A Pontomedusa si blocca la scrittura

blocco

Quando le cose mi vanno bene, quando, per esempio, mi piace un ragazzo a cui piaccio anch’io, che non si limita a intontirmi di messaggi su Whatsapp ma ogni tanto mi chiede anche di uscire, e che se proprio deve portarmi dal kebabbaro almeno non mi chiede di pagare la mia parte del conto, mi si blocca la scrittura.

In fondo è normale: quando le cose vanno male, è facile scriverne post ficcanti ispirandosi al sempiterno Fantozzi. Ma quando va tutto bene, non ci sono argomenti.
D’altronde, anche nella narrativa è la mancanza, il conflitto, che fa svolgere la storia. Quando tutto va a posto, la storia finisce, e i protagonisti possono vivere felici e contenti per conto loro, che a noi non interessa per niente vedere il Principe Azzurro che porta i figli a vedere il film di Peppa Pig nel cinema del centro commerciale mentre Biancaneve ne approfitta per fare un salto al super, che sono finiti i Pandistelle.

Dobbiamo dunque sperare che succeda presto qualcosa che faccia incazzare Pontomedusa, la getti nella più nera disperazione e risvegli i suoi più bassi e malvagi istinti, quelli che le fanno scrivere post cattivelli e dispettosi che però portano la gioia in tanti cuori.

Perché alla fine, ammettetelo, siete cattivelli e dispettosi pure voi, lettori miei, altrimenti non leggereste questo blog ridendo sotto i baffi in ufficio invece di compilare un foglio Excel sul consumo della carta igienica aziendale nell’ultimo mese.

Fanno eccezione quelli che continuano ad arrivare qui cercando Zoofilia e simili, ma di loro non voglio parlare. Sicuramente siete rimasti delusi, cari miei, ma se volete c’è qualche fanfic su My Little Pony a cui vi potrei indirizzare.

Fenomenologia del risveglio mattutino

Funziona così.

Quando sei già in ritardo per motivi tuoi (leggi: hai cazzeggiato), arrivano anche gli imprevisti: il sacchetto della spazzatura che si rompe, la macchina che va ai 20 all’ora dove non puoi superare, il vecchietto che ti blocca il passaggio attraverso il portoncino ma dargli una gomitata nelle costole sembra brutto, perché in fondo è anziano e non è colpa sua.

Si tratta sempre del misterioso fenomeno noto col nome scientifico di S.F.I.G.A. (Such Fucking Irritating Great Arsehole), ma quello su cui vorrei riflettere oggi è il cazzeggio che, facendoci uscire già in ritardo, evoca la sfiga suddetta.

Io al mattino mi muovo come se fossi immersa in un mare di melassa, e più cerco di sbrigarmi, peggio è.

Ho letto tempo fa di una ricerca che dimostrava che più tempo abbiamo a disposizione per svolgere un compito, più ne utilizziamo, ossia: tendiamo a usare tutto il tempo che abbiamo, non importa quanto sia, quindi se per esempio ci alziamo mezz’ora prima, impieghiamo mezz’ora più del solito a prepararci, e quindi usciamo comunque alla solita ora (in ritardo e imprecando come camalli di Istanbul).

Qualcuno, invece, una volta mi ha detto che è perché inconsciamente non vogliamo andare a lavorare, e quindi senza rendercene conto facciamo di tutto per ritardare il momento fatidico.

Io so solo che la mia preparazione mattutina somiglia a quella di Fantozzi, la strategia “prendere l’autobus al volo dal terrazzino” l’ho sfiorata più di una volta.

Un’altra volta parleremo dell’impossibilità di alzarsi al suono della sveglia (causa più probabile secondo gli scienziati: durante la notte si avvia un processo di mutazione dei nostri tessuti che culmina con la fusione tra il nostro corpo e il letto) tranne nel weekend, quando prima delle 8 abbiamo già gli occhioni spalancati e non c’è verso di riaddormentarsi.