Di scienziati pazzi, baby mostri e multinazionali del male

splice

Ho appena visto Splice, e ve lo voglio raccontare, però attenti agli SPOILER.

Clive e Elsa sono marito e moglie ma, soprattutto, sono due scienziati pazzi. Non c’è altro modo per dirlo. Hanno appena creato in laboratorio, mischiando DNA diversi, due vermoni gelatinosi che sembrano i Tremors senza denti.

Come questi, ma in versione domestica.

Come questi, ma in versione domestica.

I due vermoni producono una certa proteina che serve a curare molte malattie degli animali di allevamento e che, commercializzata, porterebbe milioni di dollari all’azienda per cui lavorano Elsa e Clive, e che si chiama N.E.R.D. Ora, io non so come fa una povera blogger a scrivere degli articoli di ridere sui film se questi fanno già tutto da soli.
Ma questo grande talento per il naming è condiviso un po’ da tutti in questo film, infatti Clive e Elsa hanno chiamato i vermoni Fred e Ginger, e vediamo che esperimenti precedenti erano Sid e Nancy, Bonnie e Clyde, e così via.

Ad ogni modo i vermoni non sono più sufficienti a soddisfare il delirio di onnipotenza dei due scienziati pazzi, che chiedono al Capo Supremo della N.E.R.D. il permesso per aggiungere DNA umano nel frullatore e vedere come va.
“Così potremo curare tante malattie, aiutare l’umanità,” si affrettano a dire. Ma il Capo Supremo non ci casca, gli risponde che questa storia di giocare a Dio un po’ va bene ma adesso basta, è ora di fare i soldi, quindi che trovino il modo di sintetizzare in quantità industriali la proteina di Fred e Ginger e la smettano di fare il Gene-Lego.

Clive sarebbe anche rassegnato, ma Elsa non ne vuole sapere, e lo convince a tentare, di nascosto, così, per vedere cosa succede. Ovviamente nel laboratorio in cui lavorano, utilizzando le attrezzature della N.E.R.D.
Dopo un po’ di tentativi, riescono a creare un DNA ibrido uomo-animale. Clive, che ha visto molti film dell’orrore, sa bene dove portano queste cose, e quindi vuole distruggere il campione, ma Elsa lo convince a impiantarlo in un ovulo e farlo sviluppare in un utero artificiale, così, per vedere cosa succede.

L’idea sarebbe di interrompere la gravidanza prima che arrivi a termine, ma a quanto pare i nostri amici scienziati hanno sbagliato i conti perché nel giro di due giorni il baby mostro di Frankenstein è pronto per uscire.
Elsa tenta una manovra infilando la mano nell’utero artificiale, ma Baby Mostro le blocca la mano e la ferisce. Clive allora, disperato, spacca l’utero artificiale, liberando Baby Mostro che così lascia Elsa.
Ora, quanto costerà un utero artificiale come quello? Cento milioni di dollari? Clive lo distrugge, ma nessuno gli chiede nemmeno cosa è successo, né gli scala il costo dallo stipendio da qui al 3019. Ma comunque.

Elsa e Clive litigano un po’ su cosa debbano fare con Baby Mostro, comunque alla fine decidono di tenerlo, così, per vedere cosa succede. Anzi, tenerla, perché è una femminuccia. Come facciano a dirlo non si sa, dato che al momento Baby Mostro sembra una fochina con le gambette.

Ma Baby Mostro cresce a una velocità straordinaria. Presto le crescono anche le braccine, e qui inizia il Profondo Scavo Psicologico™ dei personaggi.
Perché Clive vorrebbe un figlio, ma Elsa non se la sente dal momento che la madre l’ha maltrattata, e a causa di questa esperienza Elsa teme che non potrà essere una buona madre.
E qual è una delle prima cose che cercano di fare i nostri due pirla eroi con Baby Mostro? Imboccarla, è ovvio! che ardita metafora! Comunque, le hanno preparato un mix di clorofilla e soia e Baby Mostro, giustamente, non ne vuole sapere. Riescono a farglielo mangiare solo dopo averci aggiunto una scatola di Tic Tac, e questa idea grandiosa gli viene in mente solo dopo avere accidentalmente rovesciato delle mentine per terra e avere visto Baby Mostro tuffarcisi sopra.
Se non riesci a capire da solo che un bebè, per quanto mostro, preferisca le caramelle alla soia, in effetti hai ragione tu, come genitore faresti cacare.

Insomma, Elsa vede sempre più Baby Mostro come una figlia: le mette certi vestitini con le gale che nemmeno Mariangela Fantozzi, le insegna a leggere e scrivere con le lettere dello scarabeo, e così via.
Clive, invece, è un po’ meno coinvolto, e tenta di annegarla, solo per scoprire che Baby Mostro ha anche le branchie.

Baby Mostro però è più carina.

Baby Mostro però è più carina.

Vi ricordo che tutto questo Clive e Elsa dovrebbero farlo nel tempo libero, dato che il loro lavoro sarebbe su Fred e Ginger.
Il fratello di Clive, nonché suo collega, lo informa che i livelli di estrogeno di Ginger sono bassi, ma ciò non fa suonare nessun campanello in quel capoccione da scienzià.
Ecco quindi che tutti sono colti impreparati quando Ginger attacca Fred e finisce tutto in una zuppa di gelatina e sangue. Ovviamente questa cosa non succede in laboratorio, ma durante una presentazione ufficiale di fronte a personalità e giornalisti, facendo fare una figur’emmerd alla N.E.R.D.
Solo a posteriori si rendono conto che il fattaccio è successo perché Ginger ha cambiato sesso ed è diventata maschio.
Uno dice, ma a noi che ce frega di ‘sto subplot? Ci interessa il Baby Mostro!
Eh, ma queste sono finezze da grande regista! Vedrai che tutto torna! Aspetta!

Nel frattempo, Baby Mostro è diventata ragazzina.
Elsa dimostra che i suoi timori di ripetere sui suoi figli gli abusi da lei subiti non erano tanto infondati, perché con la scusa che Baby Mostro sta manifestando comportamenti aggressivi finisce per amputarle il pungiglione che ha sulla coda. Senza anestesia. A quella che in teoria lei vede come una figlia.
In compenso Clive, che ricordiamo ha cercato ripetutamente di uccidere Baby Mostro, adesso si sente legato a lei, la va a trovare, le insegna a ballare. Sarà mica perché a Baby Mostro sono cresciute le tettine? E sarà sì, perché quando Baby Mostro cerca di sedurlo, dopo cinque secondi di remore morali lui si strappa i vestiti e le salta allegramente addosso.
Mentre consumano, vediamo che a Baby Mostro il pungiglione è ricresciuto, e pare anche intenzionata a usarlo, dimostrando che probabilmente le hanno messo anche qualche gene della mantide religiosa.

Per fortuna o purtroppo, Elsa li sorprende e interrompe l’atto.
Dopo una toccante discussione, lei e Clive fanno più o meno la pace e decidono di sopprimere Baby Mostro, ma quando tornano alla fattoria dove l’hanno nascosta la trovano morta. La seppelliscono, e tutto sembra finito.
Ma ecco che arrivano il fratello di Clive e un tizio che fino a adesso si è visto in due scene, quindi lo chiameremo semplicemente Il Tizio. Il Tizio ha scoperto l’esistenza di Baby Mostro e pretende di vederla, dal momento che la considera proprietà della N.E.R.D.
Clive e Elsa non fanno in tempo a informarli che Baby Mostro è morta, che una creatuta alata si abbatte sul fratello di Clive e Il Tizio e li massacra. Chi sarà? Ma è Baby Mostro, che non solo non è morta, ma ha cambiato sesso. Capito? Come il Tremor senza denti! Ecco a cosa serviva quella scena!

Adesso che Baby Mostro è un maschio, dà una botta in testa al padre e insegue la madre. Perché vuole accoppiarsi con lei.
Mi sembra chiaro che quello di Baby Mostro non è un complesso di Edipo, ma proprio un’orchestra filarmonica.
Ad ogni modo, riesce a violentare Elsa. Sul fatto che il padre venga sedotto e la madre stuprata ci sarebbero da scrivere chili e chili di saggi di studi di genere, ma io sono una sempliciotta e mi limiterò a dire che lo trovo parecchio disturbante.

Ad ogni modo, pare proprio che Baby Mostro sia condannato a non riuscire a concludere un atto sessuale, perché stavolta Clive sopraggiunge durante lo stupro e lo pugnala.
Elsa interviene a dargli man forte prendendo a pietrate in testa Baby Mostro, ma esita prima di sferrare il colpo fatale, giusto per dare il tempo alla creatura di pugnalare Clive al cuore. Poi, finalmente, Elsa ammazza Baby Mostro.

Qualche mese dopo.
Non si sa come la N.E.R.D. abbia giustificato la morte di Clive, suo fratello e Il Tizio, comunque sia dopo tre omicidi e uno stupro ha deciso che in fondo l’idea di mischiare DNA animale e umano non è poi tanto malaccio e sarebbe il caso di andare avanti con questi esperimenti. Così, per vedere cosa succede.

Ed ecco il colpo di scena: Elsa è incinta! L’implicazione è chiaramente che il feto sia figlio di Baby Mostro.
Ma io dico: Clive ha interrotto lo stupro prima della, ehm, conclusione, quindi in base a cosa la gravidanza sarebbe frutto di quell’atto? Secondo me Elsa è incinta di Clive, e quando incassa l’assegno per “proseguire l’esperimento” deve sforzarsi di non ridere sotto i baffi pensando alla faccia del Capo Supremo quando vedrà nascere un normalissimo bambino umano e scoprirà di avere pagato una cifra incredibile per niente.

Suca, Multinazionale del Male! Beppe Grillo sarebbe fiero di te, Elsa, pazienza per gli esperimenti di ingegneria genetica sprezzanti dell’etica e della morale. Nessuno è perfetto.

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Di robot, omicidi e Bruce Willis con la panzetta

surrogates

Oggi vi parlo di Surrogates, (Il mondo dei replicanti in italiano, bleah!), e come al solito ci saranno degli SPOILER, perché mi riesce un po’ difficile raccontare la trama di un film senza svelare, uh, la trama.

Dovete capire che forse non ho capito proprio tutto, perché ho l’attention span di un pesce rosso (5 secondi), io sono quella che durante il film dice: “Ma quello chi è? Ma loro non erano amici? Ma perché lei è andata lì?” Comunque, secondo me ci sono proprio dei punti oscuri, e ve li voglio enumerare.

Allora, in questo film uno scienziato ha inventato dei robot che si possono comandare da casa connettendosi a Internet. L’idea era nata per permettere ai disabili di avere una parvenza di vita normale, ma siccome gli esseri umani (e soprattutto gli americani strapponi mangia-BigMac) sono una banda di debosciati, neanche il tempo di dire “Sticazzi!” e tutti si sono comprati uno di questi surrogati e passano il tempo svaccati sul divano a vivere questa versione reale di Second Life.

Quindi diciamo che la premessa di Surrogates è veramente di un’originalità sconcertante (praticamente un mix di Blade Runner, Avatar, Gamer e altri cento film e libri che adesso non mi vengono in mente, sicuramente qualcuno di Dick, Dick c’entra sempre in queste cose), così come la ficcante critica sociale che sottintende: cioè, ci era arrivato prima Wall-E, è tutto dire.

wall-e

Ficcante critica sociale e simpatia, tutto in un solo film!

Ad ogni modo, uno dei vantaggi di questa vita per procura è la sicurezza: se il robot si danneggia, all’operatore (l’umano che lo controlla) non succede niente. Questo porta a diverse scene di surrogati picchiati che se la ridono, o che si buttano volontariamente dalle balconate, così, per divertirsi.
Ora, questa a me sembra chiaramente una fesseria: ammettiamo pure che i surrogati abbiano un costo medio, non irraggiungibile, visto che ce li hanno quasi tutti, ma comunque non può essere proprio l’equivalente di un pacchetto di sigarette, dato che esistono anche società che li affittano. Diciamo quindi che potrebbero costare come una macchina.
Ora, se a uno per sbaglio fai una righina alla macchina, quello scende, esprime una colorita opinione sulla professione svolta da tua madre in gioventù e se non cerca di trasformarti in un sosia di Fergie dei Black Eyed Peas è già grazie; e mi volete far credere che se a uno distruggi il surrogato a suon di pugni, quello si fa una risata? Hanno fatto tutti la Kasko? Ma va’!

Ad ogni modo, esiste anche una comunità di persone, guidata da un tale Profeta, che rifiutano questa vita tramite simulacri e vivono senza alcun tipo di macchinario, elettricità etc. Siccome ovviamente i surrogati sono tutti comprensibilmente fighi, belli e fotomodelli, ci sta che questi luddisti del ventunesimo secolo siano rappresentati come brutti. Ma come si immagina la bruttezza il bravo cineasta hollywoodiano?
La ciccia, ovvio! Infatti tutti questi tizi sono grassi, vanno da “panzone” a “gravemente obeso”. OK, ma questi vivono in un mondo senza elettricità, si spostano prevalentemente a piedi, coltivano il proprio cibo usando solo zappe e vanghe (quindi possiamo anche pensare che non mangino le merendine delle malefiche multinazionali ma ortaggi e al massimo proteine animali magre), come cavolo fanno a essere tutti dei ciccioni da strapazzo??

Ma sorvoliamo anche su questo, e cominciamo a far succedere qualcosa in questo film.
Due surrogati, un uomo e una donna, stanno limonando duro fuori da un locale quando un tizio in motocicletta li spataflescia con un’arma misteriosa. I surrogati si fondono, e vabbè, ma il vero colpo di scena è che vengono trovati morti anche i loro operatori.
Quello che controllava la donna era in realtà…un omone panzone! Mamma mia che ardito colpo di scena! A parte che anche questo si erà già visto in Gamer, persino qui, nell’umile 2014, lo sanno tutti che se chatti con una bella figa devi stare attento, perché può essere un maschio che ti sta trolleggiando. Ho scoperto che esiste persino un acronimo, G.I.R.L (Guy In Real Life).
Un vero colpo di scena sarebbe stato che il nerd che rifiuta di usare i simulacri fosse in realtà il simulacro di una patagnokka da competizione. Dice: e perché una patagnokka da competizione si dovrebbe fare un simulacro che sembra l’Uomo Fumetto dei Simpsons? Per esempio, per essere apprezzata per il suo cervello e non giudicata una scemetta solo per il suo aspetto, e tàc! vi ho servito anche la critica sociale di genere su un piatto d’argento. Ma poi dicono che devo fare l’alternativa femminista a tutti i costi e allora lasciamo stare anche questo.
E quindi andiamo avanti. L’altra vittima è il figlio dell’inventore dei surrogati, che confessa all’FBI che il robot in questione in realtà era suo, e lo aveva solo dato in prestito al ragazzo.
Fra l’altro, i due investigatori sono una figa spaziale e Bruce Willis col parrucchino biondo. Il mistero del parrucchino è presto svelato: anche questo è un surrogato, e il vero detective è Bruce Willis normale, cioè senza capelli e con la panzetta.

Come tutti i protagonisti che si rispettino, anche Bruce Willis ha il Trauma: un figlio morto in un incidente. La moglie ormai interagisce con lui solo tramite il proprio robot, e non esce mai dalla propria camera.
Più avanti, si intuisce che nello stesso incidente deve essere rimasta sfigurata, e per questo si rifiuta di farsi vedere anche dal proprio marito. E quando finalmente la vediamo, sapete cos’ha? Una sottile cicatrice su una guancia! Non bella da vedere, certo, ma anziché trentamila dollari di surrogato poteva spenderne trenta di fondotinta e avrebbe risolto lo stesso. Ad ogni modo.

Bruce Willis e Figa Spaziale, grazie al nerd di cui ho parlato prima, rintracciano il motociclista che, dopo avere causato un casino immane facendo precipitare un elicottero nell’unico posto dove la gente ancora va in giro col proprio corpo umano, si rifugia nella Zona degli attivisti anti-robot (è una specie di città nella città) e riesce a sfuggire a Bruce solo per farsi ammazzare dal Profeta, che gli ruba anche l’arma.

Il risultato del succitato casino immane è che il surrogato di Bruce viene distrutto, a lui viene data la responsabilità di quello che è successo (e che oltretutto ha causato attriti fra il governo e gli anti-robot) e quindi per castigo non gli daranno un robot sostitutivo.

Bruce, dopo le prime comprensibili difficoltà, decide di continuare le indagini per conto proprio e “in carne e ossa”. Ovviamente, vivere in un corpo cicciotto, preso a spallate da tutti per strada perché i suoi riflessi in confronto a quelli dei robot fanno ridere, provando dolore quando viene preso a pugni in faccia, gli fa capire quanto sia bella la vita vissuta senza l’intermediazione di una macchina.
Evvabbè.

Comunque, Bruce scopre che l’arma era stata creata dalla stessa società che produce i surrogati (e che ha estromesso l’inventore degli stessi dal consiglio di amministrazione quando costui ha osato fare presente che usare i robot per essere più fighi anziché uscire di casa è un po’ come usare la sedia a rotelle perché a camminare ci si stanca, ossia una fesseria), e che doveva semplicemente causare la distruzione delle macchine; solo che oh, avranno sbagliato qualcosa, e al primo collaudo si sono accorti che faceva morire anche l’operatore umano.
Senti, eh, errare umano e solo chi non fa non sbaglia! Infatti la cosa viene semplicemente messa a tacere e il progetto terminato.

Intanto, vediamo Figa Spaziale a casa sua: nella realtà, è la stessa attrice ma senza trucco, e col pancione (ma lei è incinta, non obesa). Mentre dorme, un surrogato non meglio identificato la uccide e prende il controllo del suo robot.
Il Profeta, a questo punto, ordina ai suoi discepoli di consegnare l’arma proprio a lei, giusto cinque minuti prima di essere ucciso. Ma, tadàn! Grande colpo di scena, anche il Profeta in realtà è un robot.
Ma allora, chi ci sarà dietro tutto questo? Sarà mica che una sola persona ha ordito questo piano per porre fine all’epoca della vita per procura e del BigMac a domicilio?

E sarà sì. Infatti, a comandare tutti questi simulacri è il professore che li ha inventati, e che adesso come sappiamo li odia perché ne è stata snaturata la funzione originaria.
Proprio per questo, la società che produce i robot ha cercato di ucciderlo con l’arma sperimentale, uccidendo suo figlio per sbaglio.
Il professore dopo la morte del figlio è un po’, diciamo, uscito pazzo, e quindi partendo dall’arma ha creato un virus che immetterà nel server centrale e causerà la morte immediata di tutti quelli connessi alla rete nel momento fatale.
Bruce Willis lo trova: grande scontro fra due sessantenni con la panzetta, vi lascio immaginare le scene d’azione. Comunque alla fine Bruce Willis vince, solo che il professore prima di morire è riuscito a installare il virus tramite il robot di Figa Spaziale.
Allora Bruce si connette allo stesso robot e, grazie alle indicazioni di Uomo Fumetto, riesce a incapsulare gli operatori, salvandoli, ma si rifiuta di fare la stessa cosa coi robot, causandone la distruzione globale.

Adesso. Vogliono farci credere che il nostro eroe abbia abbracciato le tesi del professore/Profeta ma, essendo Quello Buono, abbia trovato un modo per attuare la rivoluzione senza spargimenti di sangue.
OK, peccato che sia messo in chiaro fin dall’inizio del film che tutti si recano a lavoro tramite i propri surrogati. Pensate che ridere per quelli che si stavano facendo un’operazione a cuore aperto e il dottore, puff!, va per terra e tanti saluti. O per quelli che si trovano sotto tutti gli aerei che crolleranno quando il pilota verrà disattivato.

Ma invece il regista dice un bello “Stacce!” e ci comunica che nessuno si è fatto male, mentre vediamo tutta la gente che esce di casa in vestaglia (ma perché? non si potevano mettere qualche vestito del surrogato? vabbè, magari la taglia) e riscopre la propria umanità.

Fine. Sto piangendo. Ma non per il motivo che crede lei, Signor Regista.