50 Sfumature di Dentifricio

dentifricio

E’ il titolo del mio prossimo libro.
Narra di una bella e vivace trentenne single che ha un grosso problema: non riesce a lavarsi i denti senza sbrodolarsi.
Fra l’altro, è un’opera di chiara ispirazione autobiografica.

A parte gli scherzi, mi rifiuto di leggere il libro (per tacer del film), ma ho letto degli articoli a proposito, e un’idea me la sono fatta.
Alla fine, è una rielaborazione moderna della favola di Cenerentola: lui ricco bello e con l’elicottero, lei timida stagista inesperta.
Negli anni ’90 avevamo avuto Pretty Woman, negli anni ’10 le Sfumature. Il BDSM aggiunge quel po’ di pepe e trasforma il film in un porno in cui alla fine i due si sposano, come diceva quella vecchia barzelletta.

Ammetto comunque di avere dei profondi pregiudizi, dato che il libro è nato come fan fiction di Twilight. Quindi, come nota lo Spirito Guida, E.L. James ha iniziato come me.
Solo che, siccome lei è partita da una fandom demmérda per scrivere un raccontino banale con personaggi stereotipati e dialoghi da fare accapponare la pelle, ha avuto successo.
Pontomedusa, invece, parte da opere di grande profondità e impatto sulla cultura contemporanea (tesi di laurea sono state scritte su Hokuto no Ken!) per scrivere opere studiate fin nel minimo dettaglio per mantenere freschezza e scorrevolezza pur senza rinunciare a un significato nascosto in un secondo livello di lettura…e s’attacca. Quindi, scusatela se ha un po’ il dentino avvelenato.

Ad ogni modo, se volete davvero vedere un film che tratta l’iniziazione al BDSM di una ragazza ingenua ad opera di un affascinante uomo d’affari, io vi consiglio Secretary.

Secretary

Di frasi profonde, editoria e crollo fisico a quarant’anni

bacio

Chi è Francesco Sole?
Io personalmente non ho ancora capito se è uno che sembra scemo ma alla fine scrive cose intelligenti, o uno che sembra intelligente ma in realtà scrive scemenze.

Il suo marchio di fabbrica è, praticamente, pubblicare foto di post-it con scritte sopra delle frasi profonde sulla vita (o che almeno *sembrano* profonde), in particolare sulle relazioni interpersonali. Inoltre, pare anche che sia un bel ragazzo.
Cioè, adesso che ci penso, Francesco Sole è la versione attuale del Fabio Volo di dieci anni fa (cioè prima che perdesse i capelli).

Comunque, adesso Francesco Sole ha appena pubblicato un libro, dal che si evince che ovviamente in questo post parlano l’invidia e la gelosia, che a Pontomedusa non fanno pubblicare nemmeno un volantino da distribuire di fronte ai centri commerciali.

Però davvero, qua sempre di più ho l’impressione che facciano pubblicare a cani e porci, perché io niente? Chi sono, la figlia della serva? Vi assicuro che sono un bel donnino anche io e nelle foto promozionali farei la mia porca figura, però dobbiamo sbrigarci, prima che arrivi ai quarant’anni e crolli tutto.

Di follower, blogger miseri e cantautori sfighè

success

Oggi parlavo con lo Spirito Guida dei miei miseri risultati come blogger.

Ingegner Lammerda: Ma in definitiva, quante visite hai al giorno?

Pontomedusa: Fra accessi diretti e visualizzazioni su Paperblog, direi in media 65.

IL: Buono!

P: Dici? A me sembrano proprio pochine.

IL: Magari avessi io 65 persone che ascoltano le mie canzoni! Invece sai in quanti le hanno sentite?

P: No.

IL: Solo io. Nemmeno mia moglie ne vuole sapere.

P: … Vabbè. Comunque quello che mi dispiace è avere solo 25 follower su Facebook, quello strùnz di Zuckerberg non mi lascia amministrare completamente la pagina se non ne ho almeno 30.

IL: Pensa che la mia pagina ne ha 11!

P: … Vabbè. Allora ammetterai che se su Facebook hai 11 follower e su Twitter centinaia, quelli su Twitter non sono che frutto di un becero voto di scambio.

IL: Ma no, che dici! E’ che su Twitter posto su un sacco di argomenti! Sono tutti sinceramente interessati alle mie ficcanti opinioni!

P: … Vabbè. A casa tutto bene?

Insomma, praticamente è una guerra fra poveri, ma io almeno sono meno sfighè.

Pontomedusa vuole fare la scrittrice

scrivere

Vi svelo un segreto.

Quando ho cominciato a scrivere, diciamo un paio di anni fa, ho cominciato con la narrativa. Mesi dopo, ho deciso che per pubblicizzare i miei racconti a un pubblico più vasto aprire un blog poteva essere una strategia vincente.
I miei racconti sono pubblicati su un sito che potete raggiungere dai link qui a destra, il punto è che nessuno ci clicca sopra. E se anche proprio per sbaglio perché il mouse non funziona qualcuno su quel link ci va, non prosegue nella lettura.
Ho la sensazione che chi mi segue come scrittrice non mi percepisca come blogger, e viceversa. Quindi la mia strategia iniziale si è rivelata fallimentare! Va be’, mi diverto pure a scrivere il blog, quindi alla fine siamo tutti contenti lo stesso.

Però, tengo anche tanto ai miei racconti. Allora, mi è venuta un’altra idea malsana: pubblicare i racconti *anche* sul blog.
Il Communication&Marketing Director del blog si è immediatamente opposto, sostenendo che bisogna avere un taglio preciso che si rivolga al target di riferimento. Il Sales Director ha ribattuto che tanto il blog già parla della qualunque, “Questa un giorno scrive di film da nerd, un altro pubblica un post che sembra uscito dal diario di Bridget Jones, ma lasciale aggiungere pure ‘sta cagata della letteratura! Metti che così altri due o tre lettori a cui non frega niente né di Batman né delle trentenni in crisi li raccattiamo!”
A questo punto mi sono ricordata che sia il C&MD sia il SD sono solo frammenti della mia mente malata, e quindi ho deciso che potevo fare quello che volevo. E io voglio pubblicare i miei racconti pure sul blog.

Allora, per tutelare voi poveri lettori che siete tanto dolci e gentili e vi voglio bene tutti, farò così:
– Tutti i racconti saranno sotto la nuova categoria Narrativa, così quando la vedete in un nuovo post potete scappare a gambe levate e non sfracassarvi i maroni.
– Per quanto riguarda i racconti a puntate, pubblicherò qui solo quelli completi, così se qualche anima pia si commuove e decide di leggere qualcosa, potrà essere sicuro che arriverà anche il finale in un tempo ragionevole. Ad ogni modo, ogni post conterrà una sola puntata. Il racconto a puntate monopolizzerà i post della categoria Narrativa finché non sarà concluso.
– Pubblicherò solo i racconti originali e non le fanfiction, perché boh. Mi sembra giusto così. Caso mai qualcuno non riesca a dormire la notte al pensiero di essersi perso le mie fanfic, sappia che esiste sempre il link sulla destra.
– I post Narrativa saranno pubblicati a cadenza random, alternati ai post più propriamente detti. Il blog continua come prima, non so se sia una notizia buona o cattiva, ma così è.
– I racconti saranno preceduti da uno specchietto che specificherà genere e qualche avvertenza, giusto perché spesso ci sono il sesso, la droga, il rock’n’roll e la viulènza, come nei vidiogheims di cui già sappiamo.

E basta. Presto pubblicherò il primo racconto per iniziare l’esperimento, ma voi non scappate perché sto preparando anche un nuovo arguto e ficcante post su Scarlett Johansson e i Mini Pony, o forse sulla fauna che si sviluppa nella lavastoviglie di Pontomedusa. Adesso ci penso.

Di Twitter, la versione telematica della prima elementare

twitter

Ho scoperto che oggi compio un anno di presenza su Twitter.

In un anno, ho raccolto intorno alle mie sagge parole ben 10 followers.

Sicuramente sarà perché, lo ammetto, io Twitter non lo usare. Non ci scrivo quasi mai niente se non gli aggiornamenti di altri siti e, soprattutto, non so entrare nella logica da prima elementare “io faccio amico te se tu fai amico me”.

Infatti, se non usate Twitter forse non lo sapete, ma esiste tutto un sistema di voto di scambio, in cui ogni tanto qualche sconosciuto, che non si sa perché mai si debba interessare alle vostre cose, comincia a seguirvi. In realtà, è un segnale: anche voi dovete seguirlo, altrimenti dopo pochi giorni vi toglierà il suo favore.
I più infidi smettono comunque di seguirvi, ma dopo qualche mese, sperando che non ve ne accorgiate e quindi non gli rendiate pan per focaccia. Lo Spirito Guida (che in queste cagate è maestro) mi ha detto che esistono persino dei software che incrociano follower e followees per dirvi chi sono quelli che voi seguite ma che non seguono voi.

Ora, per me il senso di blog, Twitter e simili è che qualcuno legga, e magari addirittura apprezzi, quello che scrivo. Avere 200 followers che non si cagano di pezza quel che faccio per me ha valore pari a zero, quindi perché debba essere una situazione pervicacemente ricercata è al di sopra della mia comprensione.

Poi, con tutti questi followees di cui non ti frega niente, come scremi i tweet di quelli che magari ti interessano? Secondo me, alla fine li ignori tutti allo stesso modo.
Quindi Twitter è un luogo dove tutti parlano e nessuno ascolta. Proprio come una classe di prima elementare. O un dibattito televisivo presieduto da Massimo Giletti.

 

A Pontomedusa si blocca la scrittura

blocco

Quando le cose mi vanno bene, quando, per esempio, mi piace un ragazzo a cui piaccio anch’io, che non si limita a intontirmi di messaggi su Whatsapp ma ogni tanto mi chiede anche di uscire, e che se proprio deve portarmi dal kebabbaro almeno non mi chiede di pagare la mia parte del conto, mi si blocca la scrittura.

In fondo è normale: quando le cose vanno male, è facile scriverne post ficcanti ispirandosi al sempiterno Fantozzi. Ma quando va tutto bene, non ci sono argomenti.
D’altronde, anche nella narrativa è la mancanza, il conflitto, che fa svolgere la storia. Quando tutto va a posto, la storia finisce, e i protagonisti possono vivere felici e contenti per conto loro, che a noi non interessa per niente vedere il Principe Azzurro che porta i figli a vedere il film di Peppa Pig nel cinema del centro commerciale mentre Biancaneve ne approfitta per fare un salto al super, che sono finiti i Pandistelle.

Dobbiamo dunque sperare che succeda presto qualcosa che faccia incazzare Pontomedusa, la getti nella più nera disperazione e risvegli i suoi più bassi e malvagi istinti, quelli che le fanno scrivere post cattivelli e dispettosi che però portano la gioia in tanti cuori.

Perché alla fine, ammettetelo, siete cattivelli e dispettosi pure voi, lettori miei, altrimenti non leggereste questo blog ridendo sotto i baffi in ufficio invece di compilare un foglio Excel sul consumo della carta igienica aziendale nell’ultimo mese.

Fanno eccezione quelli che continuano ad arrivare qui cercando Zoofilia e simili, ma di loro non voglio parlare. Sicuramente siete rimasti delusi, cari miei, ma se volete c’è qualche fanfic su My Little Pony a cui vi potrei indirizzare.

Di Book Nomination e Scerbanenco, il vate di Pontomedusa

book

Benguitar pensava sicuramente che me ne fossi dimenticata, invece l’avevo solo messa nella lista delle cose da fare, insieme a mettere in ordine l’armadio, fare il tagliando alla macchina e conquistare il mondo dare una sistemata alle piante del balcone.

Sto parlando della Book Nomination.
Somiglia ai Liebster Awards, ma mi piace di più, perché richiede molto meno sforzo: anziché rispondere a dieci domande, sforzandosi possibilmente anche di essere spiritosi, e doversene anche inventare altre dieci per i successivi nominati, si tratta solo di riportare la citazione di un libro e nominare altre cinque persone perché facciano lo stesso. [EDIT: forse che le persone da nominare siano cinque me lo sono inventato io, comunque ormai così ho scritto e così è deciso, muahahahah]

La Book Nomination è una cosa semplice, fra amici, quindi non ha nemmeno il logo fighetto come i Liebster Awards, ma sinceramente trovo sia meglio così.

Siccome mi dicono che qui a Torino fra poco ci sarà il Salone del Libro (dovete sapere che io non esco mai di casa e quindi vengo a sapere le cose per sbaglio e in genere in ritardo), mi sembrava il periodo adatto.

E la citazione di Pontomedusa è:

“Sono andata da Tonio.”
“Chi è Tonio?” e a vederla arrossire così forte capì chi era Tonio, per lo meno che cos’era.
“E’ il fratello di una mia amica, Tonio Karr.”
“E’ il figlio dell’editore di Francoforte? Allora conosco suo padre, Teodoro Karr.”
“Sì, è lui,” lo disse con voce bassa, ma con un curioso tono, come parlasse di qualche cosa di eccelso, di altissimo, di ognipossente, per cui bisognava abbassare la voce. LUI tutto maiuscolo, assolutamente maiuscolo.
A quell’età lì si è sceme, pensò la principessa.
Giorgio Scerbanenco, Dove il sole non sorge mai

Non c’è niente di spiritoso da dire su Scerbanenco.
Ho cominciato a scrivere perché vorrei scrivere come lui, e ovviamente non mi riesce.
Acque chete è iniziato come un remake della serie di Duca Lamberti, anche se poi è deragliato per altre vie.
C’è tanto quotidiano nella sua scrittura, il bene e il male, mai assoluti: anche i peggiori criminali hanno qualche sprazzo di umanità, anche gli eroi hanno delle debolezze. Negli anni in cui scriveva lui non era così banale, mica c’erano ancora Breaking Bad e The Shield.

Capite anche che scrittrice da quattro soldi possa essere io, che ho come modello da imitare non Kerouac, Hemingway o qualche altro mitico scrittore un po’ fattone anti-sistema ma in fondo fighetto, ma invece un signore timido che si limitava a scrivere racconti di tutti i colori, neri, gialli e rosa, li pubblicava ovunque senza vergogna, e per buona misura teneva anche la Posta del Cuore su Annabella.

E quindi insomma, se non conoscete Scerbanenco, cercate qualcosa di suo e leggetelo, vi farete un favore.

Io intanto metto qui la lista dei nominati che, ovviamente, come al solito non hanno nessunissimo obbligo nei miei confronti, ma se non aderite e poi vi capitano le brutte cose, non venite a lamentarvi con me:

Wellentheorie

Arno Klein

Lettera C

Lupokattivo

Vittoriot75ge