La sfiga ci vede benissimo

sfiga

Mio padre dice “anno bisesto, anno funesto”.
Io non sono superstiziosa ma questo 2016 in effetti non promette bene.
E’ cominciato da meno di 50 giorni e, nell’ordine:

  • Mi hanno tamponato la macchina, a soli 6 mesi di distanza dall’ultima volta.
  • E’ morto David Bowie.
  • Mi si è imballato il telefono e, come risultato dei miei sapienti sforzi per ripararlo, ho perso tutta la rubrica, incluso il numero del ragazzo che mi piace ma non mi scrive mai, che quindi a questo punto non rivedrò mai più.
  • Ho incontrato l’ennesimo imbecille, ma non sto nemmeno a raccontarvi se no sembra sempre lo stesso post.
  • E’ morto Umberto Eco.

Passiamo direttamente al 2017?

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Di Book Nomination e Scerbanenco, il vate di Pontomedusa

book

Benguitar pensava sicuramente che me ne fossi dimenticata, invece l’avevo solo messa nella lista delle cose da fare, insieme a mettere in ordine l’armadio, fare il tagliando alla macchina e conquistare il mondo dare una sistemata alle piante del balcone.

Sto parlando della Book Nomination.
Somiglia ai Liebster Awards, ma mi piace di più, perché richiede molto meno sforzo: anziché rispondere a dieci domande, sforzandosi possibilmente anche di essere spiritosi, e doversene anche inventare altre dieci per i successivi nominati, si tratta solo di riportare la citazione di un libro e nominare altre cinque persone perché facciano lo stesso. [EDIT: forse che le persone da nominare siano cinque me lo sono inventato io, comunque ormai così ho scritto e così è deciso, muahahahah]

La Book Nomination è una cosa semplice, fra amici, quindi non ha nemmeno il logo fighetto come i Liebster Awards, ma sinceramente trovo sia meglio così.

Siccome mi dicono che qui a Torino fra poco ci sarà il Salone del Libro (dovete sapere che io non esco mai di casa e quindi vengo a sapere le cose per sbaglio e in genere in ritardo), mi sembrava il periodo adatto.

E la citazione di Pontomedusa è:

“Sono andata da Tonio.”
“Chi è Tonio?” e a vederla arrossire così forte capì chi era Tonio, per lo meno che cos’era.
“E’ il fratello di una mia amica, Tonio Karr.”
“E’ il figlio dell’editore di Francoforte? Allora conosco suo padre, Teodoro Karr.”
“Sì, è lui,” lo disse con voce bassa, ma con un curioso tono, come parlasse di qualche cosa di eccelso, di altissimo, di ognipossente, per cui bisognava abbassare la voce. LUI tutto maiuscolo, assolutamente maiuscolo.
A quell’età lì si è sceme, pensò la principessa.
Giorgio Scerbanenco, Dove il sole non sorge mai

Non c’è niente di spiritoso da dire su Scerbanenco.
Ho cominciato a scrivere perché vorrei scrivere come lui, e ovviamente non mi riesce.
Acque chete è iniziato come un remake della serie di Duca Lamberti, anche se poi è deragliato per altre vie.
C’è tanto quotidiano nella sua scrittura, il bene e il male, mai assoluti: anche i peggiori criminali hanno qualche sprazzo di umanità, anche gli eroi hanno delle debolezze. Negli anni in cui scriveva lui non era così banale, mica c’erano ancora Breaking Bad e The Shield.

Capite anche che scrittrice da quattro soldi possa essere io, che ho come modello da imitare non Kerouac, Hemingway o qualche altro mitico scrittore un po’ fattone anti-sistema ma in fondo fighetto, ma invece un signore timido che si limitava a scrivere racconti di tutti i colori, neri, gialli e rosa, li pubblicava ovunque senza vergogna, e per buona misura teneva anche la Posta del Cuore su Annabella.

E quindi insomma, se non conoscete Scerbanenco, cercate qualcosa di suo e leggetelo, vi farete un favore.

Io intanto metto qui la lista dei nominati che, ovviamente, come al solito non hanno nessunissimo obbligo nei miei confronti, ma se non aderite e poi vi capitano le brutte cose, non venite a lamentarvi con me:

Wellentheorie

Arno Klein

Lettera C

Lupokattivo

Vittoriot75ge

Di un antico film di Ken il Guerriero che ha risvegliato i miei deliri

ken il film

Qualche settimana fa, per puro caso, sono incappata in un antico OAV di Ken il Guerriero. Dopo pochi minuti, ho avuto una sensazione di déjà vu, ma non era un errore nella Matrice: quella videocassetta me la regalò lo Spirito Guida nel secolo scorso, quando ancora eravamo giovani e innocenti, e non dicevamo le parolacce le dicevamo piano perché se i nostri genitori ci sentivano ce le davano, mica come i giovani di oggi, signora mia dove andremo a finire.

Comunque, la storia è questa.

La signora Voce Fuori Campo attacca subito il pippone su tutto che ha il suo contrario, Positivo e Negativo, Maschio e Femmina, Nanto e Hokuto. Dopo una sigla di apertura che mostra ridenti paesaggi pre-guerra atomica, arrivano le bombe e il mondo si trasforma in una versione un po’ più grande di casa mia quando non faccio le pulizie per una settimana. Ed ecco apparire Lynn, già vestita come una comparsa de Il re dei re. Solo che almeno al momento è, grazie agli dei, muta.

Nel frattempo, Ken e Julia passeggiano sul lungomare, solo che il mare si è prosciugato (vi ricordate? “Sulla faccia della terra, gli oceani erano scomparsi”, etc. etc.) Lui vorrebbe limonare, ma lei attacca un pippone sul fatto che vorrebbe rivedere i pesci, gli uccelli, le api e i fiori. Preso dall’ormone, Ken fraintende e sta per palparle il sedere, ma arriva Shin, che lo corca di botte e si porta via Julia (contento lui). Raoh e Jagi assistono alla scena: Jagi si lamenta come una casalinga in coda alle poste e Raoh, per farlo tacere, lo percula dicendogli “Sei tu il nuovo successore della scuola di Hokuto”. Poi parte ridacchiando alla volta del torneo di burraco.

Purtroppo, suo padre Ryuken è contrario al gioco d’azzardo e intima a Raoh di desistere dai suoi propositi. Raoh rifiuta, e cominciano a lottare. Ryuken, per quanto arzillo, ha pur sempre centosette anni, Raoh è un ragazzone alto due metri per cento chili di muscoli, chi vincerà? Appunto.

Bart e Lynn, intanto, stanno per prendersele di santa ragione da un gruppo di malintenzionati, ma Ken, tornato di fresco dal regno dei morti, li salva, e poi fa l’errore più grande della sua vita: restituisce la voce a Lynn. Oltretutto in questa versione Lynn, incredibile ma vero, riesce ad avere una voce ancora più irritante di quella della serie TV. Gli abitanti del villaggio cominciano ad organizzare l’evacuazione per sottrarsi agli ultrasuoni emessi dall’irritante bambina, ma nel frattempo gli uomini di Jagi vanno in giro a fare i bulli: rubano le merendine, chiamano “Quattrocchi” quelli con gli occhiali, cose così. Arriva Rei e li prende a scappellotti, poi compare Ken che lo aiuta a terminare il lavoro e poi gli spiega che l’Uomo dalle Sette Cicatrici che rapisce le sorelle minori e sega le teste ai contadini in realtà non si chiama Kenshiro, come va dicendo, ma Jagi.

Ed ecco il nostro Jagi, che ha posto la sua dimora sulla pista di atterraggio di Malpensa e, fedele al motto “donna schiava zitta e lava”, obbliga la povera Airi a pulirgli le scarpe. Quando arrivano Ken e Rei, Jagi minaccia di uccidere Airi se Rei non combatterà contro Ken, ma il nostro eroe è più furbo e lo svergogna: “Se sei tanto più bravo di me, affrontami in un combattimento a mani nude.” Jagi ci casca con tutte le scarpe e, ovviamente, Ken ne fa polpette; poi, fra la colazione e l’ora del tè, ridona anche la vista a Airi.

Nel frattempo, l’esercito di Raoh minaccia i territori di Shin, che prima di partire per la guerra cerca di stabilire un contatto affettuoso con Julia, ma lei è troppo presa dalle repliche di Centovetrine e non gli presta attenzione. Per fortuna, comincia la pubblicità proprio mentre il luogotenente di Shin lo informa che Ken è ancora vivo, e Julia può sentire la notizia.

I due neuroni di Julia finalmente si connettono, e la nostra Felina Defunta decide di scappare dal palazzo di Shin. Purtroppo anche per lei, però, si attiva il potere della S.F.I.G.A., e a un passo dalla libertà si fa ri-catturare, questa volta da Raoh, che già che passava di lì ha anche trovato cinque minuti per fare il mazzo a tarallo a Shin. Quello che non si capisce bene è perché Raoh se la porti via, infatti in questa versione non è innamorato di lei, ma di Lynn (lo giuro!). Per buona misura, Raoh rinchiude Julia nello scantinato e parte per il torneo di burraco (ha proprio una mania!).

Cip e Ciop Lynn e Bart riescono a fare visita a Julia e Lynn, seguendo la sua vocazione di fare danni sempre e comunque, le lascia un fiore cresciuto dai semi che Julia aveva regalato a Ken. Quando Raoh vede il fiore si incazza a bestia (evidentemente è allergico al polline) e crocifigge Julia in sala mensa sulla pubblica piazza. Su richiesta della insopportabile Lynn, Rei interviene per salvarla. Come da tradizione, si prende le botte, ma siccome questo è un lungometraggio e non ci sono trenta puntate da riempire, non c’è tempo di fargli il colpo che dopo tre giorni muori, e quindi Raoh lo ammazza e basta.

Ken, che era impegnato a cercare di uccidere Shin per poi scoprire che Raoh lo aveva preceduto,  riesce ad arrivare appena in tempo per raccogliere le ultime parole di Rei: “Meglio morto che con le orecchie trapanate da quella bambina impossibile”. Preso dalla rabbia, Ken sfida Raoh, e la potenza dei due guerrieri è tale che si scatena un provvidenziale tornado, il temibile tornado Strunz, che lascia Cip e Ciop Bart e Lynn illesi ma si porta via Julia.

Lynn infine interviene separando i due litiganti, spiegando che con la violenza non si ottiene niente, che non si picchiano gli altri bambini, che per fare un albero ci vuole un fiore, etc. Raoh, chiaramente invaghito, le dice “Cresci bene che ripasso” (lo ri-giuro!) e riparte verso il torneo di burraco, sperando che questa sia la volta buona.

Ken riprende a vagare per il mondo, e nel mezzo del deserto trova un boschetto. Incredibile! Allora la vita è ancora possibile! Non tutto è perduto in questo mondo dilaniato! L’Orsetto Ricchione gli dà il benvenuto e evidentemente consumano insieme dei funghetti allegri, perché Ken comincia ad avere delle allucinazioni di Julia che corre fra gli alberi.

La storia finisce così, probabilmente in previsione di un seguito che non credo ci sia mai stato. Comunque, adesso che sapete con cosa siamo cresciuti, potete capire perché io e l’Ingegner Lammerda siamo combinati così.

Fenomenologia del risveglio mattutino

Funziona così.

Quando sei già in ritardo per motivi tuoi (leggi: hai cazzeggiato), arrivano anche gli imprevisti: il sacchetto della spazzatura che si rompe, la macchina che va ai 20 all’ora dove non puoi superare, il vecchietto che ti blocca il passaggio attraverso il portoncino ma dargli una gomitata nelle costole sembra brutto, perché in fondo è anziano e non è colpa sua.

Si tratta sempre del misterioso fenomeno noto col nome scientifico di S.F.I.G.A. (Such Fucking Irritating Great Arsehole), ma quello su cui vorrei riflettere oggi è il cazzeggio che, facendoci uscire già in ritardo, evoca la sfiga suddetta.

Io al mattino mi muovo come se fossi immersa in un mare di melassa, e più cerco di sbrigarmi, peggio è.

Ho letto tempo fa di una ricerca che dimostrava che più tempo abbiamo a disposizione per svolgere un compito, più ne utilizziamo, ossia: tendiamo a usare tutto il tempo che abbiamo, non importa quanto sia, quindi se per esempio ci alziamo mezz’ora prima, impieghiamo mezz’ora più del solito a prepararci, e quindi usciamo comunque alla solita ora (in ritardo e imprecando come camalli di Istanbul).

Qualcuno, invece, una volta mi ha detto che è perché inconsciamente non vogliamo andare a lavorare, e quindi senza rendercene conto facciamo di tutto per ritardare il momento fatidico.

Io so solo che la mia preparazione mattutina somiglia a quella di Fantozzi, la strategia “prendere l’autobus al volo dal terrazzino” l’ho sfiorata più di una volta.

Un’altra volta parleremo dell’impossibilità di alzarsi al suono della sveglia (causa più probabile secondo gli scienziati: durante la notte si avvia un processo di mutazione dei nostri tessuti che culmina con la fusione tra il nostro corpo e il letto) tranne nel weekend, quando prima delle 8 abbiamo già gli occhioni spalancati e non c’è verso di riaddormentarsi.

Di attrazione, marketing e spaghetti al pomodoro

spaghetti

La prima legge del dating afferma che nel corteggiamento un corpo riceve una spinta uguale e contraria alla forza applicata da un altro corpo.

Ossia, se qualcuno vi piace voi non piacete a lui/lei, mentre quelli che non vi piacciono vi stanno sempre attorno.

Ma da cosa dipende? Secondo eminenti studiosi, la prima causa è la sfiga. Ma in realtà, penso che sia lo stesso principio che si applica nel marketing: se una cosa ci viene regalata (ad esempio, un campione gratuito) la infiliamo in tasca senza pensarci, la buttiamo in fondo a un cassetto, magari ci dà persino fastidio che ce l’abbiano messa in mano; se la stessa cosa esce ad un prezzo medio, valutiamo se ci piace e se ci serve e, se la compriamo, la teniamo con cura; se esce a un prezzo stratosferico, dobbiamo averla.

Quindi, va da sé: quando ci piace qualcuno, ci comportiamo come campioni gratuiti, mentre con chi non ci piace ci trasformiamo senza accorgercene in borsette di Prada.

A rigor di logica, le coppie che si formano sono costituite da due persone che si trovano interessanti, si valutano, e poi decidono che può valere la pena stare insieme. Praticamente, il matrimonio è l’incontro fra una scatola di spaghetti Barilla e una lattina di pomodori Cirio.