L’Aggiungitore Seriale

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Se, come me, siete donne e avete un profilo Facebook, vi capiterà di tanto in tanto di ricevere richieste di amicizia da persone a voi sconosciute.

Se, come me, avete zero memoria per nomi e facce, e vi capita spesso di incontrare gente nuova di cui nel 90% dei casi non vi frega una beata minchia, se il tizio in questione ha delle amicizie in comune con voi accetterete la richiesta, pensando che sia appunto qualcuno che avete conosciuto e non avete memorizzato.

Attenzione però! Potreste essere incappato nel famigerato Aggiungitore Seriale.

Il primo indizio è che, meno di un millisecondo dopo avere cliccato su “Accetta”, si apre la casellina della chat.
In genere, è il tizio che vi scrive qualcosa tipo “Piacere di conoscerti!”
Ma piacere de che? Quindi non ci conosciamo?

Eh, no. L’Aggiungitore appunto cerca profili su Facebook e, appena vede la foto di una ragazza carina (come farà a giudicare da una foto formato francobollo? Ma mi sa che l’Aggiungitore-tipo è di bocca buona) le chiede l’amicizia con l’intenzione di circuirla e convincerla a uscire insieme.
Fra l’altro la sua serialità è un elemento del suo successo: se riesce a ottenere l’amicizia da una ragazza, contatterà le amiche della suddetta, che vedendo l’amicizia in comune accetteranno con maggiore probabilità…e via, in un circolo (per lui) virtuoso.

Io, all’ultimo che mi ha fregata, ho risposto così:
Pontomedusa: Scusa, ho sbagliato persona.
AS: Ahahah ma no, te l’ho chiesta io l’amicizia!
P: Sì, ma io l’ho accettata perché ti ho scambiato per un altro. Addio.

Come capire che hai fatto una gran cagata ad accettare di uscire con lui

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– Ti dà appuntamento di fronte a un ristorante, poi scopri che in realtà era un trucco per farsi venire a prendere a casa (visto che abita lì di fianco) e farsi dare un passaggio fino al posto dove ti vuole portare veramente.

– Il posto in questione è un fast food.

– Critica la tua macchina perché è piccolina, e si bulla di avere una Multipla, purtroppo in riparazione proprio oggi. Pontomedusa ritiene non ci sia niente da vantarsi, avendo per un lungo periodo usato abitualmente l’espressione “Brutto come una Multipla”, ma per educazione non glielo dice.

– Insiste per sedersi fuori perché “ha bisogno d’aria” ed è pieno autunno. Pontomedusa per vostra informazione a luglio se si siede all’ombra sente un po’ freschino.

– Ti racconta che ha pensato di comprare un attico (ma poi, “perché non aveva voglia di impelagarsi”, ha rinunciato e vive in affitto in una cameretta soppalcata con la mamma che passa a fargli le pulizie), ti parla dei suoi viaggetti a Dubai (non riesci a non pensare che te lo sta dicendo in un dannato fast food) e ti spiega che, poverino, è costretto a comprare tre o quattro I-Phone all’anno perché li perde sempre (in effetti questi li fa fruttare, perché ogni due minuti smette di considerarti per messaggiare selvaggiamente).

– Ti dice che sta fondando una start-up (sull’insopportabile fighetteria delle start-up ha già detto tutto LiberNazione).

– Quando lo stai riaccompagnando a casa, ringraziando gli dei che la serata sia finita, cambia stazione dell’autoradio a suo piacimento, mette i piedi sul cruscotto, e ti chiede pure di fermarti in mezzo alla strada perché deve comprare le sigarette. Pontomedusa affronta una dura lotta interiore per non rimettere in moto e mollarlo lì.

– Quando finalmente lo scarichi davanti al suo portone, ha anche il coraggio di chiederti se vuoi salire.

– Passi tutta la serata a pensare al post che scriverai al riguardo.

A Pontomedusa si blocca la scrittura

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Quando le cose mi vanno bene, quando, per esempio, mi piace un ragazzo a cui piaccio anch’io, che non si limita a intontirmi di messaggi su Whatsapp ma ogni tanto mi chiede anche di uscire, e che se proprio deve portarmi dal kebabbaro almeno non mi chiede di pagare la mia parte del conto, mi si blocca la scrittura.

In fondo è normale: quando le cose vanno male, è facile scriverne post ficcanti ispirandosi al sempiterno Fantozzi. Ma quando va tutto bene, non ci sono argomenti.
D’altronde, anche nella narrativa è la mancanza, il conflitto, che fa svolgere la storia. Quando tutto va a posto, la storia finisce, e i protagonisti possono vivere felici e contenti per conto loro, che a noi non interessa per niente vedere il Principe Azzurro che porta i figli a vedere il film di Peppa Pig nel cinema del centro commerciale mentre Biancaneve ne approfitta per fare un salto al super, che sono finiti i Pandistelle.

Dobbiamo dunque sperare che succeda presto qualcosa che faccia incazzare Pontomedusa, la getti nella più nera disperazione e risvegli i suoi più bassi e malvagi istinti, quelli che le fanno scrivere post cattivelli e dispettosi che però portano la gioia in tanti cuori.

Perché alla fine, ammettetelo, siete cattivelli e dispettosi pure voi, lettori miei, altrimenti non leggereste questo blog ridendo sotto i baffi in ufficio invece di compilare un foglio Excel sul consumo della carta igienica aziendale nell’ultimo mese.

Fanno eccezione quelli che continuano ad arrivare qui cercando Zoofilia e simili, ma di loro non voglio parlare. Sicuramente siete rimasti delusi, cari miei, ma se volete c’è qualche fanfic su My Little Pony a cui vi potrei indirizzare.

Pontomedusa va all’appuntamento galante

Pontomedusa torna dalla Cina e un giovane virgulto con cui si sta più o meno, diciamo, uhm, frequentando, che chiameremo Carino Adorabile, le chiede di vedersi dopo la lunga separazione.

Immaginatelo così, ma coi muscoli da runner.

Pontomedusa accetta, ma ha qualche piccolissimo problema a trovare parcheggio e si presenta con mezz’ora di ritardo.

Tenuta di Pontomedusa: maglioncino, minigonna, tacco 10, capelli raccolti con uno spillone. Tenuta di Carino Adorabile: felpa e jeans.

Ciononostante, Pontomedusa ritiene di doversi fare perdonare il ritardo e, per fare la gattina, appoggia la testa sul petto di Carino Adorabile (che, nonostante il tacco 10, è alto almeno venti centimetri più di lei). Lui purtroppo abbassa la testa mentre lei la sta rialzando e si ritrova lo spillone conficcato nell’occhio sinistro.

Pontomedusa cerca di eclissarsi ma lui, accasciato a terra e con la mano premuta su un ormai informe ammasso di sangue e gelatina, fra un urlo di dolore e l’altro le assicura che sta benissimo e possono continuare la serata. Si avviano quindi verso il locale dove consumeranno la cena: il kebabbaro all’angolo.

Lui ha anche il coraggio di dirle “Ti sei vestita così carina, e io ti porto in un posto di merda,” senza accennare però a cambiare programma. Pontomedusa abbozza: immagina che, in quanto studente, Carino Adorabile sia un po’ a corto di liquidi e abbia scelto un posto alla buona per poterle almeno offrire la cena. Invece, il conto di 8,50 euro viene diviso, nemmeno alla romana, ma in base al metodo “Cosa ho preso io, cosa hai preso tu,” che Pontomedusa pensava fosse stato abolito dalla Convenzione di Ginevra.

Pontomedusa gli concede un bacio; in realtà è un tentativo di cavargli anche l’altro occhio riutilizzando la tecnica dello spillone. Purtroppo, fallisce. Pontomedusa sale sulla sua macchina (Carino Adorabile la macchina non ce l’ha, talvolta usa il triciclo ma la sua mamma non vuole che lo prenda quando è buio) e torna mesta verso casa, comprendendo che rimarrà single ancora per un bel po’.

Dello Spirito Guida, l’Uomo dalle Braccia Conserte

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Ha questa espressione perché ha appena scoreggiato

Bene cari amici, il momento è finalmente giunto: a grande richiesta, vi parlerò dell’Ingegner Lammerda.

L’Ingegner Lammerda ha cercato di evitare il post su di sé sostenendo che non posso essere così commerciale da scrivere su richiesta, dimenticando che un sacco di post che scrivo sono su SUA richiesta. Ma la vostra Pontomedusa, ovviamente, non ci è cascata!

Dice: ma come ha fatto una persona spumeggiante e sorprendente come Pontomedusa a socializzare con un noioso come l’Ingegner Lammerda? Semplice: eravamo a scuola insieme. DALLA PRIMA ELEMENTARE. Già allora, la particolarità del non ancora ingegnere era di avere sempre le braccia conserte. SEMPRE. Ho delle foto di classe che possono dimostrarlo, ma non le mostrerò perché potrebbero essere usate anche contro di me (la mia conturbante bellezza è sbocciata solo dopo il liceo).

Dopo molti anni di separazione (in cui, manco a dirlo, tutti e due stavamo benone soffrivamo come se ci mancasse una parte di noi) ci siamo ritrovati, e quasi subito si è auto-eletto a mio Spirito Guida, perché cerca di portarmi sulla strada della virtù. Fallendo miseramente ogni volta. Ma in questo caso non è colpa sua, sono io che sono virtù-resistente.

Lo Spirito Guida, invece, è molto virtuoso. Oltre ad avere scelto la professione di ingegnere, che come sanno tutti è la più virtuosa dopo quella del prete, è anche padre di famiglia. Sua moglie, che per ovvii motivi ha scelto di mantenere il cognome da nubile, è una ragazza bella e simpatica, e da questo deduciamo che deve avere serii problemi di vista e di udito; o forse si è macchiata di una colpa imperdonabile e ha scelto questo modo per espiare tutta la vita, tipo Frate Cristoforo.

Poiché lo Spirito Guida è molto virtuoso, non mi ha minacciata di morte quando gli ho detto che stavo scrivendo questo post, ma mi ha chiesto di ricordare almeno che è anche un musicista.
E’ vero, e vi devo dire che non è neanche malaccio, ma la sua carriera non riesce a decollare. D’altra parte, voi comprereste il disco di uno che fa l’ingegnere ed è felicemente sposato con prole? No, infatti. Noi abbiamo bisogno di storie strappalacrime, di rockstar maledette, di figure ambigue.

E infatti la grande nemesi dello Spirito Guida è un musicista partito come artista di strada e che adesso invece ha una certa eco anche nel mainstream. Per non fargli pubblicità (tanto fa cagare) lo chiameremo “Alquanto”. Ho cercato di convincere lo Spirito Guida a andare a vivere per strada e nutrirsi frugando nei cassonetti: con il mio sapiente uso del viral marketing, lo avrei fatto diventare un fenomeno del web e gli avrei aperto la strada verso il successo.
Ma lui non ne ha voluto sapere, così mi ha negato la soddisfazione di vederlo frugare nella spazzatura.

E allora, per dispetto, ho aperto il blog. Così almeno lo posso smerdare qua. E lui me lo lascia fare, con la speranza un giorno di potermi rinfacciare che LUI ha aperto la strada verso il successo a ME.

Certo, mica lo fa perché è buono. Lui non è buono. Lui è Lammerda.