Pontomedusa va a mangiare il sushi

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Pontomedusa si trova con un gruppo di amici per sfondarsi di sushi all’All you can eat.

La serata si svolge secondo lo schema classico di questi eventi:

  • Tutti ordinano la qualunque come se non ci fosse un domani: bisogna far fruttare la formula del Tutto a volontà!
  • I ristoratori, astuti, centellinano i piatti per quasi due ore. Cresce la fame e la frustrazione.
  • Si è quasi a fine serata, e finalmente i piatti cominciano ad arrivare uno dopo l’altro.
  • Stipare chili di sushi nello stomaco in un tempo limitato si rivela un’impresa riservata al tizio di Man Vs Food. Vassoi di sushi giacciono abbandonati sul tavolo.
  • A questo punto, l’amara consapevolezza: lasciare degli avanzi comporta pagare un extra! Qualcuno ha proposto di risolverlo così:

  • …ma noi la sappiamo più lunga, e si dà il via al piano criminale:
    • Fingendo di uscire a fumare una sigaretta, recupero sacchetti di plastica presso il kebabbaro di fianco, ben felice di rendersi complice di un delitto ai danni della concorrenza gastonomica.
    • Creazione di barriera umana per coprire i movimenti sospetti di sushi dal vassoio ai sacchetti sotto il tavolo, fingendo di voler fare una foto di gruppo.
    • Allarme! Passa il cameriere a portare i caffè. Il palo avvisa i complici in tempo, e le operazioni sotto il tavolo si fermano temporaneamente. Tutto sembra rientrato ma…
    • …Il cameriere, servizievole, si offre di fare lui la foto! La Banda del Sushi prende in considerazione la possibilità di sopprimerlo, ma ci sono troppi testimoni. Si accetta quindi la foto sperando che si sbrighi. Quando il cameriere, dopo avere scattato 10 volte, dice “Aspettate, sono venute un po’ sfocate…” viene allontanato bruscamente. Ci rimane un po’ male, non saprà mai del pericolo che ha scampato.
    • L’Operazione Sushi viene completata alla bell’e meglio, i sacchetti spariscono nella borsa, e ci si avvia tutti serenamente alla cassa.

Pontomedusa è il Grinch

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Sarà anche perché sono atea-agnostica-panteista, ma a me non piace il Natale.

Non che lo odi, mi è assolutamente indifferente.

Dice: ma dai, ci sono tanti aspetti belli, le riunioni di famiglia, le mangiate, i regali.

Le riunioni di famiglia: cioè decine di parenti che non si vedono mai durante l’anno (e un motivo ci sarà) chiusi in pochi metri quadrati. Tale vicinanza coatta causa chiaramente attriti che presto si trasformano in esplosioni, con litigi che partono per qualunque scusa, dalla sottrazione di un fagiolo secco dalla cartella della tombola all’errato ordine gerarchico nella distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

Per quanto riguarda il cibo, a me mangiare piace anche, ma abbuffarmi per più giorni consecutivi di cibi dalla densità calorica pari a quella delle pillole degli astronauti, ottenendo come risultato finale nausea e dolori al fegato, a me non sembra un’attività da ricercare.
Poi, a volerla dire tutta, a me piace il sushi, e il sushi a Natale non si mangia.

Nemmeno i regali mi piacciono: o meglio, i regali mi piacerebbero pure, ma a Natale, a parte pochissimi casi, la gente non fa regali ma “pensierini”, cioè oggetti totalmente inutili, spesso anche di scarso gusto estetico in una scala da bomboniera di Capodimonte a Ru Paul, che servono solo a occupare posto in casa o, come diciamo noi in Piemonte, “acchiappare la polvere”.
E ovviamente vanno ricambiati, per cui devo passare interi pomeriggi in mezzo al freddo e al casino spendendo soldi per comprare chincaglieria da dare in cambio di altra chincagliera che pagherei per non ricevere.

Ma Pontomedusa dice no. E gli unici regali che mi fanno contenta sono i soldi. Tiè.

Di uomini di qualità, trentenni col cerino in mano e sushi

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Mia madre, avida lettrice di Leggo e quindi sempre aggiornata sugli ultimi trend, dice che adesso è di moda per gli uomini di 30 anni uscire con le donne di 40, e per gli uomini di 40 uscire con le ragazze di 20, quindi è ovvio che le trentenni come me rimangano con il cerino in mano.
In realtà, secondo questo ragionamento a me restano i ragazzi di 20 anni, ma di questi ho già scritto.

Io rimango della mia già esposta opinione, ossia che ormai i migliori sono stati presi, e per questo è quasi impossibile trovare un uomo di qualità.
Perché a trovare un uomo con la panzetta, che pensa che Emile Zola sia un allenatore di calcio e che al martedì ha l’aperitivo con gli amici, al mercoledì il calcetto coi colleghi, il giovedì il corso di nausea e il sabato sera la pizzata con i compagni delle superiori quindi può giusto dedicarti 10 minuti lunedì fra le 18:40 e le 18:50, sono capaci tutte.
Ma se vuoi un uomo decente…no d’accordo, lo ammetto, io non voglio un uomo decente. Voglio un uomo bello-intelligente-in gamba-sportivo-romantico ma non appiccicoso-di classe. E così, in giro, pare che non se ne trovino.

Quindi, in attesa che Benedict Cumberbatch decida di fare un salto a Torino, rinuncio all’amore e dedico la mia vita al sushi.