Pontomedusa vuole fare la scrittrice

scrivere

Vi svelo un segreto.

Quando ho cominciato a scrivere, diciamo un paio di anni fa, ho cominciato con la narrativa. Mesi dopo, ho deciso che per pubblicizzare i miei racconti a un pubblico più vasto aprire un blog poteva essere una strategia vincente.
I miei racconti sono pubblicati su un sito che potete raggiungere dai link qui a destra, il punto è che nessuno ci clicca sopra. E se anche proprio per sbaglio perché il mouse non funziona qualcuno su quel link ci va, non prosegue nella lettura.
Ho la sensazione che chi mi segue come scrittrice non mi percepisca come blogger, e viceversa. Quindi la mia strategia iniziale si è rivelata fallimentare! Va be’, mi diverto pure a scrivere il blog, quindi alla fine siamo tutti contenti lo stesso.

Però, tengo anche tanto ai miei racconti. Allora, mi è venuta un’altra idea malsana: pubblicare i racconti *anche* sul blog.
Il Communication&Marketing Director del blog si è immediatamente opposto, sostenendo che bisogna avere un taglio preciso che si rivolga al target di riferimento. Il Sales Director ha ribattuto che tanto il blog già parla della qualunque, “Questa un giorno scrive di film da nerd, un altro pubblica un post che sembra uscito dal diario di Bridget Jones, ma lasciale aggiungere pure ‘sta cagata della letteratura! Metti che così altri due o tre lettori a cui non frega niente né di Batman né delle trentenni in crisi li raccattiamo!”
A questo punto mi sono ricordata che sia il C&MD sia il SD sono solo frammenti della mia mente malata, e quindi ho deciso che potevo fare quello che volevo. E io voglio pubblicare i miei racconti pure sul blog.

Allora, per tutelare voi poveri lettori che siete tanto dolci e gentili e vi voglio bene tutti, farò così:
– Tutti i racconti saranno sotto la nuova categoria Narrativa, così quando la vedete in un nuovo post potete scappare a gambe levate e non sfracassarvi i maroni.
– Per quanto riguarda i racconti a puntate, pubblicherò qui solo quelli completi, così se qualche anima pia si commuove e decide di leggere qualcosa, potrà essere sicuro che arriverà anche il finale in un tempo ragionevole. Ad ogni modo, ogni post conterrà una sola puntata. Il racconto a puntate monopolizzerà i post della categoria Narrativa finché non sarà concluso.
– Pubblicherò solo i racconti originali e non le fanfiction, perché boh. Mi sembra giusto così. Caso mai qualcuno non riesca a dormire la notte al pensiero di essersi perso le mie fanfic, sappia che esiste sempre il link sulla destra.
– I post Narrativa saranno pubblicati a cadenza random, alternati ai post più propriamente detti. Il blog continua come prima, non so se sia una notizia buona o cattiva, ma così è.
– I racconti saranno preceduti da uno specchietto che specificherà genere e qualche avvertenza, giusto perché spesso ci sono il sesso, la droga, il rock’n’roll e la viulènza, come nei vidiogheims di cui già sappiamo.

E basta. Presto pubblicherò il primo racconto per iniziare l’esperimento, ma voi non scappate perché sto preparando anche un nuovo arguto e ficcante post su Scarlett Johansson e i Mini Pony, o forse sulla fauna che si sviluppa nella lavastoviglie di Pontomedusa. Adesso ci penso.

Di Book Nomination e Scerbanenco, il vate di Pontomedusa

book

Benguitar pensava sicuramente che me ne fossi dimenticata, invece l’avevo solo messa nella lista delle cose da fare, insieme a mettere in ordine l’armadio, fare il tagliando alla macchina e conquistare il mondo dare una sistemata alle piante del balcone.

Sto parlando della Book Nomination.
Somiglia ai Liebster Awards, ma mi piace di più, perché richiede molto meno sforzo: anziché rispondere a dieci domande, sforzandosi possibilmente anche di essere spiritosi, e doversene anche inventare altre dieci per i successivi nominati, si tratta solo di riportare la citazione di un libro e nominare altre cinque persone perché facciano lo stesso. [EDIT: forse che le persone da nominare siano cinque me lo sono inventato io, comunque ormai così ho scritto e così è deciso, muahahahah]

La Book Nomination è una cosa semplice, fra amici, quindi non ha nemmeno il logo fighetto come i Liebster Awards, ma sinceramente trovo sia meglio così.

Siccome mi dicono che qui a Torino fra poco ci sarà il Salone del Libro (dovete sapere che io non esco mai di casa e quindi vengo a sapere le cose per sbaglio e in genere in ritardo), mi sembrava il periodo adatto.

E la citazione di Pontomedusa è:

“Sono andata da Tonio.”
“Chi è Tonio?” e a vederla arrossire così forte capì chi era Tonio, per lo meno che cos’era.
“E’ il fratello di una mia amica, Tonio Karr.”
“E’ il figlio dell’editore di Francoforte? Allora conosco suo padre, Teodoro Karr.”
“Sì, è lui,” lo disse con voce bassa, ma con un curioso tono, come parlasse di qualche cosa di eccelso, di altissimo, di ognipossente, per cui bisognava abbassare la voce. LUI tutto maiuscolo, assolutamente maiuscolo.
A quell’età lì si è sceme, pensò la principessa.
Giorgio Scerbanenco, Dove il sole non sorge mai

Non c’è niente di spiritoso da dire su Scerbanenco.
Ho cominciato a scrivere perché vorrei scrivere come lui, e ovviamente non mi riesce.
Acque chete è iniziato come un remake della serie di Duca Lamberti, anche se poi è deragliato per altre vie.
C’è tanto quotidiano nella sua scrittura, il bene e il male, mai assoluti: anche i peggiori criminali hanno qualche sprazzo di umanità, anche gli eroi hanno delle debolezze. Negli anni in cui scriveva lui non era così banale, mica c’erano ancora Breaking Bad e The Shield.

Capite anche che scrittrice da quattro soldi possa essere io, che ho come modello da imitare non Kerouac, Hemingway o qualche altro mitico scrittore un po’ fattone anti-sistema ma in fondo fighetto, ma invece un signore timido che si limitava a scrivere racconti di tutti i colori, neri, gialli e rosa, li pubblicava ovunque senza vergogna, e per buona misura teneva anche la Posta del Cuore su Annabella.

E quindi insomma, se non conoscete Scerbanenco, cercate qualcosa di suo e leggetelo, vi farete un favore.

Io intanto metto qui la lista dei nominati che, ovviamente, come al solito non hanno nessunissimo obbligo nei miei confronti, ma se non aderite e poi vi capitano le brutte cose, non venite a lamentarvi con me:

Wellentheorie

Arno Klein

Lettera C

Lupokattivo

Vittoriot75ge

Di ciccioni e spore aliene

evil broccoli

Lo ammetto, mi piace guardare i programmi con i ciccioni che vogliono dimagrire. Non ne vado fiera, è un mio guilty pleasure, tipo per altri rallentare per guardare gli incidenti stradali, o restare a casa il sabato sera per vedere i programmi di Maria De Filippi.

C’è sempre questa persona che pesa almeno 150 chili, fatica a camminare, fatica a fare la doccia perché le si accumula lo sporco sotto le pieghe della pelle. Se ci pensate, c’è del potenziale per una storia horror: spore aliene che si insinuano sotto le pieghe della pelle degli obesi patologici, e poi si nutrono del loro stesso ospite, finché…OK, me la sono segnata sul taccuino. No, non è vero, in realtà non ho un taccuino…vorrei essere uno di quegli scrittori tormentati che vanno in giro col Moleskine per appuntarci tutte le profonde impressioni che li colpiscono durante la giornata, ma non sono in grado. Al massimo, riesco a scrivere la lista della spesa su un blocchetto Pigna.

Che poi, in realtà, a me il protagonista, quest’uomo o questa donna obesa, ispira solidarietà. Sceglie di esporsi al pubblico ludibrio per avere un’occasione di recuperare una vita normale. E può esporsi al pubblico ludibrio perché è più socialmente accettabile di, che so, un drogato o un alcolista (e poi, sembra assurdo, ma è più bello da vedere: un bel faccione tondo fa allegria, simpatia, Sora Lella; un corpo emaciato, consumato dall’abuso, fa un po’ senso e poi i bambini si fanno gli incubi e il MOIGE insorge) ma si presta alle stesse riflessioni: “in fondo il responsabile della sua condizione è lui” VS “è colpa della società”, “responsabilità morale dello spacciatore (Mc Donald’s)” VS “responsabilità della persona verso se stessa”, tutto condito dall’onnipresente pensiero “tanto a me non potrà mai succedere di ridurmi così”, e alla fine ci sentiamo tutti in gamba e soddisfatti, come un parlamento che toglie la Tassa sulla Spazzatura per mettere la Tassa sull’Immondizia.

Quello che mi disturba è l’altro personaggio-chiave di questi programmi, il trainer. Che trascina il povero ciccione a pedalare per chilometri e poi fa finta di commuoversi quando il malcapitato sfonda il sellino e, giustamente, ci rimane di merda. O che scava ossessivamente nel passato di questo poveretto per scovare “i traumi” che lo obbligano a mangiare così, in cerca di dettagli morbosi da raccontare a tutti noi spettatori e, quando il povero cristo sopraffatto dai brutti ricordi si mette comprensibilmente a piangere, si atteggia pure a dispiaciuto e finge di consolarlo e di averlo fatto “per il suo bene”. (Nota del Blogger: diffidate sempre di chi dice di fare qualcosa per il vostro bene. Con questa scusa, ci hanno fatto inghiottire tonnellate di broccoli, e i broccoli sono il Male).

Questo tizio, il trainer, le spore aliene ce le ha nel cervello. E un po’ anche noi, che lo stiamo a guardare.