Del perché è meglio che Pontomedusa non si riproduca

Avevo spiegato qui perché fare un figlio sarebbe un’ottima idea per lanciare il mio blog.
Oggi invece vorrei riflettere sul perché fare un figlio sarebbe una pessima idea per mio figlio.

Tanto per cominciare, l’ultimo essere vivente di cui mi sono dovuta occupare è stato il pesce rosso che avevo ad otto anni, e ovviamente l’ho fatto morire.
Mi muoiono anche le piante sul balcone. Le faccio seccare, le faccio marcire, è come quel film con Moretti: “Dimmi cosa vuoi, più acqua, meno acqua, più sole, meno sole?”
Voi potreste obiettare che un bambino (ammesso che riesca a sopravvivere fino ai due/tre anni di età) non è una pianta ed è in grado di esprimere a parole i propri bisogni. Sì, perché secondo voi un bambino (mio figlio, poi) fa una sincera analisi delle proprie esigenze? “Figlio mio, di cosa hai bisogno?” “Di dieci ovetti Kinder e del Castello dei Gormiti!” Ecco, questo sarebbe mio figlio.

E lo sanno tutti che un figlio non si cresce a ovetti Kinder e Gormiti. Adesso ci sono un milione di scuole pedagogiche che predicano qualunque cosa e il suo contrario. Ma quale metodo userebbe Pontomedusa per educare suo figlio? Metodo Steineriano? Metodo Montessori? No.
Il metodo Tana delle Tigri.

Questo.

Questo.

Il metodo Tana delle Tigri è il futuro della pedagogia.
A me i bambini nemmeno piacciono, anzi, li sopporto proprio poco: sempre a correre in mezzo ai tavoli dei ristoranti, a frignare per questo e per quello, a quattro anni hanno già l’I-Pad però a otto ancora non sanno allacciarsi le scarpe.
Ma il bambino educato alla Tana delle Tigri no: impara a sopportare le avversità, ad affrontare la vita di petto, e soprattutto la sera è troppo stanco per fare casino e rompere le scatole alla sua snaturata madre.

Di palla avvelenata, giochi cooperativi e Apocalisse Zombie

palla avvelenata 1

Ai nostri tempi (lo so, l’uso di questa espressione fa sembrare automaticamente più vecchi di almeno quindici anni) giocavamo a palla avvelenata: tiravamo contro il nemico certe pallonate che Holly Hutton a confronto sembrava Hilary (quella del cartone animato sulla ginnastica ritmica), facevano più danni di una granata e, nei casi di maggiore successo, potevano causare lesioni abbastanza gravi da richiedere un certo numero di punti di sutura.

Com’è noto, questo ci ha trasformato in sanguinari mostri affamati di carne umana. La pedagogia nel frattempo si è evoluta, e accorre in soccorso della generazione prossima ventura tramite i giochi cooperativi.

Si tratta di giochi in cui non si gioca uno contro l’altro, ma tutti insieme: praticamente giochi a squadre cui partecipa una squadra sola. Un esempio l’ho trovato oggi, è il gioco dei Tre Porcellini: ogni giocatore è un porcellino e tutti insieme devono costruire la casetta di mattoni prima che il lupo se li mangi.

Sorgono delle domande sul funzionamento del gioco: chi fa il lupo? Mi auguro nessuno, cioè che a turno ogni giocatore tiri il dado per il lupo e poi per sé: perché se invece è previsto che qualcuno faccia il lupo tutta ‘sta psicologia va a farsi benedire. Tutti giocano uniti tranne uno, il più stronzo di tutti, un paria praticamente! No, dai, non può essere così.

Ad ogni modo, in questo genere di giochi è chiaramente e intenzionalmente bandita la competizione. Infatti, è noto che nella vita reale e in natura la competizione non esiste: nelle gare sportive il più veloce si ferma facendo finta di allacciarsi una scarpa per aspettare gli altri, che così non ci rimangono male; le aziende assumono tutti i candidati per non offendere nessuno; quando il leone acchiappa una gazzella, le altre vanno a offrirsi al suo posto e alla fine il leone, commosso, le lascia andare tutte e fa un salto al Burger King.

Darwin sosteneva che l’evoluzione fosse il risultato della competizione tra specie, ma Darwin era un protocomunista senzadio e noi giustamente lo schifiamo, essendo grandi sostenitori del creazionismo.

Noi abbiamo sbagliato tutto, ma ora i giochi cooperativi ci indicano la via della luce. Ho solo una perplessità: cosa faranno questi giovani virgulti, cresciuti a giochi cooperativi, in caso di Apocalisse Zombie? Secondo me, l’umanità è spacciata: l’unica speranza sono i poveri stronzi che da bambini si trovavano costretti a fare il lupo.