Di vero finger food, ninja mafiosi e fiumi di sangue

machine girl

Che dire di Machine Girl?
Intanto, che per una volta la recensione non sarà affatto ironica. Il film è proprio così, ed è chiaro che volutamente non si prenda affatto sul serio. Immaginate una parodia degli anime ultra-violenti alla Hokuto no Ken e Berserk, fatta con gli attori veri, e cominciate ad avvicinarvi un pochino.
Ad ogni modo, se il sangue vi fa impressione, lasciate perdere. Sul serio. Anche questo post, che ci sono delle scene tratte dal film.

Il primo problema è un limite mio: dovete sapere che Pontomedusa non è affatto fisionomista. Quando ho visto L’avvocato del diavolo, sono rimasta convinta che la moglie di Keanu Reeves e l’avvocatessa porcona fossero interpretate dalla stessa attrice. Ne avevo addirittura dedotto tutto un sottotesto di bene/male, lato chiaro/lato oscuro…poi, anni dopo, mi hanno svelato che l’avvocatessa è Connie Nielsen, non Charlize Theron, e ci sono rimasta demmérda.
Potete quindi capire quanto per me non sia facile seguire un film in cui gli attori sono tutti giapponesi, tutti coi capelli neri e spesso pure vestiti uguali, dato che in molte scene i personaggi indossano la divisa scolastica.
Detto questo, cominciamo.

Il film comincia in medias res, con la Machine Girl che ha già una mitragliatrice al posto del braccio amputato, che fa fuori un gruppo di bulletti, con profusione di estremità mozzate e sangue che sprizza con la stessa pressione di un’eruzione vulcanica.
Questo perché l’utente medio del film non può mica aspettare che finisca tutto l’antefatto prima di vedere un po’ di sana viulènza! Quindi prima siparietto splatter, e poi flashback per capire come ci siamo arrivati.

Ami è una giovane studentessa ancora in possesso di entrambe le braccia e di un fratello minore un po’ sfigato, che infatti si fa angariare dai bulli.
I due ragazzi sono orfani, e Ami si prende cura del fratellino Yu come una madre. Quando Ami lo vede con un occhio nero, Yu si vergogna di dire che è stato menato, dileggiato e ricattato e dice di avere fatto a botte e di averle anche un po’ date.
Ami gli ricorda che con la violenza non si ottiene niente. Meno male che le successive vicende del film le faranno capire la fallacia di questa convinzione e le insegneranno che fare a pezzi la gente è bello.
Ma andiamo con ordine.

Il capo dei bulletti, Sho, è figlio di una specie di ninja mafioso, e per sottolineare questo suo status di privilegiato porta, sopra l’uniforme di scuola, un costoso ma sobrio e raffinato giubbottino di leopardo con bordo di pelliccia.
I suoi sgherri inseguono Yu e il suo amico Takeshi. Ami li vede e cerca di raggiungerli, ma nella fretta urta una lattina di proprietà di un gruppetto di avanzi di galera e, anziché continuare a correre, da brava giapponese si ferma per fare l’inchino e scusarsi.
Gli energumeni ne approfittano per tentare di usarle violenza; Ami li gonfia di botte tutti e quattro senza problemi, ma il piccolo contrattempo la rallenta, e arriva giusto in tempo per trovare Yu e Takeshi spiccicati al suolo, spinti giù dalla Banda del Bullo.
Segue grande momento mariomérolo con Ami che si dispera tenendo tra le braccia il corpo del fratello.

La morte dei due ragazzi viene classificata come suicidio. Ami crede siano stati invece assassinati, ma nessuno le dà retta, nemmeno i genitori di Takeshi, anche perché i genitori di Ami e Yu si sono suicidati dopo essere stati falsamente accusati di omicidio, e questo comprensibilmente non fa bene alla reputazione dei ragazzi.

Ami allora decide di fare tutto da sola: trova fra gli appunti del fratello la lista dei ragazzi che lo tormentavano e va trulla trulla a casa del primo, ad accusarlo di omicidio.
Qua fra l’altro la mia confusione aumenta perché, a causa della Sindrome dell’Invecchiamento della Donna Giapponese, le madri dei ragazzi sembrano della stessa identica età di Ami, e quindi per capire che sono mamme e non compagne di scuola mi ci vuole una certa concentrazione.
Comunque, i genitori di Bullo Uno sono degli assassini psicopatici tali e quali al figlio, e di fronte alle accuse di Ami cercano di ucciderla, ma riescono solo a friggerle il braccio, che si trasforma in un enorme tempura.

No, davvero.

No, davvero.

Qualche ora dopo Ami, che in qualche modo è riuscita a liberarsi della pastella (e il braccio sotto è ancora sanissimo, nemmeno una minuscola scottatura), torna e massacra Bullo Uno e sua madre, non prima di essersi fatta dire il nome del capo della Banda del Bullo. Il padre, invece, lo schernisce ricoprendolo col sangue del figlio che schizza dal collo senza più testa (la scena è bellissima, il taglio è pulito e poi a comando comincia a uscire il sangue, come se Yu avesse aperto un rubinetto) ma, incomprensibilmente, non lo uccide (e mal gliene incoglierà).
Si reca dunque a casa di Sho, dove la famiglia è impegnata in una delle loro comuni occupazioni, ossia tagliare le dita a un cuoco che per sbaglio ha rovesciato dei noodles addosso al rampollo e fargliele mangiare a mo’ di sushi. Quando si dice “finger food”.

No, davvero.

No, davvero.

In un tripudio di stelline ninja e coltelli, Ami quasi riesce a uccidere Sho, ma viene fermata dal padre di lui e catturata.
Viene incatenata al soffitto e menata di mazzate, poi il padre di Sho tira fuori il colpo da maestro e le taglia le dita della mano sinistra. La moglie, però, è indispettita che ci si accontenti di così poco, quindi, mentre il marito sta uscendo con la katana ancora in mano, gli fa lo sgambetto: la spada gli sfugge di mano e trancia il braccio della sfortunata Ami (no, davvero).

Ami riesce a fuggire, approfittando di uno degli sgherri del padre di Sho che le si avvicina un po’ troppo nel tentativo di usarle violenza, e riesce ad arrivare fino al giardino della famiglia di Takeshi prima di collassare.
Ora, il braccio aveva smesso di sanguinare dalla scena prima (anche perché a quest’ora Ami sarebbe ben morta dissanguata), eppure a quanto pare la ferita era sempre aperta, perché il padre di Takeshi sente il bisogno di dare due punti al moncherino col kit del punto croce (credo abbia fatto il corso di primo soccorso con Lindsay Lohan).

Il fatto che Ami abbia perso un braccio fa capire ai due gonzi genitori addolorati che forse forse la ragazza aveva ragione, e decidono di aiutarla a vendicare Yu e Takeshi.
La madre la allena con tecniche da Tana delle Tigri, e il padre le costruisce una protesi mitragliatrice: solo che, cinque minuti prima che sia pronta, arrivano i ninja mafiosi per ammazzare tutti.
Ami e la madre di Takeshi tengono impegnati i ninja assassini mentre il padre finisce il braccio artificiale. Riesce a passarlo a Ami che finalmente sconfigge i ninja, ma non riesce a salvare il padre di Takeshi, che muore affettato da una miriade di stelline ninja, stile Scuole di Nanto.

Ami si nasconde in una casa con la madre di Takeshi, Miki, che è ferita, e uno degli sgherri mafiosi (non ninja), che ha catturato.
La ferita di Miki è infetta, ma lei rifiuta di curarsi per potere seguire Ami e avere così la sua vendetta.

Frattanto, il padre di Sho riunisce i genitori di tutti i cattivoni uccisi da Ami (incluso il padre di Bullo Uno) e li invita a vendicarsi ammazzando la ragazza.

Ami e Miki torturano Sgherro-Non-Ninja piantandogli chiodi in faccia finché non confessa dove si trova la famiglia di Sho, e lo obbligano a portarle lì.
Non lo avrei mai detto per un film così, ma Miki fa presente a Ami che avrà bisogno di munizioni di riserva, e le consegna dei proiettili così potenti che potrebbero distruggere la protesi-mitragliatrice.

Intanto, il padre di Sho sfodera la sua arma segreta: i genitori dei cattivoni uccisi! Anche loro sono guidati dalla stessa cosa che è la forza di Ami e Miki, e cioè il desiderio di vendicare i loro cari! Dalle facce da pesce lesso delle nostre due eroine, che vorrebbero essere sguardi intensi, capiamo che questo li rende nemici temibili.

In un modo o nell’altro riescono a sconfiggere i Genitori Incazzati, ma Ami finisce le munizioni proprio quando viene attaccata dal padre di Sho! Miki riesce a salvarla, ma nella lotta perde una gamba.
Ami la lascia per inseguire il padre di Sho e riesce a ucciderlo, ma per sparargli con le Munizioni Putentissime distrugge la protesi. Intanto, Miki viene aggredita dal padre di Bullo Uno, che se lo erano dimenticato vivo, ma riesce a infilarsi una protesi-motosega che il marito aveva preparato per Ami in alternativa alla mitragliatrice, e sconfigge l’avversario prima di morire a sua volta per dissanguamento.

Ami, a cui nella lotta si è strappata la camicetta per un po’ di sano fanservice, dà l’estremo saluto a Miki e recupera la protesi-motosega, pronta a terminare la sua vendetta.
Trova Sho che però, da bravo codardo quale è, si fa scudo con tre Ragazzini Anonimi mai visti prima.
Ami affronta allora la madre di lui che, per l’occasione, ha indossato la sua arma più temibile: il famigerato reggiseno trapano.

No, davvero.

No, davvero.

Da principio il reggiseno trapano ha la meglio su Ami, e uno dei Ragazzini Anonimi, preso dal terrore, si fa pipì addosso. Io pensavo fosse l’ennesima scena estrema gratuita, invece no! Ami riesce a spingere la madre di Sho nella pozza di pipì, così la parte elettrica del reggiseno va in corto e la stregaccia rimane folgorata.
Voglio dire, l’ultimo film-cazzata di serie Z giapponese ha una scrittura più rigorosa di tanti blockbuster hollywoodiani.
Nel marasma che ne segue, Ami riesce a uccidere anche Sho e a liberare i Ragazzini Anonimi. Chiede loro di andare alla polizia a denunciare quello che è successo, poi si appresta a suicidarsi… ma un rumore dietro un cespuglio la fa desistere, e si mette subito in posizione d’attacco.
Il suo destino è la lotta! Fuck yeah!

Chambara – Cap. 4

Genere: Storico (Giappone feudale), Azione, Drammatico

Avvertenze: Viulènza

Capitolo 4 di 4

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ronin

4

Sakura, quella notte, riuscì a dormire molto poco.

Era innamorata di Daisuke. Questo le era chiaro. Era diventato chiaro nel momento in cui lui l’aveva baciata.

Si rendeva conto che di lui non sapeva molto. Aveva capito che viveva di espedienti. D’accordo, ma non si poteva dire lo stesso di lei? Daisuke era in gamba, coraggioso e, anche se lei non lo avrebbe mai ammesso in sua presenza, le aveva davvero salvato la vita. L’aveva anche curata.

Era innamorata di Daisuke. E Daisuke meritava quell’amore.

Albeggiava appena, quando Sakura uscì a cercarlo.

Daisuke abitava ancora nella locanda dove avevano passato la prima notte al villaggio. Sakura, invece, dopo essere stata ingaggiata come capo delle guardie aveva ottenuto una piccola casa nel centro del paese.

La locanda, invece, era vicina alle mura, discosta dalle altre costruzioni. Quando Sakura arrivò abbastanza vicina da poterla vedere, notò degli strani movimenti vicino all’edificio.

Nella luce incerta dell’alba, non era chiaro cosa stesse succedendo. Sakura si avvicinò il più silenziosamente possibile, cercando di non attirare l’attenzione. Istintivamente, poggiò la mano sull’elsa della spada.

Due uomini stavano lottando. Uno dei due era vestito da samurai. Un ronin? L’altro invece era…

Era Daisuke! Sakura corse verso di loro, senza più preoccuparsi di non fare rumore. Il ronin stava colpendo Daisuke al viso. Il ragazzo incassò diversi colpi, ma poi cadde a terra.

Il ronin lo sovrastava. Si chinò su di lui. Sicuramente, voleva dargli il colpo di grazia.

Invece, la testa del ronin rotolò sul selciato. Poi, anche il corpo crollò. Dietro di lui, c’era Sakura, la spada sguainata, la lama grondante di sangue.

Daisuke cercò di alzarsi in piedi, ma riuscì solo a mettersi seduto. Era ancora stordito dai colpi.

Sakura! Tu…tu mi hai salvato!”

Sakura sorrise.

Siamo pari,” disse. Poi, indicò il corpo a terra.

Sai cosa voleva da te?” chiese.

Veramente…”

Sakura spostò la testa col piede, per guardarla meglio. E sbiancò.

Dimmi cosa voleva da te,” ripeté. Adesso la sua voce era fredda, lo sguardo duro.

Io…non lo so,” balbettò Daisuke. “Davvero, ti giuro…”

Non ti credo,” sibilò Sakura. “Io quell’uomo lo conosco. Lo…conoscevo. Ci allenavamo insieme, da ragazzi. Non era un ronin. Era un samurai.”

Sakura ha finito gli allenamenti. Oggi, insieme a lei c’è Akira. È il figlio di un amico di suo padre, e anche lui diventerà un samurai. Ha qualche anno più di lei, e per questo a Sakura sembra molto saggio.

Sono esausta!” dice Sakura.

Un samurai non è mai stanco, non sente il dolore, né la fame, né la sete!” proclama Akira, ma poi sorride. “Sei stata brava oggi,” le dice.

Sakura si sente piena di orgoglio. “Grazie,” dice. “Ma non sono ancora abbastanza forte. E la virtù del samurai è la forza!”

Non è così,” dice Akira. “La forza è importante, ma la virtù più importante di un samurai è un’altra.”

Quale?” chiede Sakura.

L’onore,” dice Akira.

Era un uomo d’onore,” disse Sakura. E poi si accorse che degli uomini a cavallo si stavano avvicinando.

Gli uomini li circondarono. Erano tutti samurai.

Sakura era stordita da tutta l’assurdità della situazione, e ci mise qualche istante a riconoscere l’uomo alla testa del gruppo di cavalieri. Era Tokugawa Eizo. Il suo daimyo.

Anche Tokugawa Eizo sembrava sorpreso di vederla.

Sei tu? Nakajima Sakura?”

Sakura chinò la testa.

Adesso il daimyo sembrava, più che sorpreso, sbalordito.

Adesso ho capito di avere sbagliato a rifiutare i tuoi servigi perché eri una donna. Vedo il tuo valore come guerriero. Ma ora so che avrei dovuto rifiutarli per la tua mancanza di fibra morale! Cosa sei diventata? La complice di un ladro, di un assassino! Un’assassina tu stessa! Cosa direbbe tuo padre se ti vedesse?”

Io…io…” Sakura crollò in ginocchio e si prostrò davanti a Tokugawa Eizo.

Perdonatemi, daimyo. Non avevo riconosciuto Akira. E quest’uomo è un mio amico…credevo lo fosse. Pensavo fosse stato aggredito da un malintenzionato. Non avrei mai pensato…”

Quell’uomo è Murakami Daisuke,” disse il Daimyo. “Ha derubato diversi membri della nobiltà. Una volta è stato sorpreso, e ha ucciso la ragazza che lo aveva visto. Era una fanciulla di appena tredici anni.”

Sakura, incredula, si voltò a guardare Daisuke. Lui si limitava a tenere la testa china. Sakura capì che era tutto vero.

Quest’uomo sarà arrestato e impiccato. Io credo nella tua buona fede, Sakura, ma capisci anche tu che non posso certo ignorare ciò che hai fatto. Tuttavia, per rispetto alla memoria di tuo padre e poiché si è trattato di un errore, ti offro la possibilità di morire con onore, e non giustiziata come una comune criminale.”

Sakura chinò la testa. Sapeva che era giusto, ma sentiva le lacrime che le pungevano gli occhi.

E il terrore. Non voleva morire.

Comprendi, Sakura? Puoi scegliere il jigai. Te ne andrai con onore.”

No!” gridò Sakura.

La virtù del samurai è l’onore,” dice Akira.

È vero,” interviene il padre di Sakura. “L’onore è più importante anche della vita stessa, e pur di preservare il primo il samurai è disposto a rinunciare alla seconda.”

Improvvisamente, Sakura si sente triste. Tuttavia, accenna di sì con la testa.

Ma questo vale per tutti,” dice Sakura. “Fin da piccoli, ci hanno insegnato che, piuttosto che cadere nelle mani del nemico, dobbiamo praticare il jigai.”

Certo Sakura,” dice suo padre. “Ma il jigai è solo un modo per sfuggire una morte più orribile, o un destino peggiore della morte. In fondo è semplice…tagliarsi la gola con un coltello. Dura un attimo. Ma un samurai deve scegliere la morte anche quando l’alternativa è una vita senza onore. E lo fa con il seppuku. Usando la sua spada.”

Sakura rabbrividisce. Tuttavia sa che il padre ha ragione.

Perché un samurai non si separa mai dalla sua spada,” dice.

Il padre sorride, e le scompiglia i capelli.

Esatto,” dice. “E non si separa mai dal suo onore.”

No!” gridò Sakura. “Non lo farò col jigai, come un bambino…o una donna. Permettetemi di scegliere il seppuku, daimyo. Solo quella può essere una morte onorevole per me. La morte di un samurai.”

Tokugawa Eizo inarcò le sopracciglia, tuttavia fece un cenno di assenso.

Sakura adesso non aveva più paura. Sarebbe morta come avrebbe voluto vivere. Da samurai.

E mentre la lama della spada affondava nelle sue viscere, pochi istanti prima che, in un gesto di pietà, uno degli uomini del daimyo le tagliasse la testa, le sembrò di vedere suo padre, fiero di lei, come quando era bambina.

Un samurai non si separa mai dalla sua spada e non si separa mai dal suo onore.”

Tra i fiori il sakura, tra gli uomini il samurai.”

Chambara – Cap. 3

Genere: Storico (Giappone feudale), Azione, Drammatico

Avvertenze: Viulènza

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ronin

3

Devi tendere di più la corda! La cocca deve sfiorarti la punta del naso.”

L’aspirante arciere tirò un po’ indietro il gomito destro, con uno sforzo che sembrava sovrumano, a giudicare dalla sua espressione. Sakura si sforzò di trattenere un risolino.

Così va meglio, ma non stringere forte la corda. Le dita devono essere rilassate.”

L’uomo le rilassò un po’ troppo, perché la freccia partì con un sibilo e andò a conficcarsi nel muro di una casa poco lontano. Per fortuna Sakura insisteva sempre perché la linea di tiro venisse lasciata libera, durante gli addestramenti.

Va bene, Hiro. Diciamo che per oggi abbiamo finito, d’accordo?”

Hiro fece un cenno con il capo, lasciò l’arco e si allontanò con un’espressione da cane bastonato.

Il materiale umano non è gran che, eh?”

Sakura si voltò verso la voce e vide Daisuke. Non riuscì a fare a meno di sorridere.

Non sono poi tanto male. Stanno facendo grandi progressi. Perché non ti fai vedere anche tu agli addestramenti, ogni tanto?”

Io non ne ho bisogno! Ho fatto fuori venti ronin tutti da solo, ricordi?” E le fece l’occhiolino.

Al massimo saranno stati dieci…se continui a raccontare questa storia in giro, fra un mese saranno diventati cinquanta!”

Daisuke rise.

Be’, forse è vero, ho un po’ esagerato, ma comunque devi ammettere che non ho bisogno di addestramenti.”

Diciamo che te la cavi.”

E poi ti ho salvato la vita!”

Parole grosse!”

Ma Sakura sapeva che era vero. Però era bello punzecchiare Daisuke. Era bello passare del tempo con lui. Era bello…

Sakura abbassò lo sguardo, improvvisamente imbarazzata.

Sarà meglio che vada. È quasi ora di cena. Il lato positivo di questi addestramenti è che il vitto è incluso…finalmente posso mangiare come si deve.”

Daisuke assunse un’espressione comicamente disperata.

Io invece devo tirare avanti con i soldi che ci hanno dato per avere sconfitto i ronin! Devo farmeli bastare! Solo riso e tè!”

Sakura rise di nuovo.

D’accordo, d’accordo, quante storie! Stasera cena con me. Offro io.”

Sakura aspirò l’aria della notte. Era profumata di fiori.

Daisuke camminava accanto a lei.

La cena era deliziosa!” disse lui.

Sono contenta che ti sia piaciuta, ma cerca di non farci l’abitudine!”

Ma come no, Sakura? Sarò il tuo schiavo fedele! Ti servirò in tutto! Solo in cambio di tre pasti al giorno!”

Lo sapevo! Sei come certi cagnolini…ti seguono fino a casa e poi non c’è verso di liberarsene!”

Daisuke si fece improvvisamente serio.

Davvero vorresti liberarti di me?”

Sakura era incredula.

Ma no, sciocco…scherzavo. Non volevo offenderti, scusa.”

Non mi hai offeso…solo…”

Le prese la mano.

Solo…a me piace davvero stare con te,” continuò.

Sakura non sapeva cosa dire. Non sapeva neanche cosa sperare…

E poi lui la baciò. Pochi secondi, le labbra sulle labbra.

Quando lui si staccò da lei, Sakura rimase immobile per qualche istante. Poi, girò sui tacchi e si allontanò, senza correre.

Daisuke non poté vederlo, ma Sakura stava sorridendo.

Chambara – Cap. 2

Genere: Storico (Giappone feudale), Azione, Drammatico

Avvertenze: Viulènza

Capitolo 2 di 4

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ronin

2

Sakura percepì la luce attraverso le palpebre e aprì gli occhi.

Rimase con la mente vuota per qualche secondo, poi cominciò a ricordare. Subito, si sforzò di muovere il braccio. Era ancora lì?

Il braccio c’era ancora, anche se muoverlo le faceva un male del diavolo. Si contorse per poterlo guardare, e vide che era stato bendato.

La porta si socchiuse, e Sakura istintivamente cercò la sua spada. La sua spada! Dov’era finita?

Per fortuna, il visitatore era solo il ragazzo del giorno prima. Tuttavia, Sakura non poteva sopportare l’idea di essere stata separata dalla sua spada; era un disonore, per un samurai.

Ah, sei sveglia! Come ti senti?”

Dov’è la mia spada?”

Buongiorno a te,” disse il ragazzo, aggrottando la fronte.

Scusa. Buongiorno. Dov’è la mia spada?”

Il ragazzo assunse un’aria esasperata e rassegnata insieme e indicò un punto in fondo alla stanza. Sakura cercò di alzarsi ma ricadde miseramente sui cuscini.

Puoi portarmela qui, per favore?” chiese.

Il ragazzo andò a prendere la spada e gliela portò.

Guarda che puoi stare tranquilla,” le disse mentre camminava verso di lei. “I ronin li abbiamo fatti fuori tutti.”

Appena fu a portata di mano, Sakura afferrò la spada con il braccio sano, ignorando il dolore che le provocava ogni minimo movimento.

Non è per questo” disse, dopo avere messo la spada accanto a sé, sotto le lenzuola. “Un samurai non deve mai separarsi dalla sua spada.”

Suo padre arriva a svegliarla all’alba, ma Sakura è già sveglia. In realtà, stanotte praticamente non ha dormito. Oggi è il suo tredicesimo compleanno. Il giorno della cerimonia della consegna della spada.

Oggi riceverai la tua katana,” dice suo padre. “Ricorda, un samurai non si separa mai dalla sua spada.”

Sì, padre.”

Da oggi sarai un vero samurai. Quando morirò, servirai tu il nostro Daimyo. Sei l’unica discendente della nostra famiglia, e perpetuerai la nostra stirpe. Non ha importanza che tu sia una donna. Da oggi, sarai prima di tutto un samurai.”

Sarà un onore, padre.”

Quindi è vero…sei un samurai?”

A dire il vero, un ronin. Mio padre mi ha addestrata come un samurai, ma il Daimyo che la mia famiglia serviva, alla morte di mio padre, ha rifiutato i miei servigi. E così, sono rimasta senza padrone.”

Ma perché?”

Sakura si rabbuiò.

Perché sono una donna,” rispose. “Così, sono diventata un ronin. Mi sposto continuamente, mi fermo quando trovo un ingaggio e poi riparto.”

Uh…che genere di lavoro?”

Secondo te?” Sakura sogghignò. “Sono un guerriero addestrato per uccidere!” Guardò la faccia del ragazzo, poi scoppiò a ridere. “In realtà in genere mi offro come guardia del corpo o capo delle guardie di qualche villaggio. Coordino le difese, addestro gli abitanti. Cose così. Poi, quando sono in grado di fare da soli, me ne vado e cerco qualcos’altro.”

Come hai fatto ieri. Potresti fermarti qui. Difendere questo villaggio.”

Perché no? Se me lo chiedono. Prima, bisogna vedere se guarisco. Un ronin con un braccio solo vale poco.” Fece una smorfia.

Se ti riposi e non fai stupidaggini, guarirai presto. Ti ho medicato io. Hai perso molto sangue, ma la ferita è pulita. Si sta rimarginando bene, senza infezioni.”

Sei un medico?”

Sono uno che si sa arrangiare. Mi chiamo Daisuke.”

Io Sakura.”

Sai perché ti ho chiamata Sakura?”

Sakura scuote la testa. Le piacciono questi momenti di intimità con il padre, alla fine di una lunga giornata di allenamenti.

Perché il sakura, il fiore di ciliegio, è il simbolo della nostra casta. Quando i fiori ricoprono i rami, è uno spettacolo grandioso, come un samurai quando è all’apice della sua potenza. Ma basta un po’ di vento per fare cadere tutti i petali, come basta un solo colpo di spada per fare cadere il più maestoso dei samurai. Tuttavia non devi temere la morte in battaglia, Sakura: per un samurai, è l’unica morte onorevole.”

Sakura pensa che lei la morte la teme eccome, in battaglia o altrimenti, ma fa cenno di sì con la testa.

Ricorda,” continua il padre. “Tra i fiori il sakura, tra gli uomini il samurai.”

Chambara – Cap. 1

Genere: Storico (Giappone feudale), Azione, Drammatico

Avvertenze: Viulènza

Capitolo 1 di 4

ronin

1

Erano tre giorni che camminava, praticamente senza sosta, attraverso i boschi. La notte era costretta a fermarsi, ma sedersi sull’erba umida con la schiena appoggiata a un tronco o a una pietra non invitava certo al sonno, senza contare che doveva rimanere all’erta in caso di attacchi di animali selvatici. Un fuoco avrebbe aiutato a tenerli lontani, ma non voleva attirare l’attenzione di qualche sbandato come lei, e così aveva rinunciato.

Finalmente, era arrivata a un villaggio. Avrebbe potuto mangiare qualcosa che fosse degno di essere chiamato cibo e dormire in un vero letto…almeno in teoria. Sakura frugò nella bisaccia e ne tirò fuori pochi shu. Avrebbe dovuto scegliere la locanda più scadente del villaggio. Come al solito.

Sakura sospirò, poi si rimise in marcia. All’ingresso del villaggio, le guardie la squadrarono da capo a piedi, come al solito. Una donna vestita da guerriero, e con una katana al fianco, attirava sempre l’attenzione. Le guardie, comunque, sembravano poco più che contadini armati di mazze, quindi Sakura non li degnò di troppa attenzione. Ad ogni modo, la lasciarono passare.

Attraversò il mercato, cercando di non badare troppo agli odori di cibo che si alzavano dalle bancarelle, e provò tre locande prima di trovarne una adatta alle sue tasche. Cenò con riso e un po’ di pesce, e poi finalmente, esausta, si lasciò cadere sul letto e si addormentò.

*

La svegliò un acre odore di bruciato. Aprì gli occhi e la sua mente registrò urla e grida. Saltò giù dal letto, si rivestì, prese la spada e uscì dalla stanza.

Nella sala comune della locanda, gli ospiti e i proprietari sembravano tanti topolini terrorizzati. Avevano improvvisato delle barricate per sbarrare le porte e la finestra, ma da fuori qualcuno stava cercando di sfondarle.

Un attacco?” chiese Sakura, già intuendo la risposta.

Sì,” le rispose un uomo giovane. “Sono ronin. Hanno messo a ferro e fuoco il villaggio…Noi abbiamo cercato di barricarci qui dentro, ma credo che riusciranno presto a entrare.”

Come a confermare le sue parole, un buco si aprì nel legno di una delle imposte.

Il ragazzo spostò lo sguardo sulla katana di Sakura.

Ma tu chi sei?” le chiese.

Sono un ronin anch’io. Un mercenario. Sono disposta a mettermi al vostro servizio; in cambio di un giusto compenso, si capisce.”

Altri tonfi dall’esterno, e altri pezzi di legno crollarono dalle imposte e dalla porta.

Tutto quello che vuoi!” gridò il locandiere. “Ti daremo tutto quello che abbiamo se riesci a salvarci!”

Ma pensi di riuscirci da sola?” chiese l’uomo giovane.

Non so nemmeno quanti sono! Potrebbe farmi comodo un assistente,” disse Sakura, e lanciò un’occhiata eloquente al ragazzo.

Facciamo a metà?” chiese il ragazzo con un sorrisetto.

Prima vediamo se riusciamo a uscire vivi da qui. Hai un’arma?”

Il ragazzo aprì le braccia. Sakura si guardò intorno, poi il suo sguardo cadde su un attizzatoio.

Prendi quello,” disse. “O ti sentiresti più a tuo agio con un coltello?”

Un coltello andrebbe meglio,” rispose il ragazzo.

Guarda che combattere con un coltello significa lotta corpo a corpo. Pensi di esserne capace?”

Sì,” disse il ragazzo, poi corse verso la cucina. Ne uscì pochi istanti dopo con un lungo coltello da macellaio.

Con questo mi sento abbastanza sicuro,” disse.

Va bene,” disse Sakura. “Io prendo la porta, tu la finestra. Riusciranno a entrare pochi alla volta, dobbiamo ammazzarli appena mettono la testa dentro. Se riescono a entrare qui, la situazione diventerà troppo difficile da controllare. Te la senti?”

Vedrai,” rispose il ragazzo, e le fece l’occhiolino. Poi, andò appostarsi a lato della finestra, le cui imposte stavano ormai per cedere del tutto. Sakura alzò le spalle e prese il suo posto accanto alla porta.

Gli aggressori riuscirono a sfondare prima la finestra. Il giovane tagliò la gola al primo appena infilò la testa nel pertugio; qualcuno dietro riuscì a spingere il cadavere all’interno della stanza per cercare di entrare a sua volta, ma ci guadagnò solo un coltello piantato nell’occhio.

A questo punto, i ronin dovettero capire che la finestra non era un passaggio sicuro, perché ricominciarono a lavorare per abbattere la porta, e ci riuscirono in pochi minuti. Controllare la porta era più difficile, e per questo Sakura l’aveva tenuta per sé; dalla finestra potevano entrare uno alla volta e dovevano scavalcare, dalla porta invece si riversarono parecchi guerrieri tutti insieme.

Sakura tagliò teste, gambe e braccia con pochi fendenti precisi, approfittando dell’effetto sorpresa; i nemici infatti impiegarono qualche secondo per capire che c’era qualcuno che li stava attaccando, e dove fosse.

Finalmente, uno dei ronin la vide e la indicò agli altri. Sakura indietreggiò; aveva davanti a sé almeno dieci guerrieri armati che non vedevano l’ora di farla a pezzi per vendicare i loro amici.

Sakura attaccò. Ferì un uomo al ventre e con un calcio lo fece cadere addosso ai suoi compari. Diversi uomini caddero a terra, ma altri due le vennero incontro a spade sguainate. Sakura riuscì a evitare un fendente saltando di lato, poi decapitò l’uomo che aveva tentato di colpirla e affondò la spada nel torace dell’altro.

Diversi degli uomini caduti erano riusciti a rialzarsi: Sakura vide due lame tagliare l’aria nella sua direzione e si abbassò, riuscendo a evitare i colpi, poi rotolò di lato per togliersi dalla portata degli aggressori. Non fece in tempo a rialzarsi che vide un’altra lama abbattersi su di lei; riuscì giusto a mettersi in ginocchio e bloccare il colpo, poi si mise seduta e, puntellandosi sulla mano libera, piantò il piede nell’inguine del nemico. Quando questi, per riflesso, si piegò nella sua direzione, gli affondò la lama nel ventre, poi scattò in piedi.

Fece un mezzo giro per evitare un altro colpo e poi immerse la spada nel corpo dell’avversario. Fu a quel punto che sentì un dolore tremendo al braccio sinistro, e cadde a terra.

Dal pavimento, riuscì ad abbattere ancora due degli uomini che si erano precipitati su di lei, ma poi le forze la abbandonarono e la spada le cadde di mano.

Rimase come in trance, inorridita, a guardare la lama che stava per abbattersi sulla sua faccia. Le sembrava che il tempo scorresse più lento del normale, riusciva a vedere ogni dettaglio: il volto dell’uomo che stava per ucciderla, sfigurato da un ghigno rabbioso; la lama della spada, macchiata del sangue di chissà chi, forse del suo; riuscì anche a pensare che meritava di morire per avere lasciato andare la sua spada, da cui un samurai non dovrebbe separarsi mai.

E poi, vide il suo aggressore cadere in ginocchio, e dopo faccia a terra. Il tempo riprese a scorrere col suo ritmo normale. Il ragazzo aveva pugnalato il nemico alla schiena, poi si era voltato rapidamente e aveva tagliato la gola ad un altro. Trascinandosi, Sakura riuscì a riprendere la sua spada. Si sforzò di mettersi in ginocchio, e fu sufficiente per aprire il ventre a un altro ronin. Il ragazzo piantò il pugnale nel petto dell’ultimo.

Era finita.

Il ragazzo si avvicinò a lei e le sorrise.

Allora, ti ho convinto? Metà e metà?”

Sakura riuscì a restituirgli il sorriso, e poi svenne.

Di ispirazione e fancazzismo [aggiornato con 3 domande]

inspiring

Ho scoperto, a causa della vergognosa abitudine di googlare me stessa per caso, che Ufficio di Coccolamento mi ha più o meno vagamente nominata per un altro Award.

Si tratta del Very Inspiring Blogger Award, e come tutti i premi di questo tipo ha delle regole. Lasciate che ve le enumeri:

1. Ringraziare il blogger che vi ha nominato. Be’ è stata una nomination un po’ così, quindi diciamo che il ringraziamento è il link (Pontomedusa ha il braccino corto).

2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio.

3. Condividere 7 fatti su di voi.

4. Nominare 15 blogger e notificargli la nomination.

Ma che fatti devo condividere? Non mi viene in mente nulla, e poi a qualcuno fregherà qualcosa? Allora ho avuto l’illuminazione.

Se davvero nel World Wide Web c’è qualcuno che vuole sapere qualcosa su di me, può fare una domanda nei commenti. Aggiornerò il qui presente post con la domanda e la risposta. Una domanda sola a persona, quindi scegliete con attenzione!!

Nell’improbabilissimo caso in cui vengano postate più di sette domande, quelli dall’otto in poi si attaccano. Le regole sono regole!

Se il fortunatissimo domandatore è titolare di un blog, automaticamente può considerarsi come mio nominato per questo premio. Sì, lo so che così al massimo i nominati saranno sette e non quindici, ma Pontomedusa è una ribelle anarchica. Come? Un paragrafo fa ho detto che le regole sono regole? Be’, le regole sono regole finché fanno comodo a me, e tu non mi piaci, ragazzo.

[UPDATE]

Incredibile ma vero, qualche domanda è arrivata, e siccome ogni promessa è debito…

1) Viola chiede: Dove ti piacerebbe andare in vacanza anno prossimo ?

Allora, ci sono due posti dove Pontomedusa vorrebbe andare in vacanza ma non può mai per mancanza di tempo e denaro.

Il primo è il Giappone. Ci vorrei andare in primavera per l’hanami, cioè quel periodo dell’anno in cui tutti fanno picnic in una pioggia di petali di ciliegio:

...tipo così.

…tipo così.

Perché Pontomedusa adora i picnic e i fiori. E pure le ciliegie.

L’altro posto è l’Australia. In realtà, ci voglio andare solo per poter vedere i koala, toccare i koala, prendere in braccio i koala, spupazzare i koala.
Sì, a Pontomedusa piacciono i koala. Perché sono tanto carini e coccolosi, ma se li fai incazzare ti cavano gli occhi a unghiate.

Somigliano a me.

Somigliano a me.

2) Ci scrive un avvocato, Massimo della Pena, che comunque somiglia tanto al nostro Ventuno.
La sua domanda: Senti, da qualche giorno ho un dolore intracostale, in mezzo alle caviglie. Che dici, sará la primavera?

Caro Massimo, ho consultato l’Atlante Anatomico, e non ho trovato coste vicino alle caviglie. Allora ho controllato sull’Atlante Geografico e ho scoperto che ci sono delle coste vicino al mare.
Allora, se ti viene male alle caviglie quando sei al mare, forse è l’umidità, per quanto secondo i miei studi la prima causa di dolore alle caviglie siano chihuahua incazzati.

Il mio consiglio è di stare lontano dalle coste, specialmente se sei in Messico.
Grazie per avere scritto!

3) Ci scrive Lupokattivo, che però chiede di restare anonimo, quindi non diremo che è lui.  Caro Lupokattivo Anonimo,  si era detto una domanda a testa, e tu ne hai fatte tre. Non si bara! Quindi, a mio insindacabile giudizio, scelgo io a quale rispondere:

Se nonostante tutto venissi morso [dagli zombie]…mi ucciderai vero? Non starai li’ a lagnarti pensando che mi possano curare mentre io mi trasformo lentamente? Ci conterei.

Siccome ti voglio bene, ti amputerei tempestivamente la parte morsa prima che l’infezione si diffonda. Se fossi in te, starei attento che non ci siano zombie nei dintorni prima di fare pipì.