L’aragosta single

lobster

Avvertenza: questo post contiene SPOILER, che lo rendono più aerodinamico, quindi attenzione ai colpi d’aria, che poi vi viene il torcicollo.

Immaginate un mondo in cui è vietato essere single, in cui tutti appena raggiunta la maggiore età si gettano alla affannosa ricerca di un partner, in cui i matrimoni finiscono esclusivamente per vedovanza o perché uno dei due ha trovato un altro, altrimenti continuano a trascinarsi stancamente per anni.

Che dite? E’ il nostro mondo? Be’ un po’ sì. Qui andare da soli in qualunque posto (ristorante, museo, hotel, cinema) si porta dietro una stigma di disapprovazione e vergogna, se le donne vanno in giro da sole si dà per scontato che vengano molestate (riportato tale e quale anche nel film in questione…take a minute to think about it), se sei single tutti ti chiedono cosa aspetti a sistemarti o si domandano quale tara nascosta avrai, che non riesci a trovarti uno straccio di compagno/a… però almeno a noi non ci trasformano in animali se non riusciamo a trovare la nostra metà.

Nel mondo di The Lobster, invece, sì.

Tutti i single vengono portati in un hotel dove devono trovare un compagno entro 45 giorni. Chi non ci riesce, viene trasformato in animale (però può scegliere quale).
Gli animali vengono rilasciati nel vicino boschetto (quindi a tutti gli effetti diventa un boschetto dove c’è un fottio di animaletti un po’ matti), dove trovano rifugio anche i single che sono riusciti a fuggire prima della trasformazione. Gli ospiti dell’hotel escono quotidianamente a caccia di questi Solitari, e per ogni Solitario che riescono a catturare ottengono un giorno in più di permanenza all’hotel.
Va da sé che questo bosco ha un che di surreale, con selvagge cacce all’uomo mentre sullo sfondo si aggirano non solo conigli e lupi (e passi), ma anche pavoni, cammelli, pony biondini.

Nell’hotel è vietato masturbarsi, pena avere la mano infilata in un tostapane, in compenso è obbligatorio farsi stimolare dalla cameriera che si interrompe sempre sul più bello: questo per stimolare gli ospiti a procacciarsi al più presto un partner sessuale.
Inoltre, si dà per scontato che due persone, per stare bene insieme, debbano avere qualcosa in comune: una passione, un handicap, un modo di vedere le cose. Eh sì, perché se due persone annunciano di essersi messe insieme, non solo devono spiegare perché vanno d’accordo, ma sono messe alla prova per un mese in cui devono dimostrare che si amano davvero, se no devono ricominciare da dove sono partiti.
L’amico del protagonista, per esempio, che a quanto pare è svantaggiato avendo una leggera zoppia, per sedurre una ragazza che ha spesso emorragie nasali finge di avere lo stesso problema, dando capate a destra e a manca quando lei non guarda, in modo da perdere sangue dal naso come lei.

Il protagonista, David, vede il suo tempo ormai agli sgoccioli e decide di conquistare La Donna Senza Cuore, fingendo di essere anche lui privo di sentimenti. Le cose vanno abbastanza bene finché lei, decisa a metterlo alla prova, gli uccide il fratello, che David si era portato dietro sotto forma di cane perché era stato trasformato anni prima, dopo avere fallito nel tentativo di trovare una compagna.
David non riesce a nascondere le lacrime e lei decide di denunciarlo alla direzione dell’hotel; David però riesce non solo a sfuggire alla ormai ex-compagna, ma addirittura, grazie all’aiuto della cameriera (un’infiltrata dei Solitari), a catturarla e trasformarla in animale, così impara.

A questo punto David deve scappare, e si unisce ai Solitari. Capisce però che è come finire dalla padella alla brace, perché qui è assolutamente vietato avere qualunque tipo di relazione amorosa, pena il Bacio Rosso, cioè il taglio delle labbra, o il Sesso Rosso, che è meglio non approfondire cosa sia.
E giustamente David, che nelle relazioni come Pontomedusa è un vero fortunello, ora che è in un posto dove è vietato avere storie d’amore che fa? Si innamora, e pure ricambiato! Di una ragazza che è miope, come lui. Perché, come detto, qua se non c’è un tratto in comune non si pensa che due persone possano stare insieme, un po’ come le affinità calcolate dai siti di dating, praticamente, portate all’estremo.

La Leader dei Solitari scopre la tresca, e porta la ragazza di David in città per correggere la sua miopia col laser. In realtà già questo sarebbe un piano geniale, perché una donna che ci vede bene, secondo i loro cervelli bacati, non può amare un miope, e quindi distruggerebbe la loro relazione; ma siccome la Leader è proprio cattiva, corrompe l’oculista perché accechi la poveretta.

David, quando lo scopre, decide di fuggire comunque con l’amata, ma prima si vendica della Leader lasciandola legata in una fossa, in modo che i lupi la divorino.
Finalmente David e la sua ragazza arrivano in città e potrebbe essere un lieto fine, ma…
…ma una cieca e un miope non possono amarsi, no? E quindi David, dopo essersi fatto mostrare tutte le parti di lei che preferisce, per imprimersele bene nella mente, va a cavarsi gli occhi con un coltello, mentre lei aspetta tranquilla bevendo acqua minerale.

…e vissero tutti felici e contenti.

 

Vieni e Vedi – Libro Primo. Cap. 10: Vedo Rosso

Genere: Horror Soprannaturale, Azione

Avvertenze: Viulènza, Tematiche forti, Parole sporche

Capitolo 10 di 13

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apocalisse

10. Vedo Rosso

Marcus è seduto alla sua scrivania nell’ufficio vuoto, quando Carestia entra nella stanza. Wagaye si siede sulla scrivania, e il suo aspetto torna quello mortale.

Dove sei sparito? È una settimana che non ti fai vedere.”

Potrei dire lo stesso di te.”

Gaia ridacchia e solleva le lunghe gambe, facendole dondolare.

È vero. Ma ho avuto molto da fare.”

In Africa?”

Ehm…veramente no.”

Red digrigna i denti.

In Cina, suppongo.”

Ovvio. Il nuovo presidente ha chiuso le frontiere commerciali, e requisito le fabbriche di proprietà straniera, sostenendo che la Cina non deve essere più schiava degli stranieri. Dal paese non esce più uno spillo. Questo ha danneggiato le nazioni occidentali, ma anche la Cina stessa, come sarebbe stato ovvio per tutti tranne che per un pazzo accecato dal tocco di Conquista. Ora in Cina c’è la fame, o meglio…la Carestia.

Il piano di White comincia a ingranare. Dannazione.

Black si stringe nelle spalle.

Sei geloso?” dice.

Non è questione di gelosia,” dice Guerra. “È…”

Deve ammetterlo, è che il piano di Conquista si sta dimostrando valido, probabilmente più del suo. E la cosa è tremendamente irritante.

Dannazione,” dice Red. “Sì, mi dà fastidio.”

Carestia fa di nuovo spallucce.

Noi siamo attratti dalla sofferenza umana. È la nostra natura…e il nostro compito,” dice.

Marcus sa che Black ha ragione, tuttavia al momento si farebbe tagliare un braccio piuttosto che approfittare di quello che White ha causato.

L’hai vista?” chiede.

Gaia sembra colta di sorpresa.

No,” dice.

Secondo te, perché non riusciamo a sentirla? Pale riesce a sentire tutti noi, se lo desidera,” dice Red.

Adesso, dice che non riesce più a sentire lei.”

Comunque, noi non ci siamo mai riusciti.”

Io e te possiamo sentirci a vicenda. E White poteva sentire Pale.”

Secondo te, cosa significa? Che c’è un legame innato?”

Fra me e te? Credo di sì…ci siamo piaciuti subito. E credo sia lo stesso anche per White e Pale.”

Questa poi…figurati!”

Black sospira.

Sei proprio cieco…” dice. “Sono…diversi da noi. Per questo non riescono a esprimere quello che provano. Non riescono a prendersi quello che vogliono.”

Marcus non è per niente convinto. Non ha mai visto Conquista e Morte come una potenziale coppia. Soprattutto lei, sembra incapace di creare un legame con chiunque…e anche Pale, a dirla tutta, non sembra molto portato per i rapporti umani. Certo, il fatto che lui non l’abbia uccisa…è stato sconfitto, o l’ha risparmiata?

Questo lo fa infuriare ancora di più. Già non riesce ad accettare che White possa dimostrarsi più capace di lui nel portare a termine la loro missione; il fatto che Morte, la loro guida, possa considerarla in maniera speciale, aggrava le cose. Chi lo avrebbe detto, poi, a vederla? Un cosino timido, che a malapena apriva bocca. Pensare che aveva addirittura sentito il dovere di metterla a suo agio, all’inizio, e lei invece alla prima occasione tenta di prendere il comando…

Ad ogni modo,” continua Black, “il fatto che Pale non riesca più a sentire Conquista significa che il legame si è infranto…è ancora più grave, se consideriamo che Morte era in contatto con tutti noi…immagino fosse perché il suo demone è il più puro.”

Voglio trovarla.”

Gaia sgrana gli occhi.

Chi? Conquista?!”

Sì.”

Ma…perché?”

Per adesso, ti basti sapere che voglio scoprire dov’è.”

Carestia gli lancia un’occhiata sospettosa, ma resta in silenzio. Marcus ritiene che Black non lo aiuterebbe se sapesse la verità.

Ossia, che vuole trovare Conquista per distruggerla.

Pontomedusa ha il mal di gola

sore-throat

E’ venerdì mattina, e Pontomedusa non si sente tanto bene. Ha un po’ di mal di gola.

E’ venerdì pomeriggio, e la voce di Pontomedusa comincia a farsi un po’ rauca:

E’ venerdì sera, e Pontomedusa, per usare un termine medico, sta rovinata.
Però pensa: “Ecchecchézz, tutto il giorno a lavorare, adesso non mi merito di uscire? Ma sì, mi fermo un’oretta, caso mai non parlerò. Che sarà mai.”

Alle ore 1:30 am, dopo avere conversato ininterrottamente per circa 5 ore, Pontomedusa capisce che forse è il caso di rientrare.
Guidando verso casa, però, decide di essere in punto di morte e che deve assolutamente prendere un antibiotico prima della fine del weekend.
Pensa quindi di recarsi alla vicina farmacia 24/7 a implorare di darle la medicina anche se non ha la ricetta. Proprio a 20 metri dalla farmacia, però, un furbone ha pensato bene di schiantarsi contro un palo e quindi la strada è chiusa da polizia, carro attrezzi, SWAT, Caschi Blu, l’Enterprise.
Pontomedusa è dunque costretta a parcheggiare un isolato più giù e fare una corsa, alle 2 di notte, a dicembre, col mal di gola.

Finalmente giunta alla meta, si svolge questa conversazione:
– Pontomedusa (con la voce ormai ridotta a quella di Gollum): Mi dà del Malgolix anche se non ho la ricetta, per favore?
– Farmacista: sì, ma è per lei?
– P: E per chi vuole che sia, non sente che sto rovinata? Vabbè, mi dia anche una bella Aspirina, che insieme ci sta bene.
– F: Sì sì, è la morte sua!

Pontomedusa comincia quindi la cura, e dopo un weekend in cui è stata assolutamente riguardata e che si è così svolto:
– Sabato a ballare ritorno h 4:00 am,
– Domenica tutto il pomeriggio a passeggio con temperatura media 6°C,
il lunedì sta un po’ meglio ma bene è un’altra cosa. Anzi, sta così rovinata che la sua responsabile, mossa a pietà, la manda a casa dopo solo 8 ore di lavoro.
Pontomedusa si ritrova così ad essere già a casa alle 18:30, un evento che non accadeva dal lontano giugno 2009. Visto che è tanto presto, e il suo medico ha lo studio letteralmente dietro l’angolo, decide di farsi visitare.

Pontomedusa non ha mai visto il suo medico, perché lo ha scelto da meno di un anno e per fortuna non sta male spesso. Si siede in sala da aspetto e, per l’appunto, aspetta.
Le persone si avvicendano velocemente, Pontomedusa è lieta che il dottore sia uno che si sbriga.
A un certo punto, dallo studio esce un signore che avrà 98 anni:
gandalf
Pontomedusa si ferma a pensare…eppure l’ultimo paziente che ho visto entrare non era lui…stai a mica a vedere che…
…ebbene sì. Il novantottenne è il dottore.

Finalmente arriva il turno di Pontomedusa:
Dottore: Vieni carina, siediti. Dov’è la tua mamma?
Pontomedusa: Ma no dottore, ho più di 30 anni…
D: Appunto, sei una bambina! Vuoi una caramellina?
P: Grazie, no…
D: Allora, dove ti senti la bua?
P: Ho mal di gola…
D: Allora apri la bocca grande grande e fai aaaahhhhhhh…eh, è arrossata. Niente di grave.
P: Meglio così, però le devo confessare che da 3 giorni prendo il Malgolix.
D: Uhm, è un po’ leggero, te lo cambio con il Malfortix.
P: Il Malfortix l’ho preso una volta sola e mi ha dato dei brutti problemi di stomaco, ma se lei ritiene…
D: Ah no no, non voglio mica farti venire male al pancino! Continua col Malgolix ma prendine due scatole. Ecco la ricetta.
P: Posso comprare il generico?
D: NO. Compra sempre IL BRAND.

 

Rei, un uomo uno gnocco, però non tromba mai

Che dire di Rei? Un gnoccolone da paura che si aggira per i desolati deserti che costituiscono il mondo post-bomba in cerca dell’Uomo dalle Sette Stelle, giustamente incazzato che quest’ultimo gli abbia rapito la sorella e ora verosimilmente passi le serate a sodomizzarla.

Sul fatto che Rei sia gnocco non si discute, tanto che anche gli uomini lo trovano attraente, non solo quando Rei si traveste da donna per tendere tranelli ai crestoni e derubarli; persino quando ha le sue sembianze quotidiane uno dei fratelli Cobra si lascia sfuggire che lo trova un bellissimo ragazzo!

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Chi può resistere a degli occhioni da cerbiatto così?

Ma, come si sa, Rei è anche uno che cinghia forte. Fa quindi subito amicizia con Ken, e insieme decidono di aiutare Mamiya a salvare il suo villaggio da quei prepotenti della famiglia Cobra.
Ora, fin dal primo incontro è chiaro che Rei se la bomberebbe volentieri, la cara Mamiya, fa giusto un po’ specie che il suo modo di farle la corte sia strapparle i vestiti di dosso ad ogni occasione. E’ ancora più inquietante se si considera che Mamiya ha subito ripetuti stupri ad opera di Juda, e che verosimilmente la sorella dello stesso Rei stia subendo la medesima sorte.

Comunque, come dicevamo, il villaggio di Mamiya è minacciato dalla famiglia Cobra, che è come la famiglia Brady, però in versione maniaci-sadici-assassini. Se poi consideriamo che sono tutti figli di Papà Cobra, non vogliamo pensare a cosa abbiano passato quelle povere madri.
cobra

brady

…uguali

Dopo una serie di scaramucce, morti e tragedie, durate circa 20 puntate, finalmente Rei, Ken e Mamiya decidono di attaccare la famiglia Cobra e farla finita. Da notare che, incredibilmente, in queste 20 puntate a Ken non si strappa mai la maglietta, nonostante le botte da orbi, altrimenti Rei vedrebbe le Sette Stelle e la sceneggiatura sarebbe costretta a deragliare.

Ma Babbo Cobra ha un asso nella manica: Airi! Minacciando la povera tapina, costringe Rei e Ken a combattersi a vicenda. I due, però, grandi fan del WWE, inscenano un incontro farlocco che termina con la (finta) morte di entrambi. Quando i Cobra boys meno se lo aspettano, il nostro Dinamico Duo torna in vita e li gonfia tutti di mazzate.

Finalmente Airi è sana e salva, ma dopo alcune simpatiche parentesi che vedono protagonisti Jagi e Amiba ecco che l’esercito del Re di Hokuto attacca il villaggio di Mamiya! “Non si può mai stare tranquilli 5 minuti,” pensano gli abitanti.
Fra l’altro è da notare che, fino a questo punto, l’identità del Re di Hokuto è ancora ignota ai nostri amici. Uhm, vediamo un po’, quattro fratelli di Hokuto, Ken è Ken, Toki lo hanno recuperato, Jagi è morto, ma chi sarà mai? Uh, uh, che colpo di scena, chi avrebbe mai pensato che potesse essere il quarto fratello Hokuto, Raoh? Ma no, la colpa non è dei neuroni pigri di Ken, ma degli adattatori italiani, perché in giapponese il re si chiama Re del Pugno, quindi in effetti avrebbe potuto anche essere un Maestro della, che so, Sacra Scuola della Mozzarella. Ma torniamo a noi.
Rei, per fare il figo di fronte a Airi e Mamiya, sfida il nostro Re, che senza manco scendere da cavallo gli fa il colpo-segreto-che-dopo-tre-giorni-muori. E mo’ so cazzi.

Rei decide di dedicare i suoi ultimi giorni a vendicare l’onore di Mamiya uccidendo Juda, ma di questo abbiamo già parlato in altra sede.

Sconfitto il nemico-amico, Rei si prepara ad affrontare la morte. Mamiya finalmente ammette di amarlo, e lui pensa “Esticàzzi! E dirlo prima?”
Comunque, poi, muore da solo con dignità, ma soprattutto in un fiume di flashback che servono a riempire una puntata intera senza dover disegnare materiale nuovo. Il nostro eroe viene salutato dalle lacrime di tutti, che non lo dimenticheranno mai, o almeno fino alla prossima puntata: tutti allegri che arriva Souther!

[Fanfic] La luce argentea della luna

Fandom: Hokuto no Ken

Personaggi: Airi

Avvertenze: Viulènza, Exploitation, Tematiche forti, Parole sporche

Nota: Sì lo so che avevo giurato di non pubblicare mai fanfiction sul blog, ma ho cambiato idea. Qui si naviga a vista e già sapete che Pontomedusa è una banderuola, che ha anche la scusa della personalità multipla. Abbiate pazienza e sopportatemi.

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La luce argentea della luna

Non ero mai stata così felice.

Ancora mi sembrava incredibile che il giorno dopo mi sarei sposata con l’uomo della mia vita. Ero così eccitata che non riuscii a resistere; indossai l’abito da sposa e mi guardai a lungo allo specchio, da tutte le angolazioni, piena di gioia incredula.

Domani sarò sposata, pensavo. Avrei indossato questo vestito stupendo, sarei stata bellissima, James mi avrebbe guardata negli occhi e avrebbe promesso di amarmi per sempre. Poi ci sarebbe stata la festa, e sarebbe stata una festa meravigliosa! E poi la notte…

Arrossii. Negli ultimi tempi, quando ci baciavamo, le mani di James si erano fatte un po’ più curiose, ma non eravamo mai andati fino in fondo. Volevo aspettare che fossimo sposati. E domani, finalmente…

Provai un certo brivido lungo il ventre; l’idea mi eccitava e mi faceva un po’ paura al tempo stesso. Per smettere di pensarci, andai nell’altra stanza per fare vedere il vestito a mamma e papà.

La mamma quasi si mise a piangere, papà si limitò a sorridere, ma era un sorriso pieno di orgoglio e gioia.

La mia bambina è proprio bellissima,” disse papà.

Non è più una bambina, ormai,” rispose la mamma, e mi sorrise.

Rei riuscirà ad arrivare in tempo per domani, vero?” chiesi. Non potevo sposarmi senza avere il mio fratellone vicino!

Ne sono sicura, cara. Ha promesso che ci sarà, e Rei mantiene sempre le promesse. Adesso però vai a cambiarti, non vorrai rovinare il vestito prima di domani, no? E poi James ha detto che sarebbe passato a trovarti stasera, e non deve vederti con il vestito fino a domani! Porta sfortuna!”

D’accordo, mamma.”

E a quel punto, la finestra esplose.

In realtà, me ne resi conto dopo ripensandoci, non esplose affatto; semplicemente la sfondarono buttandoci contro un sasso o qualcosa del genere. Ma io semplicemente sentii un gran botto e vidi vetri che volavano dappertutto.

Non feci in tempo a rendermi conto di quello che era successo, che la casa si riempì di uomini spaventosi.

Alcuni erano entrati dalla finestra rotta, altri dalla porta, che vidi giacere a terra, sfondata. Uno afferrò mia madre, tenendole un braccio conto la gola, altri due presero mio padre, costringendolo a rimanere fermo. Quegli uomini orribili sghignazzavano e guardavano me.

Io ero paralizzata dal terrore. Non è un modo di dire, non riuscivo a muovermi…nemmeno a gridare. Riuscii solo a premermi una mano sul petto, nel tentativo di fermare il cuore, perché stava battendo così forte che credevo sarebbe schizzato fuori.

Uno degli uomini avanzò verso di me. Aveva il volto coperto da una specie di casco e questo, se possibile, lo rendeva ancora più terribile degli altri. Nessuna espressione fa più paura di un’espressione minacciosa.

Ma guarda cos’abbiamo qui!” disse l’uomo.

Gli altri si limitavano ad assistere alla scena e sghignazzare. Probabilmente, quello doveva essere il capo.

Volevo supplicarlo di lasciarci stare, di andare via, ma non riuscii neanche ad aprire la bocca. Era come se le labbra fossero incollate.

Per fortuna, la mamma ebbe più presenza di spirito di me.

Vi prego, andatevene,” disse. “Siamo povera gente, ma abbiamo raccolto tanto cibo per la festa di domani…Prendetelo tutto, è vostro. Ma lasciateci stare, per favore.”

L’uomo mascherato non si voltò nemmeno verso di lei. Il casco lasciava intravedere solo gli occhi, e li teneva fissi su di me.

Ah davvero? E cosa avete da festeggiare, voi bifolchi?”

Nessuno di noi rispose.

Dico a te, piccola,” e fece un altro passo verso di me. “Cosa succede di bello domani?”

Il suo tono di voce era gentile. Pensai che se gli avessi risposto educatamente, forse avrebbe avuto pietà e ci avrebbe lasciato stare. Comprendetemi, avevo solo quindici anni.

Do-domani mi sposo, signore.”

Avete sentito? Domani si sposa!”

Tutti gli uomini scoppiarono a ridere.

E chi è il fortunato, bella bambina?” mi chiese l’uomo dal volto coperto.

J-James.”

Questo James deve essere un vero idiota, se ha una ragazza bella come te e la lascia sola, con due vecchi come protezione. Se tu fossi mia, non ti lascerei andare mai.”

C’era qualcosa di profondamente minaccioso in quelle parole, ma in quel momento ancora non potevo capire bene perché.

E allora, mi venne in mente. James aveva promesso di venirmi a trovare quella sera! La nostra casa era un po’ isolata rispetto al resto del villaggio, e le nostre grida difficilmente erano state udite da qualcuno. Ma James sarebbe arrivato, e ci avrebbe salvato! Dovevo solo guadagnare tempo. Ma non sapevo come!

Io…io non saprei, signore,” riuscii solo a dire.

L’uomo scoppiò a ridere. Per via del casco, la risata uscì cavernosa, lontana e profonda insieme; sembrava la risata di un demone.

E dimmi, quello che hai addosso è il vestito da sposa?”

S-Sì.”

Sei capace di dire una frase senza balbettare…come ti chiami?”

Deglutii, inspirai, raccolsi tutte le energie per dire il mio nome senza esitare.

Airi.”

Brava, Airi. Vedo che cominciamo a migliorare.”

Fuori, si sentì un gran trambusto. Poi, altri due uomini della banda entrarono in casa, trascinando il mio povero James.

Guarda cosa abbiamo trovato qui fuori, capo!”

James si guardava intorno, incredulo e inorridito. Evidentemente, c’erano degli uomini di guardia, e lo avevano preso ancora prima che lui potesse rendersi conto di quello che stava succedendo. Tutte le mie fantasie di essere salvato dal mio eroico cavaliere sfumarono in un istante. James, in mezzo a quegli uomini, sembrava spaventato quasi quanto me, anche se vedevo anche rabbia nella sua espressione.

Ah, e tu chi sei? Lo sposo novello, scommetto,” disse l’uomo con il casco. “Non lo sai che vedere la fidanzata vestita da sposa prima delle nozze porta sfortuna?”

James non disse niente.

Dimmi un po’, almeno te la sei già scopata, questa bellezza?”

Gli uomini ricominciarono a ridacchiare.

Andatevene via di qui, maledetti!” disse James in risposta.

Oh! Ma quanto sei coraggioso!” disse l’uomo. “Scommetto che questo significa no. Be’, avevo pensato di ucciderti subito, ma invece ti meriti di goderti lo spettacolo.”

James sbiancò. Non c’era neanche più un briciolo di coraggio, in lui.

Qua-quale spettacolo?” ebbe la forza di chiedere.

Io che defloro la tua ragazza,” disse l’uomo.

Ci misi un attimo a capire cosa intendeva. James, invece, comprese subito.

Non ti azzardare a toccarla, figlio di puttana! Non la toccare!”

Si contorceva come un ossesso, e quasi riuscì a svincolarsi dalla stretta degli uomini che lo tenevano; lo colpirono allo stomaco, poi al viso, finché non si accasciò a terra. Il suo volto, quel volto così bello, era una maschera di sangue. Istintivamente corsi verso di lui, gridando il suo nome, ma l’uomo con la maschera bloccò la mia corsa a metà, stringendomi contro di sé.

Visto?” disse. “La bambina non vede l’ora di cominciare.”

Gli uomini scoppiarono a ridere. I miei genitori gridavano, anche se non so bene cosa, e anche loro cercavano di liberarsi, ma erano troppo deboli. Non si presero neanche il disturbo di picchiarli.

L’uomo mi prese per i capelli, mi trascinò fino al tavolo e mi ci sbatté sopra. Afferrò il mio bel vestito dalla parte della schiena e tirò, strappandomelo di dosso. Io mi misi a piangere. Sì, ricordo che la prima cosa che provai fu il dolore per il mio abito da sposa rovinato. Poi, la vergogna di essere tutta nuda di fronte ai miei genitori e a James…e a quegli uomini, che si erano messi a fare dei versi orribili, sovrastando le grida dei miei genitori. Non sapevo cosa fosse peggio. Poi, il peggio arrivò davvero.

Sentii un dolore lacerante, e gridai. Gli uomini urlavano, ridevano, fischiavano, sembrava facessero il tifo. Il dolore persisteva, peggiorava. Finalmente, capii che quell’uomo orribile era dentro di me, e si stava muovendo. Non potevo crederci: era così, fare l’amore? Quella cosa orribile? No, certo che no; se fosse stato con James, sarebbe stato diverso. Sarebbe stato bello. Ma con quell’uomo terribile, invece…

Mi faceva male la pancia, come se mi stesse sfondando le viscere. Urlavo e piangevo, imploravo pietà. Cercai di sottrarmi a quel contatto disgustoso e tremendo, ma muoversi aumentava solo il dolore. Alla fine, rimasi immobile, singhiozzando sommessamente, cercando di non pensare a quello che mi stava facendo, di convincermi che non ero io la ragazza sdraiata su quel tavolo.

L’uomo si fermò. Ringraziai il cielo: aveva finito. Adesso se ne sarebbero andati, ci avrebbero lasciati in pace?

Invece disse: “Allora, piccola, non ti diverti più? Già ti annoi? Allora, ci vorrà il trattamento speciale per te. D’altra parte, hai un culo troppo bello per non usarlo.”

Le urla degli uomini si trasformarono in boato. Io non capii cosa volesse dire. Poi, sentii un dolore lancinante, cento volte peggio di quello di prima. Ricominciai a gridare, lo supplicai di smettere.

Ah, finalmente ti sei ripresa! Così mi piaci!”

Non so quanto durò, mi sembrarono ore. Finalmente, si staccò da me. Rimasi semidistesa sul tavolo, completamente svuotata. Mi vergognavo di rimanere così, ma non avevo neanche la forza di cercare di coprirmi.

Alzati,” disse l’uomo. Siccome non ubbidivo, mi prese per i capelli e mi tirò su a forza.

Non riuscivo a camminare per il dolore. Sentii qualcosa di viscido fra le cosce, e quando abbassai gli occhi, vidi che era sangue. Stavo sanguinando? Sarei morta?

L’uomo mi strinse contro di sé, per tenermi in piedi. James era ancora a terra e non riusciva neanche a parlare, emetteva solo un gorgoglio e sembrava tendere la mano verso di me. La mamma piangeva disperata, sembrava spezzata in due. Papà gridava che li avrebbe ammazzati.

Ah sì? Ci ammazzerai, vecchio?” disse uno di quelli che lo tenevano, e rise. Poi, cambiò la presa sul braccio di papà e lo ruotò, finché non si sentì un suono agghiacciante, uno schiocco liquido. Papà gridò. L’uomo mascherato mi girò verso di lui, perché potessi vederlo meglio.

Papà ora era sdraiato sul pavimento. Uno degli uomini aveva una sbarra di ferro, e gliela calò sul ginocchio. Papà urlò di nuovo, fra le risate di quei mostri. Io chiusi gli occhi, ma l’uomo che mi teneva se ne accorse. Mi tirò i capelli.

Devi guardare,” disse. “O tutti i miei uomini ti daranno una bella ripassata, come ho fatto io. E poi sarà il turno di tua madre.”

E così, guardai. Guardai mentre massacravano mio padre a sprangate, riducendolo a un ammasso di carne e sangue.

A James sbatterono semplicemente la testa contro il pavimento, come gli uomini del villaggio facevano con i conigli. Lo avevo visto una volta sola, e da allora mi ero chiusa in casa ogni volta che bisognava uccidere degli animali. E adesso, invece, lo vidi fare all’uomo che amavo.

La mamma era svenuta. La presero a schiaffi e pugni per farla rinvenire, ma gli occhi rimanevano roteati all’indietro. Evidentemente, questo non li divertiva, perché decisero di farla breve e pugnalarla al cuore.

Aspettavo che uccidessero anche me. Ormai, non mi importava. Invece, successe qualcosa di peggio. L’uomo con la maschera mi caricò in spalla e mi portò via con sé.

Da quel giorno, mi sembrò di vivere all’inferno. In realtà, allora non lo sapevo, ma Jagi come padrone non era poi tanto male. Veniva a trovarmi quando mi voleva, faceva tutto quello che gli aggradava, ma per il resto del tempo mi lasciava in pace. Imparai a estraniarmi, a separarmi dal mio corpo quando era con me; rilassando i muscoli, anche il dolore fisico quasi spariva. Tanto, non ero io quella ragazza. Non ero io.

Evidentemente, per Jagi avere una schiava così passiva non doveva essere molto divertente, perché mi vendette quasi subito.

Il mio secondo padrone, il capo di una banda di motociclisti, era peggio. Mi obbligava a dormire con lui, ma non nel suo letto: sul pavimento. A volte si svegliava nel mezzo della notte, svegliava me con un calcio, e mi ordinava di fargli delle cose. Voleva che gli dicessi che mi piaceva, altrimenti mi massacrava di botte. Quasi mai in faccia, perché diceva che se mi avesse rovinato la faccia avrei perso tutto il mio valore. Prediligeva i pugni nello stomaco, e quando mi rannicchiavo in posizione fetale, in un disperato tentativo di proteggermi, attaccava con i calci nella schiena.

Quella non era vita. Dovevo scappare.

Ci provai, una notte. Il padrone dormiva e, semplicemente, sgusciai fuori dalla stanza, dalla casa. Fuori c’era la luna piena; la sua luce argentea mi sembrava il colore della libertà.

I suoi uomini mi ripresero prima che riuscissi a fare un chilometro.

Devi essere punita,” disse il padrone. “Ti farò passare la voglia di scappare.”

E fu di parola. Mi lasciò ai suoi uomini. Tutti. Per una notte intera.

Sopra e sotto, davanti e dietro, anche due o tre contemporaneamente. Non smettevano mai. Erano tanti, erano giovani: quando l’ultimo aveva finito, il primo era già pronto di nuovo.

All’alba, il padrone venne a riprendermi. Non riuscivo neppure ad alzarmi in piedi, quindi mi trascinò per i capelli fino a una cisterna dell’acqua. Mi lavò con un tubo, uno di quelli che usano i contadini per innaffiare i campi, perché, disse, “Io le mani in tutta quella porcheria che avete lasciato, ragazzi, non ce le metto.” Poi, mi violentò anche lui.

Non provai mai più a scappare, da allora. Ma non potevo sopportare quella vita. Così, decisi di uccidermi. L’idea di ricongiungermi al mio James, alla mamma, al mio caro papà, mi sembrava la cosa migliore che potessi desiderare. Mi dava sollievo. Così, un giorno, rubai un liquido che tenevano nel capanno delle motociclette. Lo portai fuori, perché volevo morire alla luce della luna, il colore argenteo della libertà. Presto, sarei stata libera.

Cercai di bere il liquido tutto di un fiato, ma scoprii che era impossibile. Aveva un gusto amaro, disgustoso. Lo stomaco mi si contrasse immediatamente, con spasmi lancinanti. Vomitai, e mi sembrava che tutto prendesse fuoco, lo stomaco, la gola, la bocca.

Poi, non ricordo più niente. So solo che a un certo punto mi svegliai. Aprii gli occhi e non vidi nulla. Pensai che forse è così essere morti. Non vedi e non senti più niente. Ma in realtà sentivo. Sentivo il freddo e duro pavimento sotto la mia schiena, e sentii anche il calcio del mio padrone nel fianco mentre mi diceva: “Razza di idiota! Sei di mia proprietà! Se fossi morta, avrei perso un sacco di cibo! Cagna imbecille!”

Allora, capii che ero diventata cieca. Il padrone mi vendette poco dopo quell’episodio, ma penso fosse arrabbiato per il tentativo di suicidio, non per la cecità. A quanto pare, una schiava cieca vale quanto una che ci vede, anzi: forse, di più. Non può scappare, non può fare nulla da sola, può giusto stare sdraiata in un letto o bocconi su un pavimento, a farsi seviziare. È perfetta.

Da allora, ho cambiato molti padroni. Ormai per me sono tutti uguali, a maggior ragione perché non posso vedere la loro faccia; è meglio così.

È meglio così. Non dovrò mai più vedere un uomo ucciso come un coniglio, una donna anziana massacrata di schiaffi e pugni perché vedere lo stupro di sua figlia le ha spezzato il cuore. Da oggi in poi, vedrò solo la luce della luna, il colore argenteo della libertà. Per sempre.

Author’s corner: thanks to Pointytilly for suggesting a possible way to get blind during a botched suicide attempt.

Pontomedusa va a mangiare il sushi

sushi

Pontomedusa si trova con un gruppo di amici per sfondarsi di sushi all’All you can eat.

La serata si svolge secondo lo schema classico di questi eventi:

  • Tutti ordinano la qualunque come se non ci fosse un domani: bisogna far fruttare la formula del Tutto a volontà!
  • I ristoratori, astuti, centellinano i piatti per quasi due ore. Cresce la fame e la frustrazione.
  • Si è quasi a fine serata, e finalmente i piatti cominciano ad arrivare uno dopo l’altro.
  • Stipare chili di sushi nello stomaco in un tempo limitato si rivela un’impresa riservata al tizio di Man Vs Food. Vassoi di sushi giacciono abbandonati sul tavolo.
  • A questo punto, l’amara consapevolezza: lasciare degli avanzi comporta pagare un extra! Qualcuno ha proposto di risolverlo così:

  • …ma noi la sappiamo più lunga, e si dà il via al piano criminale:
    • Fingendo di uscire a fumare una sigaretta, recupero sacchetti di plastica presso il kebabbaro di fianco, ben felice di rendersi complice di un delitto ai danni della concorrenza gastonomica.
    • Creazione di barriera umana per coprire i movimenti sospetti di sushi dal vassoio ai sacchetti sotto il tavolo, fingendo di voler fare una foto di gruppo.
    • Allarme! Passa il cameriere a portare i caffè. Il palo avvisa i complici in tempo, e le operazioni sotto il tavolo si fermano temporaneamente. Tutto sembra rientrato ma…
    • …Il cameriere, servizievole, si offre di fare lui la foto! La Banda del Sushi prende in considerazione la possibilità di sopprimerlo, ma ci sono troppi testimoni. Si accetta quindi la foto sperando che si sbrighi. Quando il cameriere, dopo avere scattato 10 volte, dice “Aspettate, sono venute un po’ sfocate…” viene allontanato bruscamente. Ci rimane un po’ male, non saprà mai del pericolo che ha scampato.
    • L’Operazione Sushi viene completata alla bell’e meglio, i sacchetti spariscono nella borsa, e ci si avvia tutti serenamente alla cassa.