarsi stancamente per anni.

Che dite? E’ il nostro mondo? Be’ un po’ sì. Qui andare da soli in qualunque posto (ristorante, museo, hotel, cinema) si porta dietro una stigma di disapprovazione e vergogna, se le donne vanno in giro da sole si dà per scontato che vengano molestate (riportato tale e quale anche nel film in questione…take a minute to think about it), se sei single tutti ti chiedono cosa aspetti a sistemarti o si domandano quale tara nascosta avrai, che non riesci a trovarti uno straccio di compagno/a… però almeno a noi non ci trasformano in animali se non riusciamo a trovare la nostra metà.

Nel mondo di The Lobster, invece, sì.

Tutti i single vengono portati in un hotel dove devono trovare un compagno entro 45 giorni. Chi non ci riesce, viene trasformato in animale (però può scegliere quale).
Gli animali vengono rilasciati nel vicino boschetto (quindi a tutti gli effetti diventa un boschetto dove c’è un fottio di animaletti un po’ matti), dove trovano rifugio anche i single che sono riusciti a fuggire prima della trasformazione. Gli ospiti dell’hotel escono quotidianamente a caccia di questi Solitari, e per ogni Solitario che riescono a catturare ottengono un giorno in più di permanenza all’hotel.
Va da sé che questo bosco ha un che di surreale, con selvagge cacce all’uomo mentre sullo sfondo si aggirano non solo conigli e lupi (e passi), ma anche pavoni, cammelli, pony biondini.

Nell’hotel è vietato masturbarsi, pena avere la mano infilata in un tostapane, in compenso è obbligatorio farsi stimolare dalla cameriera che si interrompe sempre sul più bello: questo per stimolare gli ospiti a procacciarsi al più presto un partner sessuale.
Inoltre, si dà per scontato che due persone, per stare bene insieme, debbano avere qualcosa in comune: una passione, un handicap, un modo di vedere le cose. Eh sì, perché se due persone annunciano di essersi messe insieme, non solo devono spiegare perché vanno d’accordo, ma sono messe alla prova per un mese in cui devono dimostrare che si amano davvero, se no devono ricominciare da dove sono partiti.
L’amico del protagonista, per esempio, che a quanto pare è svantaggiato avendo una leggera zoppia, per sedurre una ragazza che ha spesso emorragie nasali finge di avere lo stesso problema, dando capate a destra e a manca quando lei non guarda, in modo da perdere sangue dal naso come lei.

Il protagonista, David, vede il suo tempo ormai agli sgoccioli e decide di conquistare La Donna Senza Cuore, fingendo di essere anche lui privo di sentimenti. Le cose vanno abbastanza bene finché lei, decisa a metterlo alla prova, gli uccide il fratello, che David si era portato dietro sotto forma di cane perché era stato trasformato anni prima, dopo avere fallito nel tentativo di trovare una compagna.
David non riesce a nascondere le lacrime e lei decide di denunciarlo alla direzione dell’hotel; David però riesce non solo a sfuggire alla ormai ex-compagna, ma addirittura, grazie all’aiuto della cameriera (un’infiltrata dei Solitari), a catturarla e trasformarla in animale, così impara.

A questo punto David deve scappare, e si unisce ai Solitari. Capisce però che è come finire dalla padella alla brace, perché qui è assolutamente vietato avere qualunque tipo di relazione amorosa, pena il Bacio Rosso, cioè il taglio delle labbra, o il Sesso Rosso, che è meglio non approfondire cosa sia.
E giustamente David, che nelle relazioni come Pontomedusa è un vero fortunello, ora che è in un posto dove è vietato avere storie d’amore che fa? Si innamora, e pure ricambiato! Di una ragazza che è miope, come lui. Perché, come detto, qua se non c’è un tratto in comune non si pensa che due persone possano stare insieme, un po’ come le affinità calcolate dai siti di dating, praticamente, portate all’estremo.

La Leader dei Solitari scopre la tresca, e porta la ragazza di David in città per correggere la sua miopia col laser. In realtà già questo sarebbe un piano geniale, perché una donna che ci vede bene, secondo i loro cervelli bacati, non può amare un miope, e quindi distruggerebbe la loro relazione; ma siccome la Leader è proprio cattiva, corrompe l’oculista perché accechi la poveretta.

David, quando lo scopre, decide di fuggire comunque con l’amata, ma prima si vendica della Leader lasciandola legata in una fossa, in modo che i lupi la divorino.
Finalmente David e la sua ragazza arrivano in città e potrebbe essere un lieto fine, ma…
…ma una cieca e un miope non possono amarsi, no? E quindi David, dopo essersi fatto mostrare tutte le parti di lei che preferisce, per imprimersele bene nella mente, va a cavarsi gli occhi con un coltello, mentre lei aspetta tranquilla bevendo acqua minerale.

…e vissero tutti felici e contenti.

 

Rei, un uomo uno gnocco, però non tromba mai

Che dire di Rei? Un gnoccolone da paura che si aggira per i desolati deserti che costituiscono il mondo post-bomba in cerca dell’Uomo dalle Sette Stelle, giustamente incazzato che quest’ultimo gli abbia rapito la sorella e ora verosimilmente passi le serate a sodomizzarla.

Sul fatto che Rei sia gnocco non si discute, tanto che anche gli uomini lo trovano attraente, non solo quando Rei si traveste da donna per tendere tranelli ai crestoni e derubarli; persino quando ha le sue sembianze quotidiane uno dei fratelli Cobra si lascia sfuggire che lo trova un bellissimo ragazzo!

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Chi può resistere a degli occhioni da cerbiatto così?

Ma, come si sa, Rei è anche uno che cinghia forte. Fa quindi subito amicizia con Ken, e insieme decidono di aiutare Mamiya a salvare il suo villaggio da quei prepotenti della famiglia Cobra.
Ora, fin dal primo incontro è chiaro che Rei se la bomberebbe volentieri, la cara Mamiya, fa giusto un po’ specie che il suo modo di farle la corte sia strapparle i vestiti di dosso ad ogni occasione. E’ ancora più inquietante se si considera che Mamiya ha subito ripetuti stupri ad opera di Juda, e che verosimilmente la sorella dello stesso Rei stia subendo la medesima sorte.

Comunque, come dicevamo, il villaggio di Mamiya è minacciato dalla famiglia Cobra, che è come la famiglia Brady, però in versione maniaci-sadici-assassini. Se poi consideriamo che sono tutti figli di Papà Cobra, non vogliamo pensare a cosa abbiano passato quelle povere madri.
cobra

brady

…uguali

Dopo una serie di scaramucce, morti e tragedie, durate circa 20 puntate, finalmente Rei, Ken e Mamiya decidono di attaccare la famiglia Cobra e farla finita. Da notare che, incredibilmente, in queste 20 puntate a Ken non si strappa mai la maglietta, nonostante le botte da orbi, altrimenti Rei vedrebbe le Sette Stelle e la sceneggiatura sarebbe costretta a deragliare.

Ma Babbo Cobra ha un asso nella manica: Airi! Minacciando la povera tapina, costringe Rei e Ken a combattersi a vicenda. I due, però, grandi fan del WWE, inscenano un incontro farlocco che termina con la (finta) morte di entrambi. Quando i Cobra boys meno se lo aspettano, il nostro Dinamico Duo torna in vita e li gonfia tutti di mazzate.

Finalmente Airi è sana e salva, ma dopo alcune simpatiche parentesi che vedono protagonisti Jagi e Amiba ecco che l’esercito del Re di Hokuto attacca il villaggio di Mamiya! “Non si può mai stare tranquilli 5 minuti,” pensano gli abitanti.
Fra l’altro è da notare che, fino a questo punto, l’identità del Re di Hokuto è ancora ignota ai nostri amici. Uhm, vediamo un po’, quattro fratelli di Hokuto, Ken è Ken, Toki lo hanno recuperato, Jagi è morto, ma chi sarà mai? Uh, uh, che colpo di scena, chi avrebbe mai pensato che potesse essere il quarto fratello Hokuto, Raoh? Ma no, la colpa non è dei neuroni pigri di Ken, ma degli adattatori italiani, perché in giapponese il re si chiama Re del Pugno, quindi in effetti avrebbe potuto anche essere un Maestro della, che so, Sacra Scuola della Mozzarella. Ma torniamo a noi.
Rei, per fare il figo di fronte a Airi e Mamiya, sfida il nostro Re, che senza manco scendere da cavallo gli fa il colpo-segreto-che-dopo-tre-giorni-muori. E mo’ so cazzi.

Rei decide di dedicare i suoi ultimi giorni a vendicare l’onore di Mamiya uccidendo Juda, ma di questo abbiamo già parlato in altra sede.

Sconfitto il nemico-amico, Rei si prepara ad affrontare la morte. Mamiya finalmente ammette di amarlo, e lui pensa “Esticàzzi! E dirlo prima?”
Comunque, poi, muore da solo con dignità, ma soprattutto in un fiume di flashback che servono a riempire una puntata intera senza dover disegnare materiale nuovo. Il nostro eroe viene salutato dalle lacrime di tutti, che non lo dimenticheranno mai, o almeno fino alla prossima puntata: tutti allegri che arriva Souther!

Di villains mancati, commissari tornati in forma e nerd che fanno meta

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Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

E così, Jerome non era il Joker.
Pensavamo di avere capito tutto, e invece gli autori di Gotham ci hanno fregati. Jerome sarà l’ispirazione per il vero Joker, e detto questo lo salutiamo con la manina, e scusa per la coltellata in gola, Jerome, ma eri più utile da morto che da vivo.

E l’altra cosa che pensavamo di avere capito, con tutti i commissari fatti fuori uno dopo l’altro e Jim che era l’unico che mantenesse un po’ d’ordine, era che finalmente sarebbe diventato commissario, no? D’altra parte lo conoscono tutti, il Commissario Gordon. E invece?
E invece, è arrivato a Gotham il Commissario Scali:
scaliSolo che nel frattempo è passato da The Shield, ed è diventato così:
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Il nuovo commissario mette su un gruppetto di giovani reclute sveglie e volenterose, fra loro anche Josie:

josie gothamChiaramente, anche lei prima faceva altro:

josie

Intanto, Alfred allontana Selina-Catwoman da Bruce giusto in tempo perché il rampollo incontri una nuova potenziale fidanzatina: la nipote del super-villain Theo Galavan. Dalla padella alla brace.

E finalmente, forse stasera E.Nygma tromba. Vai Eddie!

Di psiche, ultime perle e disgusto

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Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

Quando uscirono i primi trailer di Inside Out, la prima cosa a cui pensò Pontomedusa fu Herman’s head, telefilm che la piccola Pontomedusa guardava il pomeriggio su Rai Tre anziché fare i compiti. Le sembrava un chiaro omaggio e pensò semplicemente che il film della Pixar lo avrebbe visto volentieri.

herman

Nella testa di Herman vivevano Lussuria, Ansia, Sensibilità e Razionalità.

Ma il Popolo della Rete la pensava diversamente. Evidentemente, era composto di persone che, da ragazzi, il pomeriggio facevano i compiti, perché passò dal celebrare il film per l’originalissima idea di base a insultarlo come copione quando finalmente qualcuno fece presente l’esistenza del vecchio telefilm.
Adesso lo hanno scritto anche su Wikipedia, quindi la transizione è completa.

Visto che non si poteva più celebrare il film per l’originalità dell’idea della Psiche rappresentata da varii personaggi, ma poiché per la Pixar bisogna fare il tifo a prescindere, ecco tutti ad applaudire per il profondo messaggio del film: la Tristezza serve per apprezzare la Felicità.

Ah, questo sì che è un messaggio nuovo e mai sentito! Ah, tranne che Pontomedusa, ancora bambina, lo aveva trovato in una favola di Andersen che ancora adesso ama copia/incollare nei commenti dei messaggi tristi su Facebook, sicura che nessuno leggerà fino in fondo e quindi l’amico di turno non capirà mai perché cacchio Pontomedusa si metta a scrivere favole a commento del suo post su quanto si senta depresso perché è finita l’ultima stagione di The walking dead.

La favola si chiama L’ultima perla, e la copio/incollo anche a voi, così potete ignorarla e saltare subito alla fine del corsivo per leggere il finale del post:

Era una casa ricca, una casa felice; tutti, padroni, servitori e amici, erano contenti e beati, perché quel giorno era nato un erede, un maschietto, e madre e figlio stavano bene.

Lo spirito tutelare della casa stava a capo del letto, e sopra il bambino, attaccato al seno della madre, si stendeva come una rete di stelle lucenti e preziose: ciascuna di esse era una perla di felicità. Tutte le buone fate della vita avevano portato i loro doni al neonato, e lì risplendevano la salute, la ricchezza, la felicità, l’a­more, in breve, tutto quel che gli uomini possono desiderare su questa terra.

– Tutto è stato portato in dono! – dichiarò lo spirito tutelare.

– No, – replicò una voce lì vicino, quella dell’angelo custode del piccolo. – Una fata non ha ancora portato il suo dono, ma lo porterà, dovessero anche passare degli anni, lo porterà. Manca l’ultima perla!

– Manca? Ma qui non deve mancare nulla, e se è vero quello che dici, cerchiamo quella fata potente, andiamo da lei!

– Sei tu a volerlo, – disse l’angelo custode del bambino. – Ti porterò da lei, dovunque essa sia!

E sì librarono, tenendosi per mano, verso il luogo dove si trovava in quell’attimo la fata che cercavano.

In mezzo alla stanza c’era una bara scoperchiata; in essa riposava il cadavere di una donna ancora nel fiore degli anni.

– Dove mi hai condotto? – chiese lo spirito. – Qui non c’è nessuna fata la cui perla sia tra i doni più belli della vita.

– Ora essa è qui, proprio in questo sacro momento, – assicurò l’angelo custode, indicando un angolo.

Lì sedeva ora una donna straniera, con un ampio e lungo vestito, la fata del dolore; ora era lei la padrona, la madre, al posto della morta. Una lacrima ardente le cadde in grembo e si tramutò in una perla risplendente di tutti i colori dell’arcobaleno; l’angelo l’afferrò e la perla scintillò come una stella dal semplice splendore.

– La perla del dolore, l’ultima, quella che non può mancare! È lei che moltiplica lo splendore e la potenza delle altre.

Ma alla fine, il film è bello? Ma sì che è bello, e anche commovente. E forse vi chiederete, ma quale emozione guiderà mai nel cervello di Pontomedusa?

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Buonasera, sono Pontomedusa, sono una pheega spaziale ma continuo ad incontrare pirla, ormai faccio la collezione, spero di finire presto l’album così magari finalmente ne incontrerò uno decente!

E’ trendy, carina, sarcastica, l’unica sana di mente in un mondo di pazzi in delirio, e ha pure gli occhi verdi. Eh sì, Disgusto è la versione psichica di Pontomedusa.

Di boss della mala, psicopatiche viziatelle e specchi tentatori

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Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

Nella seconda stagione, ognuno ha guadagnato un pezzetto di oscurità.

Pinguino è ormai un super boss della mala. Sicuro quando muore si farà fare un funerale completo di carrozza coi cavalli e banda musicale.

Barbara-ormai-non-più-Gordon si sta rivelando un bel tipino. Io la preferisco come psicopatica assassina che come la viziatella-gne-gne degli inizi. Sarebbe bello se diventasse una villain classica. Per esempio la vedrei bene come Poison Ivy, una cattiva che ha sempre puntato sulla sensualità e che odia l’intero genere umano.
Quella ragazzina vestita di verde è chiaramente solo una che passa nell’inquadratura ogni tanto, potremmo dimenticarla senza rimpianti: è chiaro che non sia Ivy Pepper la vera Poison Ivy, è persino vegana!

E.Nygma l’aveva già fatta fuori dal vasino alla fine della scorsa stagione, e adesso ha un bello sdoppiamento di personalità, con la sua immagine allo specchio che gli parla e cerca di convincerlo a fare le brutte cose. Per me va bene, ma se comincia a lanciare una moneta, io voglio i miei soldi indietro.

Gordon, finalmente, ha il suo Cobblepot. E per colpa del vero Cobblepot, che in realtà non è stato il suo Cobblepot, perché…oh, lasciamo perdere.

Il piccolo Bruce ha scoperto la Batcaverna. E ha scoperto anche che Alfred sa fare le bombe, oltre a un ottimo tè.

Di paradossi temporali, ermafroditi e confusione mentale

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Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.
Dico sul serio: non leggete questo post se non avete già visto
Predestination o letto il racconto da cui è tratto, Tutti voi zombie.

Un agente cerca di disinnescare una bomba ma non ci riesce, e l’esplosione gli dà fuoco alla faccia. In preda al dolore, cerca di raggiungere una custodia da violino: un’altra persona gliela avvicina, e appena l’agente riesce a toccarla si smaterializza.

Si sveglia tutto fasciato in un ospedale futuristico. Gli spiegano che la sua faccia non sarà più la stessa e che c’è anche un danno alle corde vocali, ma comunque presto si riprenderà abbastanza da compiere l’ultima missione. Il medico appunta anche sulla cartella che ci sono segni di danni mentali, ma non ne fa parola al paziente. Il protagonista è infatti un agente temporale, che cerca di impedire a un terrorista attivo negli anni ’70, Fizzle Bomber, di compiere le sue stragi.

Tolte le fasciature, scopriamo che l’agente è Ethan Hawke con la faccia un po’ rovinata dalle cicatrici. Dopo poco tempo, però è tornato abbastanza caruccio da trasportarsi, tramite la custodia di violino che in realtà è una macchina del tempo portatile, negli anni ’70, dove lavora sotto copertura come barman.

Uno degli avventori è un tizio che sembra una donna. Anzi, secondo me è proprio una donna. Infatti, dopo un po’ di conversazione, arriva la rivelazione: è proprio una donna!

Ah vabbè, se va avanti così, pensa Pontomedusa. Ma una volta tanto si sbaglia.

Comunque, noi volevamo vedere un film di fantascienza e invece ci troviamo proiettati in un feuilleton.

Negli anni ’50, Tiziochesembraunadonna è appunto una bambina, abbandonata di fronte a un orfanotrofio. E’ una bambina bruttina, manesca e molto intelligente. Giunta alla maggiore età, un ufficiale governativo, il Signor Robertson, le offre un lavoro come prostituta spaziale: le donne infatti in quegli anni non possono fare gli astronauti, ma c’è un nuovo innovativo programma per portarle nello spazio in modo da fornire “compagnia particolare” agli astronauti.

Sembra incredibile, ma Tiziocheèancoraunadonna desidera questo lavoro da morire, tanto è il suo desiderio di andare nello spazio. Si fa però coinvolgere in una rissa, e per questo viene espulsa. In realtà, Pontomedusa sospetta che il vero motivo stia negli esami medici, visto che il dottore accenna al Signor Robertson che i risultati mostrano che la ragazza non può fare parte del programma (nota per gli sceneggiatori: Tiziocheèancoraunadonna non ha assisitito a questo avvenimento, e visto che questo flashback è un suo racconto, è legato al suo punto di vista, quindi non dovreste mostrarci cose che lei non sa…vabbè, mettetevi un appunto per il prossimo film che scriverete).

Tiziocheèancoraunadonna va quindi a fare le pulizie per mantenersi, mentre la sera va a scuola di buone maniere nella speranza che il Signor Robinson la faccia riammettere nel programma.
E qui conosce un uomo, di cui non vediamo il volto né sentiamo la voce (qui Pontomedusa avrebbe dovuto insospettirsi, ma a volte è davvero ingenua) che dopo un po’ sparisce nel nulla.
Poco dopo il Signor Robertson torna da lei per proporle un lavoro da agente temporale, ma Tiziocheèancoraunadonna scopre di essere incinta, e così va tutto in merda.

Tiziocheèancoraunadonna partorisce col cesareo, ma quando si risveglia dall’intervento viene informata che i medici, operandola, hanno scoperto che è un ermafrodita, con gli organi maschili rimasti all’interno dell’addome. Poiché a causa di un’emorragia massiva hanno dovuto asportare utero e ovaie, hanno pensato bene di sottoporla a un intervento di riassegnazione del sesso al volo, senza informarla, utilizzando i suoi organi maschili ancora intatti.
Ora, a voi questa sembrerà forse una cagata spaziale (per rimanere in tema), un’esagerazione che, anche in un racconto di fantascienza, minaccia seriamente la sospensione dell’incredulità.
Ma meno male che invece c’è Pontomedusa che vi impara le cose, e vi racconta che negli anni ’60 ci fu il caso di un bambino il cui pene fu irrimediabilmente danneggiato da una circoncisione malfatta, e i medici ebbero la bella pensata di terminare il lavoro costruendogli una bella vagina e riconsegnandolo ai genitori dicendo loro di trattarlo da bambina e somministrargli estrogeni quando fosse arrivata l’età dello sviluppo sessuale.

Quindi insomma, Pontomedusa non si scompone.
Tiziocheadessoeffettivamentenonèpiùunadonna invece un po’ sì, comprensibilmente, ma si scompone ancora di più quando sua figlia viene rapita da ignoti, e mai più ritrovata.
Dopo quasi un anno, la riassegnazione del sesso è completa, e Tiziochesembraunadonnaeorasappiamoperché, dopo le prime difficoltà, comincia a guadagnarsi da vivere scrivendo confessioni di vita vera per una rivista tipo Intimità con lo pseudonimo di Ragazza Madre, nutrendo un odio profondo per l’uomo che l’ha sedotta e messa incinta, dando inizio a tutta la catena di eventi che ha distrutto tutte le possibilità di realizzare i suoi sogni.

Il Barista gli fa una proposta: lo porterà di fronte a quell’uomo e lui potrà ucciderlo, e se lo farà potrà diventare un agente temporale.
Il modo è semplice: il Barista porterà Tiziochesembraunadonna indietro al momento in cui i due si sono conosciuti. Qui Pontomedusa finalmente recupera le sue facoltà mentali, complice anche il fatto che diversi personaggi canticchino I am my own granpa (il paradosso temporale per eccellenza) e dice: non è che il seduttore è proprio lui stesso, e che il Barista lo sta portando sul luogo dell’incontro proprio perché il destino si compia?

E infatti.

Mentre Tizio consuma la sua storia d’amore con sé stesso (ma non si configura come incesto? brrr), il Barista torna indietro a prendere la loro bambina. Qui ha una conversazione con il Signor Robertson che gli dice che lui è l’agente temporale migliore perché è egli stesso frutto di un paradosso temporale. A questo punto Pontomedusa, che veramente quella sera non era molto brillante, pensa che potrebbe essere la figlia di Tizioancoradonna&Tiziononpiùdonna, ma è un maschio, quindi come è possibile? L’amica che è andata al cinema con Pontomedusa si rivela ben più sveglia di lei dicendole Vedrai che rapisce la bambina e la porta sulla soglia dell’orfanotrofio! E infatti va proprio così, Tizio è il proprio padre, madre e figlia. Aiut.

Il Signor Robertson mette anche in guardia il Barista dal fare un uso troppo spregiudicato dei salti nel tempo, visto che alla lunga possono causare deliri e demenza, e lui comincia già ad avere i primi sintomi.
Il Barista fa ancora un salto per aiutare il sé stesso ustionato avvicinandogli la custodia/macchina del tempo, va a recuperare Tiziononpiùdonna in modo che abbandoni Tizioancoradonna e diventi il migliore agente temporale di sempre…migliore qua, migliore là, aspetta…no, Pontomedusa stasera proprio non ce la fa.
Devono proprio metterle i sottotitoli per farle capire che il Barista è sempre Tizio, prima dell’esplosione non lo avevamo visto in volto e lo avevano ben detto che la sua faccia e la sua voce non sarebbero mai più state quelle di prima…ma oh, Pontomedusa quando ci si mette è di coccio.

Il Barista intanto, avendo assicurato la sua stessa esistenza, si rassegna ad andare in pensione, chiedendo di essere mandato pochi giorni prima dell’ultimo attentato di Fizzle Bomber.
Giusto, perché noi credevamo che il fulcro del film fosse catturare ‘sto terrorista, invece il film è quasi finito e niente.

No, aspetta: la macchina del tempo in sua dotazione dovrebbe essere disattivata, ma per un errore questo non avviene. Il Barista la vede come un’occasione per continuare la sua indagine sul bombarolo, ma esaminando meglio le prove gli viene un sospetto, che è già venuto anche a Pontomedusa (finalmente!): Fizzle Bomber è un sé stesso più vecchio, completamente rimbambito dai viaggi nel tempo, che fa saltare in aria la gente per prevenire delle tragedie che lui sa accadranno (il fatto che collateralmente faccia morire più gente di quella che sarebbe morta nella timeline originale non raggiunge il suo cervello ormai bacato).

Il Barista uccide il Bombarolo e previene così l’ultimo attentato. Ma non sarebbe meglio uccidere anche sé stesso, impedendo così tutti gli attentati precedenti?
Questo agli sceneggiatori non è venuto in mente. O magari, tornato a casa, il barista si limiterà a segnalare la mancata disattivazione della custodia, impedendosi così di viaggiare ancora nel tempo e fare casino.
Comunque il film è finito e noi abbiamo tutti mal di testa. Però siamo anche felici, perché abbiamo visto una cosa bella.

Maccio Capatonda ha fatto la cacca

italiano medio

Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

Italiano medio dovrebbe essere una parodia, ma sembra un documentario. Purtroppo.

Ha molto a che spartire con Idiocracy, potrebbe quasi essere lo stesso film, il remake italiano, se non fosse che in Idiocracy c’è più speranza, perché l’americano medio del presente è ancora passabile, e siamo ancora in tempo per invertire la tendenza affinché l’americano del futuro non diventi come quello del film; l’Italiano medio, invece, è già nel presente, e non c’è rimedio.

La soluzione presentata dal film alla situazione alla Dr Jekill e Mr Hyde non è affatto sciocca dal punto di vista narrativo, e non è nemmeno assurda, dal momento che secondo la psichiatria attuale la cura per la personalità multipla è integrare le varie personalità in un unicum più sfaccettato.

Ma è chiaro che quello che a livello diegetico è presentato come un lieto fine, a livello extradiegetico (anche per l’autore stesso), non lo è affatto, in quanto trionfo proprio della mediocrità.

Anche il pre-finale alla Fight Club non è affatto posticcio, ed è anticipato dalla chiarissima citazione del Project Mayhem, non solo nella scena più eclatante ma nella trama tutta (quello dei Salmoni non è forse un Progetto Caos?) e, più sottilmente, dai titoli di testa, in cui viene citato Brad Pitt, per correggersi (com’è ovvio) immediatamente dopo.

Insomma, voi vedetela come volete, ma per me è un film di valore scritto da uno che chiaramente ne sa.
E inoltre, contiene una frase di grande profondità che da oggi diventerà il mio motto: “Nelle tue parole sento solo scoregge, ma quando farai la cacca?”
Con questo film, Maccio la cacca l’ha fatta.